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Un pareggio annunciato e l'Arezzo vede il traguardo. Ma è una stagione mandata in malora

Punticino doveva essere e punticino è stato, anche se Bucaro ha placato l'ansia e il nervosismo soltanto quando Defendi l'ha schiaffata dentro. Contro la Spal si è vista la solita squadra dell'ultimo periodo, appena più determinata. Per il nuovo allenatore è oggettivamente difficile toccare le corde giuste del gruppo, anche perché le corde giuste non ce ne sono o non ce ne sono più. Adesso mancano due giornate alla fine e i rimpianti per un'annata gestita male sono molto forti



pari amaranto nel giorno della festa della SpalPunticino doveva essere e punticino è stato. L'Arezzo se l'è preso in rimonta, come da copione, dopo che la Spal aveva affondato i colpi solo nella prima mezz'ora. Poi, evaporato l'episodio del gol annullato a Zigoni, dentro lo stadio si aspettava soltanto il pari amaranto per dare il via alla festa. 

L'evoluzione del pomeriggio, considerando la classifica e le partite sugli altri campi, era scontato, anche se un po' d'ansia quando ti trovi a inseguire c'è sempre. Difatti Bucaro, che non è nato ieri e certe situazioni le avrà vissute a manciate in carriera, non ha placato il nervosismo fino al momento in cui Defendi l'ha schiaffata dentro. Di lì in avanti è stata melina, mentre fotografi e telecamere invadevano il terreno di gioco per immortalare gli istanti del fischio finale e della gioia biancazzurra.

 

Il pareggio di Ferrara non sposta di una virgola l'analisi tecnica e tattica sulla squadra. E anche la prestazione non ha offerto chissà quali novità. Bucaro aveva chiesto un approccio vigoroso al match e invece l'Arezzo ha beccato gol dopo due minuti su una palla comodissima da leggere. Milesi è scivolato, ma la difesa si è fatta affettare con troppa facilità. 

Né sono giunti segnali di riscossa dal reparto avanzato, dove il solo Defendi si è tolto la soddisfazione di un gol che, perlomeno, ne ripaga le sofferenze personali e i tanti episodi sfortunati di questa sua stagione. Non pervenuti Mendicino e Bentancourt, intrappolati dentro la gara e aridi di iniziativa. Se non altro la salvezza è lì, non ancora matematica ma quasi.

 

E' stato il solito Arezzo dell'ultimo periodo, appena più determinato. E, a mente fredda, non poteva che essere così. Più che una scossa psicologica legata all'arrivo di Bucaro, alla squadra probabilmente serviva tranciare il legame ormai sfilacciato con Capuano. Sull'argomento ci sarà modo di approfondire ulteriormente, per cercare di capire come e quando lo spogliatoio sia passato fuori controllo, con tutte le conseguenze del caso, non ultima la rinuncia a un epilogo in crescendo.

Il brodino di Ferrara ha arginato l'emorragia di risultati, interrompendo la striscia nera di tre sconfitte consecutive, ma non ha stoppato la serie negativa che va avanti ormai da otto turni. L'ultima vittoria è datata 27 febbraio, trasferta di Prato: quel 2-0 venne salutato come una candidatura ufficiale alla rincorsa play-off e invece fu un canto del cigno. Il virus si era già insinuato dentro l'Arezzo e nessuno lo sapeva. O forse qualcuno sì.

 

Adesso mancano due giornate al termine di una stagione che poteva e doveva concludersi in altra maniera. La partita con la Maceratese, l'ultima al Comunale, non si preannuncia per niente semplice, al pari della trasferta di Rimini. La gente però meriterebbe un'uscita di scena perlomeno virile, un saluto come Dio comanda.

Non è facile per Bucaro, in questo momento, toccare le corde giuste del gruppo, perché di corde giuste non ce ne sono o non ce ne sono più. La cosa più logica, ormai, è accompagnare la squadra verso la fine e poi tirare giù il sipario di un'annata che l'Arezzo, checché ne dicano i complottisti, ha mandato in malora con le proprie mani.

 

scritto da: Andrea Avato, 24/04/2016





Spal-Arezzo 1-1, intervista a mister Bucaro

Spal-Arezzo 1-1
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