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Cinque gol, velocità e miglior attacco del girone. La strada nuova che sta imboccando l'Arezzo

Dopo due giornate, il dato statistico è friabile ma indicativo: gli amaranto hanno segnato più di tutti, aggredendo il campo e sfruttando i movimenti degli elementi offensivi. Una caratteristica nata già in fase di campagna acquisti. La squadra gioca un calcio propositivo e ha anche qualche difetto da correggere, legato alla fase difensiva e alle palle inattive avversarie



Stefano Sottili, prima stagione sulla panchina dell'ArezzoL'Arezzo ha il miglior attacco del girone. Il dato è friabile perché sono passate solo due giornate, ma dopo la carestia degli anni scorsi questi 5 gol all'attivo hanno un che di balsamico. Non solo, lasciano intravedere il sentiero che ha imboccato la squadra e che Sottili ha indicato fin dal giorno del suo insediamento. Come tutti i percorsi in salita, e di questo si tratta, non mancano curve e buche da evitare. Tradotto: ci sono i palloni infilati nella rete avversaria ma ci sono pure quelli raccattati da Benassi alle sue spalle. 3 per l'esattezza, un po' troppi.

 

L'Arezzo è una squadra propositiva, costruita con calciatori che amano correre verso la metà campo altrui e che hanno spiccate doti offensive. Quasi metà della rosa è composta da elementi d'attacco e questo è il chiaro segnale che, in fase di campagna acquisti, si è privilegiata una precisa impostazione tattica. Gemmi e Sottili hanno allestito un organico che sappia fare la partita, utilizzando un ampio ventaglio di soluzioni per produrre azioni da gol. L'equilibrio tra reparti resta una caratteristica imprescindibile, ma i primi 180 minuti di campionato hanno certificato un trend evidente: l'Arezzo le cose migliori le fa quando spinge, quando aggredisce il campo, quando porta più uomini verso i sedici metri avversari e soprattutto quando si muove in velocità.

 

Tre dei cinque gol segnati finora hanno questo marchio: rapida circolazione di palla, attacco degli spazi, tagli dietro la difesa, offensive con tanti giocatori. L'1-0 al Como è un contropiede micidiale perché parte da un corner a sfavore e si trasforma in un quattro contro quattro che non lascia scampo. Bearzotti è bravo nell'ultima rifinitura esattamente come Yamga nell'azione del raddoppio: anche lì la manovra si sviluppa in verticale, con una lucida frenesia ben rappresentata dal corridoio disegnato da Grossi. Il trequartista, ancorché non al top della condizione, ha comunque inciso molto fino ad oggi. Prova ne è la doppietta di Carrara. E se la punizione al sette è una genialata estemporanea, la volèe del pareggio è figlia pura del 4-2-3-1. Grossi si trova proprio lì dove dev'essere, a fiancheggiare Moscardelli in area. La marcatura di Polidori (palla sopra del Mosca, movimento perfetto del 18) è la chiosa ideale di tutto il ragionamento.

 

Quest'anno vedremo spesso partite arrembanti, con la ricerca costante degli esterni dove creare superiorità. Un po' come faceva l'Arezzo di Conte, al netto della differenza di categoria e di interpreti. Un po' come l'ultimo Arezzo di Cosmi, con Antonioli alle spalle di Bazzani. Forse più dell'Arezzo di Somma, che poteva contare su un metodista del calibro di Gelsi che nella rosa attuale non c'è. Va ancora testata a fondo, per completare il quadro, la capacità di difendersi senza palla tra i piedi e di tenere sotto controllo la partita quando c'è da rifiatare. Dare gas a manetta è intrigante e produttivo, ma pure dispendioso. Ed è questo, unitamente alle contromisure sulle palle inattive, l'aspetto su cui deve lavorare la squadra che ha segnato più di tutti nel girone. 

 

scritto da: Andrea Avato, 07/09/2016





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