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L'aretinità del '96. Non solo Cosmi, Nofri e Bifini. Una vittoria nata dall'unione dei dirigenti

L'Arezzo che salì dal Cnd alla C2 è passato alla storia come il Convento di frate Ciccio, che pagava due noci per gli ingaggi dei calciatori. Ma ieri sera a Block Notes è tornato a galla un altro aspetto fondamentale per quella vittoria: l'unione di un gruppo di imprenditori della città che seppero unire gli sforzi per una causa comune, coordinati dal carisma di Graziani



l'abbraccio di Serse Cosmi con Aldo FabbricianiIeri sera gran parte della puntata di Block Notes è stata dedicata all'Arezzo che nel 1996 vinse il campionato. Dal Cnd salì in C2, categorie poco fascinose. Eppure quella squadra, quella società e quella stagione sono ancor oggi rimembrate come uno spartiacque fondamentale nella nostra storia recente e come un modello da imitare.

Due lunedì fa celebrammo su Teletruria un'altra annata meravigliosa, quella del 1965/66 con la prima promozione in serie B e le immagini inedite di mezzo secolo fa. 

Stamani ci sono arrivati in posta e per messaggio, pareri discordanti. Qualcuno ci ha invitato a farla finita con l'amarcord e a puntare di più sull'attualità (che comunque non è stata trascurata nemmeno nelle ultime due settimane). Qualcun altro invece ha gradito rivedere i filmati d'antan, riascoltare Flaborea, Sili, Cosmi e Nofri, rispolverare un po' di ricordi.

Accontentare tutti è praticamente impossibile, ma il valore della memoria non va sottovalutato, anche perché dal passato si può e si deve imparare. Ieri, per esempio, è venuto a galla un aspetto caratterizzante dell'Arezzo di vent'anni addietro, che ha pesato moltissimo al pari dell'entusiasmo di Cosmi, della classe di Bifini e Mattoni, dei gol di Battistini, delle parate di Mosconi.

All'apoca c'era una società reduce da due anni di Cnd gestiti maluccio, con una salvezza risicata nel '94 e un titolo di campione d'inverno sfiorito durante il girone di ritorno nel '95. Poi tutte le tessere del mosaico andarono al loro posto: il carisma del presidente Graziani si saldò con la competenza del direttore sportivo Falasconi e l'aretinità di una dirigenza formata da imprenditori che ci mettevano soldi ma soprattutto passione. Dalla Ragione (sponsor con il suo Caffè River), Fabbriciani, Fini, Finocchi, Francesconi, Furini, Guerri: un gruppo di imprenditori della città che in città avevano deciso di investire. 

I denari non abbondavano e quell'Arezzo passò alla storia come il Convento di frate Ciccio che pagava due noci per gli ingaggi dei calciatori, secondo un'efficace rappresentazione del giornalista Giorgio Ciofini. Ma fu la testimonianza di come l'unione rappresenti veramente la forza. E di come le idee, l'occhio lungo e le conoscenze possano fare la differenza. Era un altro calcio, è vero. Che però è bello riguardare anche oggi.

 

scritto da: Andrea Avato, 24/05/2016





L'Arezzo e la promozione del '96

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