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SERIE D GIRONE E - 34a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Arezzo31Flaminia
Foligno21Unipomezia
Gavorrano71Trestina
Montespaccato11Rieti
Poggibonsi22Cascina
Pro Livorno04Pianese
San Donato10Cannara
Sangiovannese20Badesse
Tiferno22Scandicci
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Egidio e Angiolo a San Siro
NEWS

E' proprio un Arezzo cuore e batticuore. Grandi giocate, pause pericolose: fino a quando?

Gli amaranto diventeranno grandi se smetteranno di regalare mezz'ora agli avversari. La storia delle prime sei giornate racconta di umori contrastanti: divertimento puro quando la squadra si riversa in attacco, preoccupazione diffusa quando perde concentrazione. E' su questo che deve lavorare Sottili. Anche perché domenica, guardando le partite in programma, si presenta un'occasione allettante per scalare la classifica



la doppia sostituzione che ha cambiato la partita di LuccaQuando smetteremo di regalare mezz’ora agli avversari saremo una grande squadra. Con questa convinzione (ma col tarlo del dubbio del vizio congenito) la maggior parte dei sostenitori amaranto hanno chiuso la domenica dopo il pareggio in rimonta al “Porta Elisa” di Lucca. Una constatazione che un po’ rinfranca e un po’ irrita, lasciandoci sempre con quel sorriso a metà, quel retrogusto nel dopo partita che non sai bene se è di legittima soddisfazione, per le bella giocate che i ragazzi di Sottili riescono a produrre nella fase “dottor Jekill”, o di amarezza per le amnesie, le disattenzioni, le mollezze del momento “mister Hide”.

Non si riesce a capire in effetti come una squadra capace di aggredire l’avversario, di metterlo in chiara minoranza tecnica e tattica come accaduto nel primo tempo con il Como, nella ripresa di Carrara, nel finale col Siena e finanche nel primo tempo di Alessandria (con i grigi alle corde e noi colpevoli di non aver chiuso il colpo del ko che avrebbe cambiato, ne sono certo, anche l’esito finale della sfida), possa poi scomparire dal campo come nel finale contro la Tuttocuoio o non entrarci come a Lucca per una buona mezz’ora.

 

Eppure la difesa che si fa uccellare in maniera banale è la stessa che poi si arrocca e diventa arcigna, il centrocampo che concede praterie alle verticalizzazioni altrui è lo stesso che poi ribalta il gioco e spinge a tutta forza, gli esterni che a volte si perdono in dribbling autolesionistici ed irritanti sono quelli che poi squassano le difese avversarie con incursioni devastanti. Pur concedendo tutte le attenuanti (squadra completamente nuova, schemi da assimilare, poche amichevoli precampionato) quest’Arezzo da “cuore e batticuore” deve decidersi a trovare una propria identità ed un modo costante di approcciare le partite.

 

Stefano Sottili, prima stagione ad ArezzoLe avversarie, Alessandria a parte, sono tutte lì. A vedere i riflessi filmati, una cifra di gioco e di intensità come quella che siamo in grado di esprimere quando la manovra scorre fluida, palla a terra, non la vediamo da altre parti. Due terminali offensivi della forza di Moscardelli e di Polidori hanno pochi eguali in categoria. E allora avanti tutta!

Tocca all’allenatore cercare di entrare nel meccanismo mentale che genera le pericolose pause che ci sono costate sino ad oggi almeno un gol a partita, tocca a lui individuare la quadratura migliore in mezzo al campo per supportare la difesa e scatenare le punte. Il primo dei due aspetti ad oggi mi pare il più rilevante, dato che sul piano puramente tattico la squadra ha dimostrato una capacità di adattamento molto buona alle variazioni volta a volta richieste dall’allenatore anche in corso di gara. C’è da lavorare allora sulla concentrazione, sulla determinazione, sulla cattiveria. Il primo aspetto per entrare con la testa sul campo e restarci il più a lungo possibile (diciamo almeno fino alla fine), il secondo ed il terzo per eliminare errori come quello di Sirri e De Feudis sul secondo gol di Lucca, quando se il centrale avesse aggredito la palla con la giusta rabbia quel che ne sarebbe scaturito, anche a parità di svirgolata, sarebbe stato un pallone sporco e difficile da gestire per l’attaccante rossonero. Da parte sua De Feudis avrebbe dovuto mordere comunque il polpaccio dell’avversario e non fermarsi convinto che il compagno avrebbe rilanciato facile. Bisogna smettere di dare per scontata qualunque cosa. Niente lo è in questa categoria e di acquisito c’è solo lo score al fischio finale.

 

Per questa ragione chi pensa che domenica contro la neopromossa Pro Piacenza sarà una gita di piacere, sbaglia di grosso. Ci sarà da soffrire e da lottare, da correre e da fare attenzione. Squadra neopromossa, affidata ad un tecnico esperto e in cerca di rilancio come Pea, gioca con entusiasmo e in velocità sa farsi valere. Ma l’Arezzo, se c’è, è un’altra cosa. Per come sta messa la giornata, domenica sera potremmo essere dietro Pierino Braglia e i suoi; ma guai a dare tutto per cosa fatta. In campo e fuori dal campo dove (stavolta l’orario è buono e non ci sono scuse) dovremo essere in tanti a sostenere un Arezzo che diverte (ragione in più per esserci anche per i colpevolmente meno affezionati) ma che deve soprattutto vincere. 

 

scritto da: Paolo Galletti, 29/09/2016





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