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SERIE C GIRONE B - 7a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
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Ma lo spumante anche no. L'Arezzo e una salvezza avvelenata dentro la stagione dei rimpianti

L'obiettivo ufficiale è stato centrato, però da festeggiare non c'è nulla: questo lo stato d'animo della maggior parte dei tifosi. Il pareggio con la Spal e la vittoria sulla Maceratese non hanno cambiato il giudizio su una squadra troppo molle negli ultimi due mesi e per gran parte del campionato. Adesso si riparte da zero e non basteranno, mai più, soltanto le parole



i giocatori amaranto festeggiano vittoria e salvezzaSalvezza acquisita. Obiettivo ufficiale centrato (altri non ne sono mai stati dichiarati da nessuno, nemmeno dal presidente nella famosa conferenza stampa di qualche settimana fa). Basta questo per festeggiare con tappi di champagne (o spumante, ma non è la sede per disquisire sul contenuto) che volano in aria e cori di trionfo? Francamente mi pare che l’esultanza di domenica sia stata eccessiva nella forma e nella sostanza e che sia stata l’ennesima conferma della siderale distanza che separa la squadra dagli umori del pubblico. Non è una novità del resto. Se si vanno a ripercorrere le immagini di questo campionato vediamo tante, troppe volte un atteggiamento molle e poco incisivo dei giocatori in campo al quale ha fatto da contraltare un assoluto ed incondizionato sostegno da parte dei tifosi a prescindere dai risultati.

 

Ricordo ancora, per esempio, la delusione della sconfitta interna con la Lucchese, giunta alla fine di una partita giocata male e persa peggio contro una formazione allora allo sbando. Davanti ai microfoni anche il mister avanzò qualche dubbio sulla qualità umana più che tecnica del gruppo, ma come nel suo carattere decise di non arrendersi e di andare avanti. La domenica successiva c’era il derby di Siena e sebbene l’amarezza fosse tanta abbiamo resettato e ci siamo presentati al “Rastrello” in 200 e passa per sostenere ancora chi indossava la maglia amaranto.

Tra dicembre e febbraio ci eravamo illusi che il “martello” di Capuano fosse riuscito a forgiare anche questo manipolo di ragazzotti in una squadra vera, che sapeva lottare e che aveva voglia di vincere. E’ stato il momento più bello, trascinati dall’estro di un Tremolada cui era stata trovata la migliore collocazione e dalla felice intesa creata tra Milesi e Madrigali che assicuravano una cerniera difensiva giovane ed efficace. Poi il mercato, le ulteriori incomprensioni tra proprietà ed allenatore, l’arrivo di qualche elemento con parecchie pretese e poco fiato e il giocattolo rimesso in sesto dall’artigiano di Pescopagano si è rotto in maniera definitiva. Siamo tornati a vedere partite giocate al piccolo trotto e a sentire critiche prima velate e poi palesi all’assetto tattico della squadra provenienti proprio dallo spogliatoio. La più netta quella degli attaccanti che si lamentavano per l’eccessiva partecipazione alla fase “difendente”.

 

Ferretti in tribuna vip nell'ultima partita al ComunaleSpero per loro che abbiano visto in questi otto giorni le due sfide tra Bayern e Atletico Madrid e si siano vergognati almeno un poco osservando l’atteggiamento degli attaccanti colchoneros (tra cui un certo Fernando Torres, due volte campione d’Europa e una volta campione del mondo con la Spagna) che si son fatti un mazzo tanto per 90 minuti. Tatticamente il modello del “Cholo” Simeone non è poi così distante da quello proposto da mister Capuano, per lo meno identici sono i riferimenti ed i concetti base. Attenzione estrema alla fase tattica, squadra corta, diagonali difensive e posizionamento sul campo a chiudere i corridoi avversari, mutua assistenza tra i giocatori, una punta a dar profondità e riferimento per i rilanci, ripartenze. Del resto se non hai fenomeni veri (magari più di uno) è difficile pensare di andare ad imporre il gioco all’avversario, anche se in diverse occasioni quest’anno lo schema inventato per consentire all’unico atleta di categoria superiore che avevamo di rendere al meglio, ci ha fatto vedere partite nelle quali lungamente abbiamo condotto la manovra. E’ mancata la finalizzazione, ma quanti pali, quante occasioni mancate da due passi. E su questo influiscono unitamente il fattore C e la qualità dei piedi.

 

Al netto di rimpianti e recriminazioni resta il fatto che avremmo comunque potuto concludere dignitosamente il campionato, risparmiandoci i patemi dell’ultimo minuto e i veleni che hanno accompagnato queste ultime settimane, ma si è voluto diversamente. Avremmo potuto goderci l’ultima partita con la Maceratese salutando e festeggiando un uomo che ci ha dato tutto se stesso, ma si è voluto diversamente. Ormai avevamo capito che le strade si sarebbero separate; ad alcuni sarebbe rimasto il rimpianto di non aver potuto raggiungere qualcosa di importante insieme con mister Capuano, altri sarebbero stati contenti di cambiare. Tutto legittimo e nell’ordine delle cose e del gioco del calcio. Invece no e quanto accaduto, in campo e fuori, ha rotto quegli equilibri fragili e impagabili che hanno legato per due anni squadra e tifoseria. Non berremo quello champagne (o spumante). Si riparte da zero e non basteranno, mai più, solo le parole.

 

scritto da: Paolo Galletti, 05/05/2016





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