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Caccia al colpevole, adesso stop. Oggi servono soluzioni. E tre punti per rialzare la testa

Dimenticare Cremona: ne ha bisogno la squadra, ne ha bisogno l'allenatore e ne ha bisogno anche la tifoseria, reduce da una domenica di pura sofferenza. L'Arezzo deve vincere, guardare avanti e lasciarsi alle spalle quella maledetta rimonta. Serve l'aiuto del pubblico, perché adesso ritrovare compattezza è più importante di tutto. E a Livorno poi sarà un'altra storia



Dimenticare Cremona: ne ha bisogno l'Arezzo ma ne abbiamo assoluto bisogno anche noi. Noi che allo Zini abbiamo sceso due volte quei gradoni in un'esplosione di gioia ed endorfine prima di vedere l'imponderabile prendere atrocemente forma a ogni giro di lancette, fino al gol del sorpasso grigiorosso a una manciata di secondi dal “tutti a casa”, abbiamo bisogno di voltare immediatamente pagina e di rialzare la testa dopo il “volevate vincere...” finale che ci è stato intonato contro e che mai è stato, purtroppo, più azzeccato e beffardo.

 

Brucia, brucia ancora tanto, ma ci sono migliaia di minuti di gioco davanti per riprenderci ciò che ci è stato tolto, o meglio che ci siamo tolti da soli. Ad esempio, c'è l'urgente necessità di dimenticare per poter esultare pienamente per un gol fatto senza pensare che potrebbe non bastarci, perché non c'è cosa peggiore di un'esultanza trattenuta, smorzata, repressa dal timore che possa essere tutto inutile; c'è il desiderio di avvolgere quella partita nell'oblio per recuperare l'ottimismo e l'entusiasmo spazzato via da dieci minuti di ordinaria follia. Probabilmente, oggi chi è stato a Cremona si riconoscerà al primo sguardo: i segni di una mazzata terrificante sul viso, qualche ruga in più per una partita che sembra durata secoli e ci ha fatto invecchiare di anni e magari il sorriso sconsolato di chi non sa più che pesci pigliare o che non smette di chiedersi cosa mai si sarà fatto di male noi che tifiamo Arezzo prima di ogni altra cosa. Torneranno alla mente quegli attimi di pura libidine e di smisurato orgoglio e, di contro, quegli istanti interminabili di preoccupazione prima, sgomento poi e genuina disperazione alla fine, mentre il resto dello stadio prima si rianima, in seguito si esalta e infine va in estasi, alla faccia nostra. Poi però chiusa lì: al fischio d'inizio rimpianto e delusione devono lasciar spazio a nuova linfa vitale, perché per dimenticare ci vuole di vincere sul campo e per vincere sul campo ci vuole di sostenere come sempre dalla Sud.

 

Non c'è più da cercare colpevoli, se mai ce ne fosse stato effettivo bisogno; non c'è da portarsi dietro gli strascichi di una sconfitta sanguinosa, ma da trasformare quella rabbia in energia costruttiva; non serve più cercare il problema, ma la soluzione. E l'antidoto è uno solo: portare a casa i tre punti senza se e senza ma e preparare i prossimi impegni tenendo presente, anche se è bene andare per gradi, che sbancare Livorno forse sarebbe il vero “neuralizzatore” (chiedere ai Men in Black) per cancellare lo scomodo ricordo di Cremona. Le occasioni, insomma, ci sono: siamo solo a ottobre e qualche treno passa ancora, solo che è arrivato il momento di prenderlo al volo, senza tentennamenti, e rimanerci attaccati con le unghie e con i denti.

 

Remare tutti dalla stessa parte per i 90 minuti di oggi è più che mai fondamentale, poi, a bocce ferme, si potrà fare il primo bilancio. Abbiamo accennato del derby con il Livorno, ma non deve passare l'idea che oggi sia quella che nel ciclismo viene definita una tappa di trasferimento: al contrario, oggi è la dimostrazione che la partita più importante dell'anno è sempre quella da giocare. Una vittoria ci rilancia, mentre qualsiasi altro risultato potrebbe iniziare a scavare un solco non solo in classifica, ma anche tra squadra e tifoseria e, chissà, tra mister e dirigenza. No, non conviene a nessuno: non conviene ovviamente all'Arezzo, che quest'anno ha posto basi solide per un futuro più roseo e non conviene a noi, che poi ci stiamo male e passiamo una settimana a travasare bile. Non ci resta che aiutarli a vincere come facciamo sempre, meglio ancora se con un po' più di voce perché presumibilmente saremo un po' di meno ma evidentemente serve qualcosa in più. Comunque, tanti o pochi non importa, cavallino: “alza la testa, sentirai la nostra voce!”


scritto da: Luca Amorosi, 16/10/2016





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