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Email di Ferretti ad Am: ''Basito per l'odio di certi commenti. E chi li scrive non ci mette la faccia''

Il presidente dell'Arezzo ha inviato un messaggio per manifestare il suo disappunto riguardo un post (poi rimosso) pubblicato da un utente del forum: ''Questi signori mi lasciano totalmente indifferente, anzi li compiango perché non si firmano con nome e cognome''. La risposta del direttore di Am



il presidente amaranto Mauro FerrettiL'email inviata ad Amaranto Magazine dal presidente Mauro Ferretti.

 

Preg.mo Direttore,

sul Vs sito di cui in oggetto, nell'articolo denominato ''Ultimi novanta minuti, ma la partita vera è fuori dal campo. Gemmi & Riccioli speranze di Ferretti'', un Vs lettore sempre nell'anonimato scrive testualmente: ''AMIMODO: io spero sempre che la Natura (da notare la N maiuscola) ci dia una mano, non vedo altre strade!''.

Poiché nell articolo lei citava il mio nome, è chiaro che il sig. AMIMODO si riferisce a me facendo intendere un mio passaggio, come si usa dire, a miglior vita, un modo educato per augurarmi la morte.

Oltre a essere basito per tanto odio, la invito in qualità di Direttore e quindi di responsabile del sito, a invitare i suoi lettori a moderare i termini e a non fare minacce, questo anche per il prestigio del suo sito e della sua carica professionale.

Circa i signori che scrivono tutto questo, mi lasciano totalmente indifferente e anzi li compiango per non avere neanche la faccia (come spesso avete scritto e detto riguardo il sottoscritto), di firmarsi con nome e cognome.

La ringrazio per avermi dedicato pochi minuti per aver letto questa mia.

Cordialmente saluto.

Il Presidente U.S. Arezzo Mauro Ferretti

P.S.

Ha libertà di pubblicare questa mia mail se lo riterrà opportuno

 

La risposta al presidente Mauro Ferretti.

 

Presidente buongiorno.

Le rispondo in ritardo ma le ultime sono state 48 ore intense e volevo prendermi qualche minuto per scrivere con calma queste righe.

Concordo con lei che sarebbe auspicabile firmarsi con nome e cognome su internet. E' una questione che riguarda non solo Amaranto Magazine, come avrà potuto constatare, ma tutti i siti web oltre che i social. Funziona così e finché non saranno le autorità preposte a imporre l'utilizzo delle proprie generalità (quelle vere), dovremo scontrarci con questo muro di gomma.

Resta il fatto che cancellare gli utenti dal forum solo perché utilizzano un nickname sarebbe insensato, anche perché la stragrande maggioranza di loro rappresenta una risorsa preziosissima in termini di idee e di partecipazione.

E quindi resettare tutto vorrebbe dire buttare via il bambino con l'acqua sporca, tanto per riprendere un'espressione da lei utilizzata nell'ultima conferenza stampa allo stadio, circostanza questa su cui tornerò.

Aggiungo, riguardo l'episodio che mi ha segnalato, che AMIMODO scrive da molti anni ormai su Am. Ha uno stile personale e a volte va interpretato, perché utilizza un sarcasmo pungente. Che a me, onestamente, non dispiace.

L'ultimo commento che ha postato, però, era in effetti sopra le righe, quindi l'ho rimosso, come faccio sempre in casi del genere (compatibilmente con i miei tempi di lavoro), facendo arrabbiare più di qualcuno.

Devo anche farle presente che l'invito a rimanere dentro i confini della correttezza l'ho inoltrato agli utenti in più circostanze, non ultima lunedì 18 aprile riguardo l'articolo che può rileggersi a questo link.

In generale, credo sia comunque necessario, da parte sua, separare ciò che attiene alla mala educazione da ciò che invece è solo sintomo di passionalità, anche colorita. Al tifoso in certi casi può essere pure perdonato un eccesso di rabbia e di livore, fermo restando che le offese e/o le minacce sono SEMPRE da biasimare.

Concludo dicendole che ho avuto la tentazione fortissima di mutuare dalla sua ultima conferenza stampa un'altra frase.

Anche lei, quella mattina del 14 aprile, si trovò nella condizione di esprimere la sua idea riguardo un episodio molto più squallido di un commento sul web, caratterizzato da termini tutt'altro che moderati e da minacce, che avrebbe potuto (e dovuto) condannare per il prestigio della sua società e della sua carica professionale di presidente. Lei invece disse: "non me ne po' fregà de meno".

Ecco, avrei voluto risponderle alla stessa maniera. Ma non mi sembrava giusto. E non l'ho fatto.
Giusto un anno addietro lei scriveva questa lettera ad Arezzo e agli aretini. Mi auguro e le auguro che possa ritrovare lo stesso spirito.

Buon lavoro

Andrea Avato

 

scritto da: La Redazione, 11/05/2016





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