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Fenomenologia di Davide Moscardelli, l'attaccante che non finisce al novantesimo minuto

Come Spinesi, più di Spinesi. Il grande colpo di mercato dell'estate 2004 regalò un fremito ai tifosi. Ma stavolta è diverso e di più: Mosca-gol ha rappresentato il vero punto di svolta, tecnico e d'immagine, di una campagna acquisti buona, mirata, che però senza di lui avrebbe avuto tutt'altro impatto. Arezzo non ha mai dovuto confrontarsi con un calciatore così largo, la cui dimensione naturale non è racchiusa solo dentro al campo ma prosegue anche fuori. Un personaggio trasversale ma ancora, e soprattutto, un attaccante che segna



Quando arrivò Spinesi, la gente fremeva come e più di oggi. Ma nessuno si mise sulla schiena le ali di gabbiano. Adesso, con Moscardelli, la barba è diventata un must. Eppure lì era serie B e qua è Lega Pro, lì si cavalcava l’onda lunga della promozione e qua si doveva convivere con una bonaccia stagnante. Fino al 12 luglio, quando Moscardelli ha firmato.

 

La voglia di calcio a livelli decenti ha annullato, almeno in parte, la differenza con il clima euforico dell’estate 2004. In quella sorta di età dell’oro nostrana, Spinesi rappresentò il ricamo di qualità su una stoffa di pregio. L’Arezzo aveva appena vinto il campionato, l’ambiente era un monolite di entusiasmo, l’organico era competitivo. Spinesi fu un ritocco di classe, un surplus di adrenalina. Moscardelli invece incarna il vero punto di svolta, sia tecnico che d’immagine, del calcio mercato. La campagna acquisti dell’Arezzo finora è stata buona, mirata, al di là delle aspettative, ma senza Moscardelli avrebbe avuto un altro impatto e un’altra sostanza.

 

Questo dipende dal fatto che la piazza, nonostante la bella stagione post ripescaggio, è stranita da annate in chiaroscuro, segnate più dalle polemiche che dai buoni risultati. E dopo aver convissuto con le disillusioni, una in fila all’altra, basta un refolo di vento per tornare a respirare a pieni polmoni.

 

Il resto ce l’ha messo Moscardelli. Che non è Caturano, non è Iemmello, non è Marilungo. E’ diverso e probabilmente è anche di più. Nonostante i 36 anni e qualche ruga d’espressione, ad Arezzo serviva un giocatore così: forte, esperto, social. E’ uno che fa gol e a queste latitudini non ci siamo abituati da una vita. E’ uno con le spalle larghe, che non finirà in analisi se resterà qualche settimana senza buttarla dentro. E’ uno che conosce il mestiere e non si metterà a piagnucolare se Sottili gli chiederà di dare una mano ai centrocampisti. La terza serie la frequenta già da un po’, non c’è nemmeno il rischio che vada in campo con la puzza sotto il naso.

 

Tecnicamente, ci siamo. Fermo restando che poi il futuro è imprevedibile. Moscardelli però non finisce al novantesimo. Prosegue e anzi si completa dopo, con i post, i tweet e le foto di Instagram. L’aneddotica su di lui è sconfinata quasi quanto i commenti dei followers, che lo apprezzano in modo trasversale alle rivalità del campanile. Ogni fine allenamento, da anni, la processione di tifosi in fila per un selfie richiede mezz’ora per essere smaltita. Un motivo ci sarà. Moscardelli è personaggio, ha il look da personaggio, dice e scrive cose da personaggio, compiacendosi di un ruolo scoperto per caso e che sa interpretare con disinvoltura.

 

Arezzo non ha mai avuto a che fare con un calciatore così largo sul piano emotivo. E' come tenere dentro lo spogliatoio un moltiplicatore di visibilità, adottato affettivamente e mediaticamente, a suon di tag e like, fin dal primo giorno di militanza. Per un club reduce da un'oggettiva difficoltà a dare di sé un'immagine morbida e conciliante, Moscardelli rappresenta un balsamo utilissimo. Anche perché posta, twitta e condivide, ma è ancora, prima di tutto, calciatore. Non è un ex convertito al cazzeggio, è un attaccante che segna, come recita il cv, e solo poi un istrionico internauta. 

 

Le sorti del prossimo torneo di Lega Pro non dipenderanno esclusivamente dalle prestazioni di Moscardelli, men che meno da un doppio click in più o in meno sui suoi jpg. Ma il paradigma con cui giudicare l'Arezzo sarà soprattutto lui. E quindi Mosca-gol è un nickname che ci sta. 

 

scritto da: Andrea Avato, 30/07/2016





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