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Buon compleanno Kinder!

Oggi compie gli anni Marco Bracciali, storico tifoso amaranto che da una vita segue l'Arezzo ovunque, in casa e fuori. Siccome ha avuto qualche problemino di salute, gli facciamo questo regalo, ripubblicando una sua intervista rilasciata ad Am nel settembre del 2007, in occasione della sua 250esima trasferta al seguito della squadra



il Kinder nel settore ospiti dietro uno striscione amaranto Oggi compie gli anni Marco Bracciali, da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Kinder. In realtà è quasi un nome di battaglia, perché per lui la partita dell'Arezzo è una lotta da combattere contro gli avversari in campo, contro i tifosi nell'altra curva, contro il tempo che passa, contro tutti. Siccome Marco ha avuto qualche problemino di salute e allo stadio non può venirci da un po', gli facciamo questo regalo, ripubblicando l'intervista firmata da Simone Trippi del settembre 2007 e che uscì su Amaranto Magazine, all'interno della rubrica "Curva Minghelli". Ci sono ancora molti spunti attuali... Auguri Kinder!

Chiunque abbia frequentato la curva sud di Arezzo lo conosce. Stiamo parlando di Marco, meglio noto come il Kinder, tifoso storico che da quasi trent’anni segue gli amaranto in casa e in trasferta. Ci è sembrato giusto inaugurare questa nuova stagione di Curva Minghelli facendo quattro chiacchiere proprio con lui per conoscerlo meglio.
Qual è la prima volta che il Kinder è entrato al Comunale per una partita dell’Arezzo?
“Non mi ricordo di preciso l’anno, era un Arezzo-Brindisi e andai in tribuna con mio padre. Mi ricordo però perfettamente la prima trasferta che ho fatto: Giulianova nel 1981, avevo solo 15 anni”.
Due anni fa, durante la trasferta di Piacenza, la Sud ti omaggiò di uno striscione in occasione di un traguardo particolare.
“Esatto. Quella trasferta calcisticamente amara per l’Arezzo, che per un gol non raggiunse lo storico traguardo degli spareggi per la promozione in serie A, era la mia 250esima al seguito degli amaranto. Lo striscione recitava Kinder: 250 volte grazie e fu davvero una bella emozione. Ma il conteggio non si ferma certo lì. Con la partita di Castellammare di Stabia sono a 265”.
La trasferta memorabile?
“E’ difficile. Tutte quelle a Perugia sono indelebili nella mia memoria, però a me piace ricordare quelle fatte in pochi. Le trasferte di massa sono belle ma non hanno fascino. Quelle in pochi ti regalano emozioni particolari. Partire in due macchine di sabato sera per andare a Foggia a vedere un Barletta-Arezzo di inizio campionato è una cosa che ti rimane dentro per sempre”.
la maglietta celebrativa per le 250 trasferteCalcisticamente quali sono i ricordi più belli e quelli più brutti?
“Fra i ricordi belli dico sicuramente tutte le promozioni degli amaranto. Se devo citare un episodio particolare non ho dubbi: il gol di Pasquale Traini che ci dette il pareggio a Perugia nel 1983, al novantesimo, mi mette ancora oggi i brividi solo a parlarne. Il momento peggiore invece è senza dubbio la radiazione dell’Us Arezzo. Non c’è sconfitta che si possa paragonare a quel fatto, anche se la delusione dell’ultima giornata dello scorso campionato a Treviso non l’ho ancora digerita. Se ripenso al risultato di Juventus-Spezia mi viene il voltastomaco”.
In tutti questi anni il calcio è cambiato. Cosa ne pensi?
“Certo che è cambiato. Purtroppo però è cambiato in peggio. Certi valori si trovano sempre più raramente è tutto è mosso solamente da interessi economici”.
Hai una ricetta per migliorare la situazione?
“Non è facile. Bisognerebbe cercare di fare un passo indietro da questa ricerca ossessiva di business. I padroni del calcio sono le televisioni e questo non va bene. Va restituita importanza ai tifosi che sono la vera anima del calcio. Mi riferisco anche ai giornalisti. Tutti sono pronti a sparare a zero sui tifosi senza mai considerare il lato buono della medaglia. I giornalisti sono alla ricerca dello scandalo e dello scoop e così facendo si perde di vista l’essenza sportiva del calcio. A questo proposito ricordo con nostalgia il Novantesimo Minuto del povero Paolo Valenti, dove il calcio inteso come sport e il colore degli stadi erano le uniche cose che venivano fatte vedere. Oggi purtroppo il colore e il tifo sembrano diventati l’unico male del calcio”.
Certo è che anche il movimento Ultras ha subìto dei cambiamenti in tutti questi anni.
“Certamente. E anche qui, soprattutto nelle grandi realtà, il cambiamento non è stato in meglio. Anche in certe curve ormai l’obbiettivo principale è la ricerca del business. Questo porta a vere e proprie speculazioni sulla pelle dei veri ultras. Fortunatamente ad Arezzo non è così”.
Ma quali sono i veri valori di un Ultras?
“Quello principale è l’amicizia fra coloro che vivono la partita come te. Amicizia che non dura solo 90 minuti a settimana ma resta anche fuori dallo stadio. E’ chiaro che senza passione e amore per la propria squadra e per la propria città è difficile fare i sacrifici che quelli come me fanno settimanalmente. E’ difficile però parlare di Ultras con chi di noi conosce poco o niente. A mio avviso infatti uno dei problemi più grandi è il fatto che nessuno si è mai chiesto chi sia un Ultras. Pochi se non nessuno hanno cercato un dialogo con le curve. Si è sempre criminalizzato e mai cercato di capire”.
E’ innegabile però che non siano sempre rose e fiori. L’uccisione dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti è per esempio lì a testimoniarlo.
“Tutto vero. La violenza fa parte delle curve così come fa parte della società. A mio avviso è un fatto ineluttabile. Se entriamo nello specifico dell’episodio che hai citato, posso solo dire che Catania è una realtà troppo diversa dalla nostra e quindi è difficile dare un giudizio. Un fatto del genere in realtà metropolitane era purtroppo nell’aria da tempo”.
in mezzo al campo con una bandiera sottratta ai peruginiHai un figlio di sette anni. Lo porterai allo stadio con te?
“Gabriele è già stato con me. Se avrà passione continuerà e frequenterà la curva, il settore più sicuro dello stadio”.
Tornando al calcio giocato, la stagione è cominciata sotto il segno della contestazione. Cosa puoi dire ai tifosi?
“Di non mollare. Nel bene o nel male chi rimarrà sono i tifosi. Cambieranno presidenti, allenatori e giocatori, ma noi ci saremo sempre. Spero solo che un futuro più o meno prossimo ci regali un presidente veramente attaccato ai colori amaranto e che voglia bene alla città. Purtroppo di Terziani non ne nascono tutti i giorni”.
Hai citato Terziani. Fra allenatori e giocatori chi ricordi con più affetto?
“Angelillo e Cosmi fra gli allenatori. Menchino Neri, Gritti e Minghelli fra i giocatori. Ma porto nel cuore anche gente come Pilleddu, che ha sempre messo l’amore per la maglia e per il calcio davanti ai soldi. I giocatori come Martinetti dovrebbero imparare molto da gente così”.
In conclusione, chi vuoi ricordare?
“Voglio ricordare soprattutto tutti quelli che non ci sono più. Ragazzi che hanno dato molto alla curva e che ci hanno lasciato prematuramente. Penso a Valerio e al Polvere, a Massi e Andrea, al Pao. Il loro ricordo ci accompagna in tutte le trasferte ed è uno stimolo per andare avanti. Per finire non posso non ringraziare i ragazzi degli Ultras. Il loro impegno settimanale e la loro passione è difficile da far comprendere a chi non prova a capire il nostro mondo. Ma posso dire che ad Arezzo ci sono ragazzi eccezionali che fanno tutto solo per passione. Il loro entusiasmo è la miglior medicina per i vecchietti come me…”.
Dimenticavo una cosa. Ma perché ti chiamano Kinder?
“E’ un soprannome che mi porto dietro da quando ero bambino. Giocavamo a pallone al campino di via Arno e chi vinceva la partita, si prendeva gli ovetti Kinder messi in palio. Io ne ero golosissimo e tutti hanno continuato a chiamarmi così”.

Rileggi il pdf di Amaranto magazine del settembre 2007

scritto da: Simone Trippi, 04/01/2012





COMMENTI degli utenti

Commento 1 - Inviato da: G8, il 04/01/2012 alle 10:58

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Auguri Marco!!! Buon Compleanno!!!

Che ricordi a scuola Cool

 

Commento 2 - Inviato da: Avanti_Arezzo, il 04/01/2012 alle 12:15

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Tu sei una colonna portante della storia amaranto.Come SuperMenco,e gli eroi del calcio d'altri tempi,quando giocavano più col cuore che col portafoglio.Anche oggi però,c'è gente che ha valori,e le società devono andare alla ricerca di quelli.I fatti successi proprio giorni fà,fanno venire voglia di lottare,e di stare ancora più vicino a questa squadra.Tutto può cambiare in meglio,basta volerlo!BUON COMPLEANNO con promozione!

Commento 3 - Inviato da: BOTOLOFIERO, il 04/01/2012 alle 12:39

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A U G U R I   A M A R A N T O  !!!!!!!!

Commento 4 - Inviato da: Paul, il 04/01/2012 alle 12:48

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Auguri Kinder, buon compleanno!

Commento 5 - Inviato da: Amarantegnene, il 04/01/2012 alle 13:59

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kinder..... Arezzo la tua vita.........Tutti noi la tua famiglia!!

auguri vecchio guerriero!!!! rimettiti presto

Commento 6 - Inviato da: Arretium Amaranthus, il 04/01/2012 alle 14:08

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Auguri AMARANTISSIMO!!!!!

Commento 7 - Inviato da: Amaranta, il 04/01/2012 alle 17:41

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Auguri Kinder!! Ho la "fortuna" di conoscere fin dall'infanzia il tifoso storico dell'Arezzo, visto che abitavamo a 20 metri di distanza..... Buon compleanno!!!

Commento 8 - Inviato da: FdZ, il 04/01/2012 alle 21:50

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Una della due auto della trasferta di Foggia era il mio alfettone color amaranto si parti' il sabato sera e si dormi' a Trani sulla spiaggia, nella mia canadese......eh s'era giovani ma te eri parecchio piu' giovane di me....ricordo poco di quella trasferta ma una cosa non posso dimenticare Marchino ....come ti puzzavano i piediLaughing!!!!

Commento 9 - Inviato da: dado1973, il 05/01/2012 alle 09:17

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Augurissimi MITO! 100 di questi giorni! magari aggiungendone uno con la promozione dell Arezzo in serie........ A!

 

Commento 10 - Inviato da: Andrea Avato, il 05/01/2012 alle 10:10

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Una della due auto della trasferta di Foggia era il mio alfettone color amaranto si parti' il sabato sera e si dormi' a Trani sulla spiaggia, nella mia canadese......eh s'era giovani ma te eri parecchio piu' giovane di me....ricordo poco di quella trasferta ma una cosa non posso dimenticare Marchino ....come ti puzzavano i piedi

Laughing