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L'Arezzo di Sottili: pregi, difetti e prospettive dopo un terzo di stagione. Il bilancio? Positivo

La rosa, per spessore tecnico e profondità, è da terzo posto finale. E la squadra in questo momento è terza con due punti di margine sulle quarte: ciò significa che il lavoro di direttore sportivo, allenatore e calciatori è stato buono. Alessandria e Cremonese finora hanno sofferto nello scontro diretto, dimostrando però più continuità (dato non casuale). Gli amaranto devono ancora correggere alcuni difetti, ma hanno pure diversi pregi su cui fare affidamento. Di sicuro c'è solo che la filosofia perfetta non esiste e che i partiti pro e contro Sottili, come pro e contro Capuano, non vedono lontano



Sottili a colloquio con Arcidiacono durante la partita con il PiacenzaNei giorni scorsi ho seguito con curiosità il dibattito qui sul blog riguardo l'Arezzo di Sottili, che spesso è tracimato fino a rievocare l'Arezzo di Capuano con schieramenti pro e contro da ambedue le parti. Il calcio è soprattutto passione ed è un argomento che spinge a ragionare di pancia. E' sempre stato così, sempre lo sarà, almeno nella maggior parte dei casi. Vorrei invece cercare di analizzare le cose con il maggior raziocinio possibile.

Partirei da una considerazione: l'Arezzo, per spessore tecnico e profondità della rosa, è da terzo posto finale (salvo sovvertimenti dello status quo a gennaio, quando il mercato cambierà la storia per molte società). A oggi, dopo la tredicesima giornata, l'Arezzo è terzo da solo in classifica, con 3 punti di margine sulle quarte e un distacco cospicuo ma non incolmabile dalle prime due. Quindi è assolutamente in linea con obiettivi e potenzialità. Quindi il giudizio sul lavoro di direttore sportivo, allenatore e calciatori non può che essere positivo.

 

L'obiezione più frequente riguarda i punti persi negli scontri diretti di Alessandria e Cremona soprattutto, ma in parte anche Livorno, almeno fino a quando si è giocato undici contro undici. In realtà il fatto di aver giocato meglio degli avversari, o comunque di non aver sfigurato, non significa che l'Arezzo sia al pari delle primissime ma rispecchia in pieno le caratteristiche di una squadra che nella partita secca può battere chiunque e che deve convivere con qualche problema di gestione nel medio/lungo periodo.

In novanta minuti gli amaranto hanno le armi per fare male a chicchessia: queste armi si chiamano qualità, rapidità di giocata, capacità di attaccare gli spazi. Alessandria e Cremonese, con organici oggettivamente più ampi, per prevalere hanno dovuto sudare e appellarsi a qualche episodio salvifico. Finora però hanno dimostrato una continuità superiore e non casuale, tant'è che l'Arezzo due gare di fila le ha vinte solo una volta.

 

Grossi e Foglia concertano una punizione a PistoiaOvviamente ciò non significa che il campionato sia finito qui. Anzi. Ma non sarebbe nemmeno coerente caricare sulle spalle di tecnico e giocatori l'onere di arrivare primi per forza, con tutti gli annessi e connessi riguardanti pressioni ed eventuali contraccolpi per qualche risultato negativo. E' più logico pensare che quest'Arezzo debba puntare il più in alto possibile, limando i propri difetti (che ci sono) e sfruttando al massimo i propri pregi (che ci sono pure quelli).

Nella prima categoria rientra una fragilità che sembra quasi congenita. L'Arezzo è propositivo, intraprendente, frizzante e spesso sbadato. Non concede molte occasioni da rete agli avversari, perché ha un'organizzazione di gioco abbastanza chiara anche se non sempre oliata a puntino, però ne concede di clamorose. E gli errori commessi li ha pagati a carissimo prezzo. In qualche circostanza si è avuta la sensazione che venisse meno la giusta dose di cattiveria agonistica, come se vincere, pareggiare o perdere fosse più o meno la stessa zuppa. Questione di esperienza e di personalità, anche di amalgama. I gol subìti nei minuti finali, lo sfruttamento ridotto al minimo delle palle inattive e un'alternanza di moduli a volte troppo frenetica, anche a gara in corso, completano il quadro dei punti deboli su cui lavorare.

 

Di contro l'Arezzo è ficcante e sbarazzino. In trasferta ha raccolto relativamente poco, anche perché ha incontrato squadre toste, ma in casa non ha mai avvertito timori e paure: ha vinto sei volte su sette e nemmeno questo è un dato casuale. Trova il gol con frequenza e finora ha mandato a rete tutti gli attaccanti, da Moscardelli e Polidori a Erpen e Grossi, passando per Yamga e un incursore di livello come Foglia. C'è coesione di gruppo, il che rappresenta anche un premio al lavoro di Sottili, il quale sta riuscendo a far convivere giovani e anziani, dando a tutti l'opportunità di toccare il campo senza gerarchie cristallizzate. Gli amaranto sono stati sconfitti solo due volte, a riprova che i valori tecnici sono tutt'altro che disprezzabili.

Nel mare magnum delle discussioni online, per chiudere, ogni tanto ricompaiono i vecchi steccati legati a Capuano. C'è chi critica in modo esagerato Sottili perché rimpiange Eziolino, c'è chi elogia sperticatamente Sottili perché in realtà ce l'ha con Eziolino. Trovo ingeneroso bastonare l'allenatore di oggi per qualche imbarcata difensiva (più realistico pensare che alcuni singoli ogni tanto perdano la bussola), così come ritengo inveritiero accusare l'allenatore di ieri di aver rappresentato solo "palla lunga e pedalare" (il suo Arezzo era sempre super organizzato, altro che). Bisognerebbe ricordare che il calcio si fa in tanti modi e che la filosofia perfetta non esiste. Altrimenti l'avremmo già utilizzata pure da queste parti.

 

scritto da: Andrea Avato, 16/11/2016





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