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Dalla ''camiciola'' alla necessità di andare avanti. Nuovi soci, panchina, squadra: lavori in corso

La stagione numero 93 dell'Arezzo si è conclusa tra i veleni, soprattutto per l'esonero di Capuano, un allenatore che comunque conserverà un posto importante nella storia del club. Alla fine la classifica è dignitosa e rappresenta la base di partenza per la prossima annata: adesso direttore generale e direttore tecnico devono ricostruire un ambiente e creare i presupposti per alzare l'asticella dei risultati



l'Arezzo e un futuro da costruireFinita la stagione numero 93 della storia dell’Arezzo. Il pareggio di Rimini ci consegna una classifica dignitosa al termine di una annata piena di veleni che, c’è da giurarsi, avranno strascichi in tribunale e fuori. Del resto pare che i vertici della società non riescano proprio a concludere in maniera pacifica i rapporti con i loro collaboratori e allora, adesso che la palla si ferma e le parole prendono possesso del campo, non è da escludere ulteriore tempesta sulle coste amaranto. Abbiamo perso l’uomo che ci aveva traghettato dalla mestizia della serie D all’entusiasmo per la ritrovata terza serie. A lui va il saluto dei tifosi e il ringraziamento per le molte gioie ed il ritrovato orgoglio che ha saputo suscitare. Un posto nella storia dell’Arezzo è tutto suo.

 

Nonostante l’amarezza per il modo nel quale siamo arrivati al finale di stagione, proviamo però a guardare avanti. C’è una squadra da (ri)costruire e un allenatore da scegliere; anzi questa deve essere la prima decisione da prendere perché già quella ci dirà la misura ed il livello dell’innalzamento dell’ormai fatidica “asticella”. Si attendono buone nuove anche sul fronte dei pluricitati nuovi investitori che dovrebbero apportare quella dotazione economica (gli aretinissimi “guadrini”) indispensabile per il salto di qualità. A sentire le dichiarazioni di Gemmi e di Riccioli sulle questioni si sta lavorando da tempo; prendiamo per buono quanto ci dicono anche se non si può non ricordare che tre mesi fa il direttore generale annunciò di li a pochi giorni la conferma per almeno dieci giocatori dell’attuale rosa e che poi sulla questione è sceso un silenzio assoluto, spezzato solo dal mantra ricorrente di stampo autostradale ''stiamo lavorando per voi''.

 

la dirigenza amaranto in tribunaEcco, ora noi ci crediamo fermamente a questo fatto, anche perché mentre ognuno di noi la mattina se ne va in fabbrica ed in ufficio a svolgere il proprio di lavoro, quello del direttore generale e del direttore tecnico di una squadra di calcio consistono per l’appunto nell’approntare nella maniera migliore la squadra che dovrà affrontare la stagione agonistica successiva. Ma c’è un altro compito da svolgere e che riguarda non solo lo staff tecnico ma anche i vertici della società; c’è da ricostruire un ambiente che s’era compattato magicamente intorno al carattere esplosivo di Capuano e che ha digerito malissimo le modalità della sua cacciata. Chiariamo una volta per tutte: il rapporto era logoro, era evidente che a fine stagione ci sarebbero stati i saluti, ma un conto è prendere atto che una relazione s’è logorata e trarne le conseguenze (è sempre accaduto e sempre accadrà), un altro imbastire una sorta di “camiciola gigante” che ha coinvolto componenti interne e giocatori in una surreale gara a chi faceva peggio fino a giungere all’inevitabile epilogo.

 

Così sfacciato che tutti quanti ce ne siamo accorti e ci siamo pure incavolati il giusto ritrovando, dopo due anni di pausa, quelle incertezze, quella non affidabilità, quella nebulosità, quel familismo inconcepibile nel modo di gestire l’Arezzo che ci aveva mandato in bestia già all’epoca di Mezzanotti e ancora prima con il balletto legato alla conferma “non confermata” di Nofri. Molteplici sono dunque i fronti sui quali dovranno lavorare Ferretti, Riccioli e Gemmi. Si è scelto di voltar pagina, così va il calcio, da ora a luglio ci sarà da lavorare a testa bassa. Però l’esperienza pregressa insegna e quindi (mantra per mantra) di fiducia non se ne parla. Prima i fatti.

 

scritto da: Paolo Galletti, 12/05/2016





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