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Stavolta niente rimpianti: Arezzo inerte e tatticamente sbagliato. Sostituzioni inefficaci

A differenza di quanto accaduto ad Alessandria e Cremona, gli amaranto hanno giocato male, imprigionati dentro un modulo che ne ha soffocato le qualità. A Pontedera le scelte di Sottili non hanno pagato ma l'errore più grande è stato quello di non riaggiustare la squadra a partita in corso. Inoltre sta venendo meno la brillantezza d'inizio stagione e chissà, forse il bailamme dei campi d'allenamento incide veramente...



amaranto, sguardi bassi per la sconfitta di Pontedera1. Ad Alessandria e Cremona la lista dei rimpianti era lunga e corposa. Stavolta no. L'Arezzo a Pontedera ha perso meritatamente, ha giocato male, ha corso meno e peggio degli avversari, non è mai riuscito a ribaltare lo sviluppo della gara. La squadra è stata inerte, imprigionata dentro un modulo tattico che ha inibito le qualità apprezzate nelle settimane precedenti. Senza dubbio la prestazione peggiore dell'anno.

2. Mai come stavolta le scelte di formazione di Sottili non hanno pagato. Muscat ha fatto rimpiangere l'ultimo Milesi. Arcidiacono mezz'ala possiamo considerarlo un esperimento fallito. Grossi continua a galleggiare molto al di sotto delle sue potenzialità. E il 4-3-1-2, come nel primo tempo di Lucca, non ha dato risultati tangibili.

3. Se in altre circostanze l'allenatore era stato oculato e solerte nel modificare assetto a match in corso, stavolta ha chiuso la partita così come l'aveva cominciata. I primi cambi sono arrivati al minuto 69, dopo oltre un'ora di sofferenza feroce. Siccome Sottili non è un folle, e siccome in sala stampa l'ha spiegato, era convinto che il problema non fosse la disposizione dei giocatori in campo bensì l'interpretazione agonistica della contesa. Una tesi che ha qualche fondamento, ma che lascia tantissimi dubbi. Al punto che non aver rimescolato le carte dopo un quarto d'ora, oppure nell'intervallo (quando il risultato era di parità), è parso l'autogol più eclatante, anche più del rombo a centrocampo disegnato all'inizio.

4. Una regola non scritta dice che è sempre meglio schierare un giocatore, magari meno forte, nel suo ruolo naturale piuttosto che adattarne un altro, con doti maggiori, fuori dal suo habitat tattico. Arcidiacono non è una mezz'ala e ha provato a recitare lo spartito a modo suo. Qualcosina ha combinato quando ha guadagnato spazi, qualcosa ha sbagliato nel gestire la sua zona, però non è stato tra i peggiori, visto che se non altro aveva il passo degli indiavolati avversari. Sottili lo ha fatto giocare lì per disporre di un'alta percentuale di qualità nel palleggio, unendola a quella di Grossi e delle due punte. Un'idea che si è scontrata subito con la realtà e che non è stata revisionata.

 

Arcidiacono sostituito da Sottili al 24' del secondo tempo5. A completare la serataccia anche l'inefficacia delle sostituzioni, con una girandola di posizioni modificate nello scacchiere. Usciti De Feudis e proprio Arcidiacono (perché?), Foglia è passato da mezz'ala a play, Grossi da rifinitore a intermedio di destra. Erpen si è messo sulla trequarti, Corradi sul centrosinistra ma l'Arezzo non ne ha tratto giovamento. Alzi la mano chi non ha sperato, anche solo per un attimo, il ritorno al caro, vecchio e rassicurante 4-4-2 per recuperare un minimo di certezze e di geometrie.

6. Grossi ha dovuto convivere con acciacchi che lo hanno penalizzato. E' giusto ricordarlo. Sta di fatto che senza quel gioiello su punizione al ''Melani'', tanto bello quanto estemporaneo, le sue ultime prestazioni sarebbero state tutte da matita rossa. Pistoiese, Piacenza, Pontedera: spremendo i 270 minuti, il succo è veramente di scarsa rilevanza. E l'Arezzo non può permettersi, specie contro avversari che vanno a mille, un Grossi così.

7. Viene anche qualche dubbio riguardo la brillantezza di una squadra che nelle ultime quattro apparizioni, Coppa Italia compresa, è sembrata legnosa e impacciata. A questo punto anche la vittoria sul Piacenza (meritata), assume un contorno diverso, con l'Arezzo che giocò quasi solo di rimessa. Forse era una necessità e non una scelta. Forse tutto questo bailamme dei campi d'allenamento comincia a pesare veramente.

8. Una partita letta nel modo sbagliato non significa che Sottili sia da mandare al plotone d'esecuzione. I meriti dell'allenatore, di cui parlavamo solo qualche giorno fa, restano e non si cancellano. Poi è vero che nel calcio tutto cambia e tutto evolve nel giro di qualche ora. E che i risultati si tirano dietro il resto. Però bisogna avere l'onestà intellettuale di ricordare le tappe di un percorso di crescita che va avanti: con più inciampi del previsto, ma va avanti. Semmai sarebbe ora che l'Arezzo trovasse una sua fisionomia precisa, evitando di snaturarsi così spesso che i contro diventano più incisivi dei pro.

9. Pontedera resta un campo ostico. Sarà irrazionale, sarà illogico, ma l'Arezzo lì non ci vince mai. Ormai bisogna farsene una ragione.

10. Disanto, a proposito di rimpianti, è uno dei più grandi. E' un '94, era dell'Arezzo, è bravo e si vedeva che era bravo anche in D. Fu lasciato partire senza dire ah e non si è mai capito perché. Mistero.

 

scritto da: Andrea Avato, 21/11/2016





Pontedera-Arezzo 3-2, intervista con Stefano Sottili

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