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SERIE C GIRONE B - 13a giornata

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Una sconfitta, 545 commenti su Am e il lavoro che c'è da fare. Soprattutto sulla testa

Ci sono cose che sfuggono all'umana logica. La rimonta subìta a Cremona è una di queste, perché fino al minuto 80 era tutto giusto, tutto esatto, l'allenatore era buono e i giocatori erano all'altezza. Poi è cambiato il mondo. Il calcio è crudele e imprevedibile, ma non si può negare un dato di fatto: l'Arezzo ha problemi di stabilità psicologica dentro le partite. Ed è qui, più che sui muscoli e sulla tattica, che bisogna mettere le mani



Stefano Sottili, il suo Arezzo finora ha vinto solo una volta in quattro trasferteCi sono cose che sfuggono all’umana logica. È inevitabile. I 545 commenti all’articolo (al momento in cui scriviamo queste righe) su Cremonese-Arezzo costituiscono una specie di record per Amaranto Magazine, e questo ci fa capire alcune cose.

 

Ok, siamo una città di “botoli ringhiosi”, per cui niente di nuovo sotto il sole: da che esiste il sito, le sconfitte sono sempre più commentate delle vittorie, perché ognuno ha una (o più di una?) teoria su cosa è andato storto, su cosa avremmo dovuto fare, e del resto del senno di poi son piene le fosse – e non solo ad Arezzo. Una cosa tuttavia è innegabile: siamo all’ottava giornata, e se per due volte siamo andati all’intervallo avanti 2-0 e poi non l’abbiamo chiusa, “Houston abbiamo un problema”. Quelli che credono ai presagi hanno già sentenziato che “questa non è l’annata buona”, perché quando è l’annata buona, un tiro e un gol, 1-0 e tutti a casa. E in effetti è vero, se il calcio fosse in toto governato dalla logica, la partita casalinga contro il Como avrebbe fruttato tre punti, quella esterna di Cremona altri tre, l’Arezzo sarebbe a quota 19 e staremmo parlando di Sottili come di un José Mourinho in fieri. Così (non) è se vi pare.

 

Evidentemente, però, nel calcio ci sono anche cose che sfuggono alla logica, chiedere al Bayern Monaco della finale di Champions 1999 (allenato da Ottmar Hitzfeld) o al Milan di quella del 2005 (allenato da Carletto Ancelotti), tanto per dirne due famose. Ed evidentemente, quando sei in vantaggio 2-0 a 10 minuti dalla fine, è abbastanza scontato che ti possa passare dalla testa l’idea di avere azzeccato assetto tattico, cambi e quant’altro. Poi finisce come finisce e invece era tutto sbagliato, l’allenatore finisce sulla graticola, i giocatori sono – chi più chi meno – inadeguati, è tutto da rifare. Calcio crudele, cinico, spietato quanto volete, e però c’è un fatto: l’Arezzo è una squadra che ha qualche problema di stabilità psicologica. Altrimenti non si spiegano le mezze partite regalate qua e là, una squadra che non è Dottor Jekyll e Mister Hyde neanche quando lo sembra, ci sono degli aspetti che non sono attinenti alla logica eppure fanno parte della cosiddetta alchimia di squadra.

 

Se l’Arezzo va sotto, tende a reagire, e questo è bene. Se va avanti e non riesce a gestire, è panico, e questo non è bene. È un aspetto su cui bisogna lavorare a fondo, al di là di chi si manda in campo, perché nel calcio le partite si vincono soprattutto lavorando sui dettagli. L’assetto tattico dell’Arezzo oggi riflette il classico problema della coperta corta: i 14 gol fatti sono un ottimo dato, gli 11 subiti molto meno, soprattutto se li paragoniamo ai 4 dell’Alessandria e all’1 della Viterbese. E non si può ridurre tutto a “giocatori non all’altezza” o “allenatore incapace” (posto che magari entrambe le cose sono vere, o magari no). Questo Arezzo è una squadra dalle grandi potenzialità, fuor di dubbio. C’è da lavorare sul campo, ma prima ancora sulla testa. Altrimenti, se tutto nel calcio si riducesse allo schema logico “Evento Negativo-Azione risolutiva”, sai quanti campionati avremmo vinto ad Arezzo, con tutti gli esperti di calcio che ci sono?

 

scritto da: Roberto Gennari, 12/10/2016





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