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Bla bla bla, Capuano delegittimato, squadra sgonfia. Ma il malessere dell'Arezzo viene da lontano

Giocatori che esultano in polemica con i tifosi, prestazioni senza mordente, un allenatore svuotato della sua linfa vitale e sbattuto fuori dal progetto dopo mesi in cui aveva tenuto in piedi da solo la baracca, un ambiente polverizzato. Ecco la situazione dopo settimane di guerre interne che hanno infilato la società dentro un vicolo cieco da cui è difficile uscire



Ruben Bentancourt, 4 gol in campionatoCome la goccia che scava la pietra. Giorno dopo giorno dopo giorno, fino ad aprire un buco grosso così. Chi pensa che il periodo nero dell'Arezzo nasca e muoia sul campo, su questioni tecniche e tattiche, su doveva giocare quello o quell'altro, è fuori strada. Ma di brutto. Le atroci sofferenze di oggi vengono da più lontano.

 

Nessuno è esente da responsabilità se la salvezza, l'obiettivo di inizio campionato, è ancora soltanto virtuale. Se non arriva una vittoria da sei giornate. Se dopo aver perso contro il Siena, è stata rilanciata anche la Lupa Roma, non proprio una corazzata... La squadra segna poco, senza Tremolada segnerebbe ancora meno, è piatta, è vuota, non ha più carica nervosa. Fa il compitino, tic e toc, giochicchia, trotterella. In due giornate ha preso quattro ammonizioni: una per simulazione, una al novantesimo, una per proteste, una per un fallo che non c'era. Robetta. Un lassismo che è sinonimo di arrendevolezza. La Lupa ieri ha avuto palle gol a ripetizione, ha rimontato due volte. Bravi loro, pessimi i nostri.

 

C'è chi sospetta che la squadra abbia giocato contro l'allenatore. Di sicuro non ha giocato per Capuano. Verosimile che qualcuno, dentro lo spogliatoio, non lo sopporti o non lo sopporti più. Da settimane fioccano parole in libertà, esternazioni su moduli e filosofie tattiche, esultanze polemiche. Questo è un gruppo che finché ha lavorato a testa bassa, è stato compreso e assolto dall'opinione pubblica, anche quando non faceva risultato. Poi ha cambiato verso. Adesso le uniche reazioni sono contro non si sa bene chi, reo di aver detto, scritto o urlato dagli spalti che bisogna fare più gol e metterci più birra. Dev'essere la sindrome Montini, uno che l'anno scorso a Lumezzane segnò e si mise il dito alla bocca: ''sshhh, tutti zitti''. Faceva il centravanti, era il secondo gol a stagione quasi finita. Non il ventesimo, il secondo! Bentancourt e Greco dovrebbero sapere che il modo per replicare al complotto mondiale contro l'Arezzo non è muovendo le mani. Si fa solo peggio.

 

Eziolino Capuano, sesto allenatore dell'era FerrettiCapuano ha confessato la sua preoccupazione. Ne ha motivo. La squadra non gli risponde più. Lui sollecita, nessuno fa una piega. Voleva ''gli occhi della tigre'' contro il Siena, gli hanno dato il minimo sindacale d'impegno. Come fosse un Arezzo-Santarcangelo qualsiasi. Aveva chiesto una reazione d'orgoglio ad Aprilia, gli hanno dato 94 minuti a ritmi da amichevole del giovedì. Eziolino non è più il ''totem'', come amava definirsi. Non è più il generale che conduce la truppa alla gloria. Il suo esercito è frantumato, non lo riconosce come leader. Anche due soldati di assoluta fedeltà, come Panariello e Gambadori, in questo contesto diventano reclute con pistole ad acqua. Soprattutto, Capuano non è più quello che abbiamo imparato a conoscere: il derby lo ha caricato a salve e non a pallettoni. Parlava di partita della vita e non ci credeva nemmeno lui. Il tono, lo sguardo, erano spenti. E poi toglie Tremolada contro il Siena, mette Madrigali a fare il terzino con la Lupa, abiura la difesa a tre che ieri sarebbe servita eccome: mosse che non avrebbe fatto mai in un contesto normale. Hanno provato in ogni modo a svuotare Capuano della linfa vitale. E ci sono riusciti. Questo, umanamente, è l'aspetto peggiore di tutta la storia. Non se lo meritava.

 

Ma non è solo questione di campo. Anzi. Quella è la conseguenza. Dopo anni di topiche clamorose, l'Arezzo aveva trovato un suo equilibrio interno grazie a Capuano. Era un modo di fare calcio sui generis, ma funzionava. Ingombrante, debordante, accentratore, eccessivo nella comunicazione di se stesso ma anche stakanovista, trascinatore, competente in un organigramma che ha sempre peccato di sapere calcistico: Eziolino per mesi ha fatto tutto e l'ha fatto bene, ridando credibilità a una società amata zero, ricompattando l'ambiente, costruendo uno staff di lavoro, portando risultati. Anche un anno fa c'era uno spogliatoio di gente in scadenza di contratto, che magari mal tollerava il narcisismo dell'allenatore, ma nessuno fiatava. Perché Capuano aveva le spalle coperte. Dalla conferenza stampa dei vermi in poi, è stato uno stillicidio, un lento declinare verso la fine.

 

Ferretti e De Martino, binomio indissolubileCome al solito, arroganza e presunzione hanno prevalso su tutto il resto. La questione De Martino ha aperto la crepa che poi, piccona piccona, ha fatto venire giù il muro. In tanti, incluso Ferretti, non hanno compreso che quella questione così ambigua era una bomba innescata. Oggi ormai è tardi per porre rimedio ed è una colpa pesante come un macigno. I ritiri pre partita, le esultanze con i tifosi, i riferimenti al budget, le polemiche sui campi d'allenamento: ogni cosa detta e fatta da Capuano, si è trasformata in motivo di scontro. Fino alla rottura totale, segnata dall'arrivo di Gemmi. Ce l'hanno venduta come una ristrutturazione dell'organigramma, era semplicemente il segnale di uno strappo non più ricucibile. Capuano, come Bonafede, Mezzanotti, Diomede, Pagni, Lami, la Gimet prima di lui, è semplicemente caduto di grazia. Nell'Arezzo funziona in questa maniera da sempre.

 

A Roma si sono dileguati, ignorando che senza l'architrave, il piccolo ma efficiente castello sarebbe venuto giù. Infatti eccoci a oggi: un allenatore delegittimato che dentro lo spogliatoio è un morto che cammina, una squadra che non gioca più a calcio ma a scaricabarile, un vicepresidente che ancora non ha avuto la dignità di rassegnare le dimissioni, un presidente che si lamenta della situazione da lui stesso creata, una piazza nuovamente polverizzata e senza fiducia nel domani. Sono passati tre anni e mezzo dall'arrivo di Ferretti e, dal punto di vista tecnico, non è stato costruito nulla. Solo polemiche, alzate d'ingegno, decisioni umorali. Capuano è sotto contratto fino al 2017 e anche questo, adesso, è un problema, un vicolo cieco da cui è complicato uscire. E in cui l'Arezzo si è infilato da solo.

 

scritto da: Andrea Avato, 10/04/2016





Lupa Roma-Arezzo 3-2, intervista a Capuano

Lupa Roma-Arezzo 3-2
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