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Lo zibaldone della trasferta a Sesto Fiorentino. Bomboni, rabuschi e qualche polmonite

Un amico mi ha detto che l'Arezzo la partita di sabato l'ha persa quando ha imboccato l'autostrada in direzione Sesto Fiorentino. Nel senso che andare a giocare lì era già di per sé una resa. In effetti, ritrovarsi a mangiare la polvere dei campetti di periferia è una sconfitta per tutti, per chi l'ha cagionata e per chi l'ha subita.



tifosi amaranto oltre la categoriaUn amico mi ha detto che l'Arezzo la partita di sabato l'ha persa quando ha imboccato l'autostrada in direzione Sesto Fiorentino. Nel senso che andare a giocare lì era già di per sé una resa. In effetti, ritrovarsi a mangiare la polvere dei campetti di periferia è una sconfitta per tutti, per chi l'ha cagionata e per chi l'ha subita. L'unica differenza è che quelli che l'hanno subita, ci soffrono e ci si arrovellano l'anima. Chi l'ha cagionata e/o non ha mosso un dito per scongiurarla, invece, non risulta abbia sensi di colpa né rimorsi di coscienza. In dieci anni non abbiamo sentito un solo “grazie” pronunciato verso chicchessia, per i prossimi due lustri è probabile non sentiremo nemmeno un “mi dispiace”. E per gradire, ciucciamoci l'Orvietana dopo la Sestese. Che bello.

A come azionariato popolare. Se non altro, una cosa buona in questi due mesi è accaduta. Una fetta di Arezzo è di proprietà della gente, di chi i colori li ama senza doppi fini, di chi è fidelizzato anche senza tessera del tifoso. Se questa strada fosse stata percorsa prima, forse la precedente gestione non avrebbe chiuso la baracca dall'oggi al domani. O forse un comitato ante litteram sarebbe finito ammollo nella Chiana. Più facile la seconda.

B come bomboni. I fumogeni danno colore e, nonostante l'odore acre, hanno una loro funzionalità coreografica. Le torce, specie di notte, fanno scena. Gli striscioni sono un mezzo d'espressione dall'alto valore simbolico. I bomboni fanno bum e basta. Scoppiano, rintronano i presenti, qualche volta tranciano le dita. Lasciamoli a casa.

C come cartone. A Trieste hanno chiuso la gradinata dello stadio e ci hanno srotolato sopra uno striscione con tanti tifosi disegnati. Le sagome creano un colpo d'occhio molto originale, al punto che la partita sembra uscita direttamente dalla playstation. Gli spalti gremiti da gente di cartone è il sogno di qualcuno e l'incubo di molti altri, ma c'è un fatto da considerare: la Triestina la gradinata non l'ha aperta perché le spese per steward e servizio d'ordine erano maggiori dell'incasso derivante dalla vendita biglietti per quel settore. Ognuno sul tema può farsi l'idea che vuole. Di sicuro nella maratona di Arezzo una sfilza di avatar al posto delle persone in carne e ossa sarebbe meglio del panorama attuale, inquietantemente simile a un day after da bomba atomica. E in effetti, a pensarci bene, dopo due mesi come quelli appena trascorsi, siamo tutti dei sopravvissuti.

D come dubbio. Una congiura internazionale, ordita da Murdoch e Berlusconi, sta sabotando trasmissioni e palinsesti Rai. I risultati di Televideo, dalla Lega Pro in giù, sono esatti quanto le previsioni del mago Otelma. Il gol di Cassano in Estonia-Italia è stato oscurato da uno spot pubblicitario andato in onda proprio mentre Fantantonio la buttava dentro. E la diretta di Sestese-Arezzo, anticipata nientepopodimeno che alle ore 14, è saltata per un imprecisato e misterioso guaio al satellite orbitante nello spazio. Qualcuno inizia a sospettare che alla Rai, piuttosto che sabotati, siano semplicemente sprovveduti. Il mistero, c'è da giurarlo, continua.

il grande progetto dell'azionariato popolareE come ex. Abbruscato ha fatto gol, Baclet ha fatto gol, Bazzoffia ha fatto gol, Terra ha fatto gol, Erpen e Togni ne hanno fatti due. In giro per l'Italia si godono i nostri ricordi.

F come follia. La bottiglia scagliata verso la lizza del Saracino da un tizio seduto in tribuna A mi ha ricordato il guardalinee di Arezzo-Vicenza centrato al capo da un lanciatore improvvisato. Il risultato era di 3-0 per noi e se l'assistente non si fosse rimesso in piedi, avremmo rischiato di retrocedere a tavolino. Allo stesso modo, se domenica la bottiglietta avesse colpito Farsetti o il suo cavallo, chissà di cosa parleremmo oggi. Forse di un linciaggio direttamente sulla piazza.

G come guarda chi c'è! Clamoroso a San Giovanni Valdarno: l'altro ieri in tribuna, durante la partita della squadra locale contro il Fano, è stato avvistato un ex presidente dell'Arezzo. La notizia ha destato sorpresa negli ambienti amaranto, ma poi ha perso consistenza. Questo ex presidente, infatti, aveva garantito che del calcio non voleva più saperne e nel suo periodo a capo della società si è sempre contraddistinto per l'assoluta fedeltà alla parola data. Conoscendone l'inappuntabile coerenza, senza mai uno sbalzo d'umore, a San Giovanni avranno di sicuro avuto un abbaglio...

I come ironia della sorte. Molti nemmeno lo ricorderanno, ma il Francesconi che ha segnato sabato il rigore del 2-0, ha giocato in amaranto nel Cnd 94-95. Cambiano facce e categorie, ma l'Arezzo il gol dell'ex lo prende sempre. Le brutte abitudini, al solito, sono dure a morire.

L come limoncelli (alla goccia). Il post cena propiziatoria, per tradizione, prevede più giri di ammazza caffè, offerti a turno dagli amici. Quando il gruppo è numeroso, come nel caso di sabato, occorre buona tempra per reggere l'abuso del vizio. Se poi qualcuno rinuncia alla sua razione di liquido giallo, gli altri hanno l'obbligo di svuotare il bicchierino da un euro e 50. Può così capitare che il proseguimento della serata e il risveglio dell'indomani siano caratterizzati da cefalea e senso di sbandamento. Solo che “se la bocca non sa di vino, non si vince il Saracino” e alle tradizioni popolari non bisogna mai andare contro.

M come Mangoni. Il direttore sportivo, ingaggiato da pochi giorni, ha detto che “la rosa è stata costruita senza una logica, perché in alcuni ruoli ci sono troppi giocatori e in altri ce ne sono troppo pochi”. Considerando che l'Arezzo in attacco ha varie alternative, mentre in difesa ha gli uomini contati, non si può non rispolverare una battuta calcistico-cinematografica che l'avvocato Agnelli tirò fuori a proposito della Juve di Maifredi, votata al gioco iper offensivo e che calza anche al nostro caso. “La squadra – disse Agnelli – mi ricorda Debora Caprioglio: troppo abbondante davanti e sempre scoperta di dietro”. Noblesse oblige.

N come Neri. Menchino è stato il mio idolo, il mio allenatore e il protagonista di uno spot sempiterno per il calcio. Solo che lui lo spot non l'ha girato in uno studio, ma direttamente nello stadio, durante una partita vera. Ed è stato bellissimo notare che il giorno in cui l'hanno presentato alla stampa e al pubblico, quelli che lo ascoltavano erano più emozionati di lui. Grazie di esistere!

lo spettacolo degli Sbandieratori in piazza GrandeO come obiettivo impossibile. Il presidente Massetti è stato chiarissimo. Nuovi giocatori verranno acquistati solo se la campagna abbonamenti arriverà a quota mille. Mister Carrara si è già rassegnato a pescare dalla Juniores di Marini.

P come polmoniti. Forse a causa dei limoncelli di cui sopra, sabato a Sant'Andrea mi è parso di notare un incremento di ragazze, come dire?, prosperose. Un amico lì presente, iscritto al sito e grande tifoso amaranto, reduce dalla trasferta a Sesto e del quale non posso svelare il nome, mi ha spiegato che c'era in giro un'epidemia di polmonite. Lì per lì, è il caso di dirlo, l'ho bevuta. A ripensarci oggi, mi viene da credere che avesse scolato più limoncelli di me!

Q come quanto tempo... Domenica in piazza ho ripensato a tutte le giostre che ho visto da ragazzino dai posti in piedi, sotto il sole, con il terreno in pendenza che alla fine ti faceva male la schiena; mi sono intenerito quando ho visto il “nonno” entrare sulla lizza, con la sua andatura incerta; ho avuto i brividi nell'assistere all'esibizione degli Sbandieratori. E poi, ma ormai mi succede sempre, mi sono emozionato quando i Musici hanno suonato l'inno del Saracino. La piazza piena e quelle note, non c'è niente da fare, mi fanno venire i lucciconi. Sto invecchiando veramente.

R come rabuschi. Atmosfera insolita allo stadio di Sesto Fiorentino. Mentre i sostenitori amaranto lanciavano potenti cori da tifo vero, a incitare i padroni di casa provvedevano alcune decine di ragazzotti delle giovanili, armati di bottigliette di plastica da sbattere sui corrimano e di acutissime voci bianche. L'insolito accompagnamento canoro ha suscitato sorrisi benevoli fino a metà secondo tempo, quando anche il più paziente degli spettatori si è lasciato andare a un crudo “ora avete rotto i 'oglioni”, strappando consensi unanimi. Forse ci vorrebbe anche la tessera del rabuschio.

S come sega. La lancia spezzata di netto da Carlo Farsetti ha fatto esultare Porta Crucifera e rosicare tutti gli altri, anche perché il legno non si è stegliato, come solitamente accade, ma si è reciso quasi chirurgicamente. Così si è sparsa la voce che la lancia fosse stata segata, che a Colcitrone ci sia un novello mastro Geppetto e robe varie. Su Facebook gira addirittura l'immagine di una sega colorata di rossoverde. La sega di chi ha vinto, la sega di chi ha perso, l'ultima Giostra è diventata un florilegio di doppi sensi. Ciascuno scelga quello che più gli aggrada.

T come traffico. Da Arezzo a Sesto, incidenti e code in autostrada, rallentamenti, file al casello. Come se qualcuno molto in alto volesse evitare all'Arezzo di precipitare nell'inferno del pallone. Alla fine anche lassù si sono arresi ed è stata varcata la triste soglia. Ma forse era solo il rientro dalle vacanze.

Con U e V non mi viene niente, mi sono arruginito!

Z come zibaldone. La prossima trasferta è a Montevarchi, dove non torno da diversi anni. L'ultima volta in campionato, era il '99, finì 0-0 e la curva di casa tirò su uno striscione con la scritta “Serse Cosmi antiestetico”. Se sarà tempo buono, i tifosi amaranto in Valdarno ci andranno in motorino. La serie D sarà uno strazio, ma consente di recuperare un po' di sana goliardia. Meglio di niente.

scritto da: Andrea Avato, 07/09/2010