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SERIE C GIRONE B - 13a giornata

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L'ultimo sgarbo a Capuano: ritirata la macchina aziendale. E nemmeno un grazie per congedo

L'allenatore amaranto, ormai ex, è dovuto tornare in treno a Pescopagano dopo l'incontro di stamani con il presidente Ferretti, che ha preteso la restituzione immediata della vettura. Con lui anche il vice Esposito e il preparatore Truda. Gelido il comunicato stampa di addio, nonostante due stagioni in cui il tecnico è stato un punto di riferimento, salvando la dirigenza dal burrone nell'estate del ripescaggio



Eziolino Capuano esonerato dopo 31 giornate di campionatoL'ultimo sgarbo di un addio al veleno è la macchina aziendale che Ferretti ha rivoluto indietro stamani. Lasciando Capuano, il vice Esposito e il preparatore atletico Truda a piedi, con le valigie di due giorni, nel bel mezzo di una mattinata romana. L'allenatore dell'Arezzo, ormai ex, costretto a prendersi un taxi insieme ai suoi collaboratori e poi a viaggiare in treno verso casa sua, a Pescopagano. 

Di lì a poco è uscito il comunicato stampa che ha ufficializzato l'esonero di tutto lo staff. Un generico augurio per il buon proseguimento della carriera, gelido come il marmo, e nemmeno un ringraziamento per quasi due anni in cui Capuano, nel bene e nel male, è stato il punto di riferimento dei tifosi, della squadra e della società, sobbarcandosi una mole immensa di lavoro, un po' per necessità e un po' per inclinazione personale.

 

Finisce così una storia cominciata all'improvviso nell'estate del 2014, quella del no al ripescaggio, degli striscioni al veleno contro Ferretti e di Capuano che ci mette la faccia, salvando la dirigenza dal burrone e ricompattando un ambiente disgregato da mesi di gestione tecnica fallimentare. Tutto troppo lontano nel tempo per essere tenuto a memoria oggi: il calcio corre veloce ma alla fine è una ruota che gira. E difatti sempre lì siamo tornati: alla tifoseria sul piede di guerra, alla popolarità di Ferretti sotto zero e a un Arezzo che deve inventarsi un domani.

C'è semmai da notare che gli ultimi due mesi così aridi di risultati, hanno rinfocolato il partito dei pro Capuano e degli anti Capuano, dei pro Ferretti e degli anti Ferretti, come se ci fosse uno schieramento precostituito cui iscriversi, un pregiudizio di fondo in favore dell'uno o dell'altro. Invece basterebbe analizzare gli eventi per rendersi conto di cosa è acaduto e perché.

 

Fino alla fine di gennaio, l'Arezzo è stato una squadra. Anche quando perdeva. Poi, dopo la rottura fragorosa tra proprietà e allenatore, è cambiato tutto. Capuano, che ha un rapporto militaresco con i suoi giocatori, una volta perduto l'appoggio della società, ha smarrito carisma e il controllo dello spogliatoio. Una debolezza che ha pagato a carissimo prezzo. 

Poi c'è tutto il resto: la squadra sempre più spenta, le polemiche, le prestazioni opache, le sconfitte, le contestazioni. Ma l'origine sta lì, senza alibi per nessuno ma con una verità storica inconfutabile. Ferretti poteva arrivare a fine stagione e congedare Capuano, sotto contratto fino al 2017: sarebbe stato più logico e con zero effetti collaterali. Invece no, lo ha messo alla porta prima, senza neanche concedergli l'onore delle armi. E il motivo di questo dietrofront verso l'uomo che aveva definito ''il nostro Ferguson'', Ferretti lo deve ancora spiegare.

 

scritto da: Andrea Avato, 17/04/2016





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