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Pezzo dopo pezzo, la squadra viene su. L'ottimismo dilaga, ma il passato insegna che...

L'arrivo di Grossi ha galvanizzato ulteriormente l'ambiente amaranto, già in fibrillazione positiva per l'acquisto di Moscardelli. L'organico che si sta formando sembra competitivo, anche se ci sono dettagli che invitano alla prudenza. Mancano innesti di livello sia a centrocampo che in attacco e nella storia dell'Arezzo ci sono troppi precedenti di stagioni amare dopo estati di buoni propositi. E quindi, piedi per terra...



Avanti tutta! La notizia dell’arrivo di Grossi ha galvanizzato ulteriormente l’ambiente amaranto già caricato dall’ingaggio di Moscardelli e la sensazione che abbiamo tutti è che la squadra che è stata affidata alle cure di Sottili abbia le potenzialità per fare molto bene nel campionato che verrà. Restano però considerazioni oggettive e di cabala che invitano alla prudenza.

 

Le prime riguardano il fatto che il gruppo è ancora incompleto e che mancano almeno un centrocampista ed una punta da affiancare al “Mosca” come partner d’attacco o come alternativa (dipenderà da come si svilupperà il canovaccio tattico della squadra oltre che da come gireranno le partite). Allo stato, se al bomber viene un raffreddore restiamo “spuntati” daccapo, come quando le punte si chiamavano Montini o Mendicino e quindi c’erano solo a livello nominale. Vero che di tempo per arrivare a rimpinguare adeguatamente la rosa ce n’è e che, a dispetto delle teorie espansionistiche dei vertici della Lega Pro, il numero delle società in difficoltà si moltiplica; quindi aumentano anche (cinicamente, ma tant’è) le possibilità di arrivare a giocatori buoni senza svenarsi.

 

Però qui c’è da impostare un gioco nuovo con interpreti completamente nuovi e gli stessi giocatori nelle dichiarazioni di presentazione hanno evidenziato l’importanza di conoscersi, fare gruppo e assimilare i dettami tattici del nuovo allenatore; questo significa che prima la squadra è completa e meglio potranno lavorare Sottili e il suo staff. Conforta, nell’analisi di questo aspetto, il fatto che Gemmi stia dimostrando di sapersi muovere con molta determinazione e chiarezza di idee. Per cui prudenza ma visione positiva.

 

L’altro motivo di cautela deriva dalle molte scottature che hanno fatto seguito alle stagioni precedute da estati molto ottimistiche. A partire da quel maledetto e lontano campionato di B 1974-75, quando per la prima volta la dirigenza dell’Arezzo allestì sulla carta una squadra in grado di giocarsela addirittura per la serie A. I più vecchi (me compreso) ricordano bene come andò quella stagione. L’arbitraggio di Turiano, la lunga squalifica del campo, gli sberleffi di quelli con la maglia biancorossa d’oltretrasimeno, la debolezza caratteriale della squadra. Finì con una amarissima retrocessione seguita da ambizioni di immediato rilancio (esultammo per Toneatto in panchina) e altra delusione. Da lì ogni volta che a luglio ed agosto ci siamo sbilanciati in commenti entusiastici (l'ultima nell’estate di Mezzanotti ed Essoussi) ci siamo ritrovati a masticare amaro intorno a Natale.

 

Certamente questa sarebbe l’occasione buona per sfatare anche questa cupa maledetta ricorrenza alla quale hanno fatto eccezione (va detto per completezza) i preventivati e preparati successi (ormai purtroppo lontani) del 1965-66, 1968-69 e 1981-82. Insomma, l’Arezzo versione Sottili intriga ed alimenta i sogni che da troppo tempo teniamo nel cassetto, le idee del nuovo allenatore promettono un calcio più propositivo e la voglia di vedere tradotte sul campo le idee del tecnico cresce di giorno in giorno. Per valutare bene potenzialità e qualità della squadra bisogna attendere il campo e quindi ancora un mesetto (la Coppa Italia darà qualche indicazione ma sarà comunque troppo presto).

Nel frattempo ci sarà da sostenere lo sforzo fatto dalla società con una adeguata risposta nella campagna abbonamenti di prossimo varo, perché stia sicuro Gemmi, noi sappiamo valutare le cose ed i comportamenti sia quando sono positivi e costruttivi (almeno nelle intenzioni) che quando sono porcherie. Con l’Arezzo nel cuore e gli occhi ben aperti. Sempre.

 

scritto da: Paolo Galletti, 22/07/2016





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