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Erpen, una perla di partita. Scarpe nere e testa giusta: quei dettagli che fanno la differenza

Unanimità nella redazione di Am: il fantasista monopolizza la votazione di giornata dopo la grande prestazione nel derby. La maggioranza dei consensi per il gol dell'1-1 dopo settanta secondi dall'ingresso in campo. Letale la punizione del raddoppio. Una doppietta che ha cementato il feeling tra il pubblico e il numero 10



tripudio amaranto dopo i due gol di Erpen contro il SienaLa votazione per la perla amaranto di giornata non poteva che assumere le sembianze di un plebiscito. Arezzo-Siena ha un nome e un cognome: Horacio Erpen. Impensabile non convogliare su di lui le preferenze della redazione di Am, che si è espressa in modo unanime. Esito prevedibile, visto quello che l'argentino ha combinato in campo, trasformando uno spezzone di partita in uno scampolo di gloria.

 

Gli episodi decisivi del match portano tutti il timbro del numero 10. Quello che più ha riscosso consensi è il gol dell'1-1. Il fantasista era entrato da un minuto e dieci secondi e il primo pallone toccato lo ha spedito in rete con un gesto tecnico che non è mai stato il pezzo forte del suo repertorio. Eppure è sembrato un gol simbolico, perché Erpen in questo periodo ha saputo davvero usare la testa: aveva giocato zero minuti in campionato, ha atteso il suo momento, ha lavorato sodo, si è fatto trovare pronto, ha sfruttato l'occasione che gli ha concesso Sottili. Un concentrato di maturità, professionalità ed esperienza.

 

Poi c'è la qualità tecnica, che a Erpen non è mai mancata. E quando Masullo si è fatto buttare fuori per un calcione inutile all'argentino, il pensiero dei tremila è andato a quella mattonella lì. In posizione defilata ma non troppo, l'ideale per un mancino che sa disegnare traiettorie letali. Erpen è in grado di calciare morbido quando ha la visuale aperta e una barriera da scavalcare. Ma con il piede che si ritrova è abilissimo a indirizzare verso l'area palloni a mezz'altezza, tesi e liftati, che mandano in crisi difensori e portieri avversari. Difatti c'è scappato il gol del 2-1 e del delirio.

 

La terza faccia del magic sunday di Erpen è il rapporto con i tifosi. La prima volta arrivò in amaranto nell'estate del 2009, c'è tornato nel 2014 e poi di nuovo pochi mesi fa: il feeling con il pubblico non si è mai interrotto e non è nemmeno questione di vittorie. Con l'Arezzo di Semplici e Galderisi, si consumò la sanguinosa eliminazione ai play-off con la Cremonese (Horacio espulso ingiustamente nella semifinale d'andata). Con l'Arezzo di Capuano, ci fu l'infortunio al tendine a gennaio che spezzò sul più bello la stagione del fantasista. E quest'anno ancora Horacio non aveva messo piede in campo. Eppure la gente gli vuole bene, perché gli riconosce un attaccamento alla maglia che ha il sapore del calcio vecchio stile. E le sue scarpe nere, in controtendenza rispetto al resto dei colleghi, sono un altro dettaglio che fa la differenza.

 

scritto da: Andrea Avato, 12/09/2016





Horacio Erpen, l'uomo del derby

Perla amaranto Arezzo-Siena 2-1
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