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Dalla camiciola di aprile alla grande attesa di oggi: contro il Siena ''non è solo una partita''

Due giorni al derby. L'atmosfera è diversa dal solito perché la rivalità tra le due città, prima ancora che tra le due tifoserie, affonda le radici nei secoli. Cinque mesi addietro gli amaranto persero di misura e il colpo di testa di Portanova segnò l'inizio di un bruttissimo periodo. Oggi l'Arezzo è rinfrancato dalla vittoria di Carrara e punta alla vittoria, mentre Sottili deve scegliere se confermare il modulo delle prime uscite o se dare spazio alla coppia Moscardelli-Polidori



per l'Arezzo c'è una partita da vincere senza se e senza maRinfrancati dal secondo tempo di Carrara, con tre punti in saccoccia e una buona dose di rinnovata fiducia, ci avviciniamo, ora dopo ora, alle 18.30 di sabato ed alla attesissima sfida con i rivali storici del Siena calcio. Come recitava uno striscione, questa per noi “non è solo una partita”. 

 

Giacché la squadra è pressoché totalmente rinnovata, vale rinfrescare la memoria ai giovanotti in amaranto spiegando loro che tra Arezzo e Siena si litiga e si combatte da appena 14 secoli… Quella rivalità che una volta si traduceva in conflitti armati da tempo ha fortunatamente traslocato sugli spalti degli stadi e si rinnova ad ogni occasione. Lo scorso anno dopo la bella prova del “Rastrello”, con un pareggio conquistato con grinta e volontà, siamo stati umiliati più dai nostri calcianti che da quelli avversari nella partita di ritorno ed abbiamo un’onta in più da lavare: quel colpo di testa di Portanova in molti ce lo siamo sognati di notte come incubo ricorrente e per cancellarlo non basterà una prova gagliarda. Serve e non si ammette altro che la vittoria. Certamente poi i tre punti sono molto importanti anche in chiave classifica e consentirebbero di arrivare con una bella carica alla “sfidona” di mercoledì al “Moccagatta” di Alessandria, ma credo che in questo momento la prospettiva per molti di noi si appiattisca a quell’ora e mezzo che ci attende sabato. Vinciamola e vinciamola bene. Dopo il fischio finale guarderemo la graduatoria e penseremo al futuro.

 

Inutile dire che ci aspettiamo una forte dimostrazione di attaccamento alla maglia ed al sentimento della città, cosa che nella scorsa primavera non si è vista dato che quella contro i bianconeri di Carboni fu la gara dalla quale ebbe inizio la vergognosa “camiciola” posta in atto contro mister Capuano. Uno dei protagonisti di quelle sceneggiate lo ritroveremo in campo. Uno che dalle parti nostre ha più parlato che giocato: il signor Mendicino, che si lamentava qua di dover correre troppo e quindi di mancare per questo di lucidità in zona gol (la incipiente broccaggine essendo esclusa per fiera considerazione di sé).

 

Davide Moscardelli in azione a CarraraSabato potrà vedere con quella maglia da lui poco onorata, un vecchio combattente delle aree di rigore che a 36 anni si fa un mazzo così su e giù per il campo; va a saltare in area propria sui calci d’angolo avversari, poi riparte per combattere la palla a centrocampo. Rimedia botte e le dà, lavora per la squadra anche se avrebbe anche qualche ragione (anagrafica e di curriculum) per fare la primadonna. Fino ad oggi gli è mancato il gol e lo aspettiamo all’appuntamento proprio sabato sera.

 

Curiosità c’è anche per come Sottili avrà metabolizzato il vistoso cambiamento di atteggiamento della squadra con il cambio-modulo tra primo e secondo tempo a Carrara. La sensazione che ci siamo portati a casa dalla riviera apuana è che il “Mosca” si muova meglio con un attaccante accanto (e Polidori è un fior d’attaccante), che lo stesso Grossi da esterno goda di maggior libertà (da mezzapunta lo raddoppiano spesso in marcatura) per liberare le proprie indubbie capacità tecniche e che la difesa, maggiormente protetta dal centrocampo e con meno campo da coprire (né MilesiSirri sono fulmini di guerra) si muova con maggior sicurezza e tranquillità, consentendo anche lo sganciamento in sovrapposizione dei terzini che nel primo tempo erano bloccati dalla costante inferiorità numerica in mezzo al campo, dove Corradi fatica ad interpretare il ruolo di copertura e Foglia non può da solo portar la croce per tutti (lo fa bene, ma sempre uno è…).

 

La cosa molto positiva è stata la facilità con la quale la squadra ha saputo cambiare pelle, segno di duttilità e di intelligenza oltre che di un profondo lavoro da parte dello staff tecnico. Insomma, se è vero che il cammino è lungo, altrettanto vero è che i primi passi alimentano pensieri positivi, per atteggiamento e voglia. Ma tutto questo (che è parecchio importante, sia chiaro) passa in secondo piano fino alle 20.15 di sabato. Verso quell’ora sotto la Minghelli vogliamo applaudire una vittoria. Arezzo la vuole e nient’altro conta fino ad allora.

 

scritto da: Paolo Galletti, 08/09/2016





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