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Dal malessere di Capuano al silenzio della proprietà: l'Arezzo va, ma il progetto non si vede

Tremolada a Carrara ha confermato di essere il valore aggiunto di una squadra che è migliorata moltissimo da due mesi in qua e che ha una buona classifica. Eppure non si può essere contenti: le prospettive future, al momento, restano nebulose e con soli due giocatori di proprietà (Capece e Sabatino) è dura parlare di programmazione. In più l'allenatore sta facendo buon viso a cattivo gioco. E non c'entra l'arrivo di Gemmi a capo dell'area tecnica: è la chiarezza di fondo che manca



la formazione dell'Arezzo schierata a CarraraOttantacinque minuti anonimi o quasi, qualche ricaduta nella estetica improduttiva di inizio stagione e poi il lampo; un gol capolavoro che cambia verso alla partita. Che gli dici ad uno così? Tremolada oggi è il valore aggiunto di una squadra che è cresciuta in consapevolezza e carattere, che sta in campo con buona autorevolezza e ha migliorato sia il giro palla che la qualità dello stesso. Ci sarebbe da sorridere e godersi questo finale di campionato se non fosse che come al solito splende sinistramente, accanto al magico sinistro del fantasista milanese, il perdurante silenzio della proprietà. Qualcuno potrebbe dire che siamo incontentabili: i risultati stanno arrivando, la classifica è soddisfacente e ci sono prospettive per migliorarla ancora fin da sabato (lascerei da parte tentazioni pindariche per il momento), ci stiamo divertendo con giocate d’alto livello e giocatori che con il loro atteggiamento onorano la maglia che portano, abbiamo un allenatore che, oltre ad essere un professionista di elevato livello, soffre e vibra insieme a noi.

 

Potremmo goderci il momento, ma non si può. Non si può né si deve perché non possiamo dimenticare che non esiste, allo stato, una prospettiva futura per la squadra ed il gruppo. Parole ne sono corse tante, dalla lettera aperta di Ferretti alle dichiarazioni di Riccioli su La Nazione di lunedi, ma fino ad oggi mi pare che si possa adattare alla perfezione una frase che rubo ad Emil Cioran: “Tutto ha l’aria di esistere, ma non c’è niente che esista”.

Certamente teorizzare progetti e far intravedere strategie è intellettualmente gratificante, ma noi che siamo gente di tradizione contadina siamo affezionati alla brutalità dei fatti e alla misurazione della realtà sulla base di questi. Ad oggi la realtà ci dice che abbiamo due giocatori tesserati per il prossimo campionato (Capece e Sabatino), un po’ pochi per fare da base ad ambizioni vere. Tutti gli altri stanno nel limbo: Carlini, Tremolada, Greco, Panariello... Ognuno di loro sa che dal primo luglio dovrà trovarsi un’altra squadra e i rispettivi procuratori non se ne staranno certo con le mani in mano.

 

Capuano in panchina dà indicazioni a VaranoStesso discorso per gli innumerevoli prestiti che compongono la rosa, in testa a tutti Madrigali, per i quali sarebbe necessario avviare da subito trattative per averli ancora in maglia amaranto nella prossima stagione. Altro dato di fatto è il costante malumore di Capuano. Attribuire la cosa al solo arrivo di Gemmi mi pare eccessivo. E’ di tutta evidenza che il mister ci sia rimasto male per aver dovuto abbandonare il ruolo di “Ferguson di provincia” (che ha svolto molto bene e con risultati eccellenti) ma è persona tropo navigata ed esperta del mondo del calcio per non fare alla fine buon viso a cattivo gioco e tornare a svolgere al meglio la sua principale attività di responsabile tecnico della prima squadra. Dunque probabilmente c’è dell’altro e questo altro, considerando che il nostro allenatore non si lascerà sfuggire nulla di più di quel che ha già detto ma che i suoi occhi sono molto più loquaci del pur colorito contributo verbale, non può che preoccuparci.

 

Le voci su un passaggio di mano del pacchetto di maggioranza dell’Arezzo calcio si rincorrono a folate ricorrenti, ma anche qui parecchi sussurri e poche grida. Serve, oggi più di sempre, una presa di posizione chiara e pubblica da parte del presidente Ferretti. In tanti e tante volte glielo abbiamo chiesto: ci dica quali sono le sue intenzioni. Il momento è questo, perché la stagione successiva, se si ha in mente una prospettiva di crescita, si prepara tra febbraio e marzo. In assenza di segnali ci sentiremo autorizzati a pensare che si va avanti come in questi tre anni, vivendo alla giornata e disfacendo la tela ad ogni estate, un andazzo che ci deprime e ci irrita, con il rischio di perdere per strada l’unica garanzia che abbiamo (alla prova dei fatti), rappresentata da colui che siede in panchina e che pare condividere più di sempre gli umori della piazza, compresa la rabbia e la delusione. I tifosi, la squadra, l’allenatore (vorrei dire la città, ma anche questa è lontana, con le sue latitanti istituzioni, dalle vicende amaranto) non meritano questi silenzi e l’incubo dell’ennesimo salto nel buio. Che qualcuno accenda, finalmente, la luce.

 

scritto da: Paolo Galletti, 25/02/2016





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