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Quando Minghelli non voleva arrendersi. E riusciva ancora a sorridere

Otto anni fa se ne andava Lauro, sconfitto dalla sclerosi laterale amiotrofica dopo vane terapie. Per ricordarlo, ripubblichiamo un'intervista che rilasciò nell'aprile del 1999, quando aveva appena scoperto la sua terribile malattia ed era già stato costretto ad abbandonare il calcio. Nonostante tutto, si portava dentro lo spirito battagliero che lo ha sempre accompagnato



otto anni dalla scomparsa di Lauro MinghelliIl 15 febbraio del 2004, a 31 anni appena compiuti, si spegneva Lauro Minghelli. Per ricordarlo, voglio ripubblicare un'intervista che Lauro mi rilasciò il 28 aprile 1999 per il Corriere di Arezzo. Aveva appena scoperto di avere una malattia tremenda, anche se ancora dai contorni indefiniti. In campo non metteva piede da diversi mesi, ma si portava dentro lo spirito battagliero che lo ha sempre accompagnato. Forse era incoscienza, forse era inconsapevolezza. L'unica cosa certa è che a rileggerle oggi, quelle parole, vengono gli occhi lucidi.

 

“Non voglio fare pietà a nessuno. Ho chiesto aiuto perché le cure costeranno una cifra molto alta, ma la compassione della gente non mi interessa”. Lauro Minghelli è fatto così, ha la testa dura. Non si è mai arreso di fronte alle difficoltà, non lo farà neanche stavolta. La dignità viene prima di tutto, ha ragione lui.
Mingo è affetto da sclerosi multipla. Almeno stando a quello che gli hanno detto a Milano. A Verona la diagnosi è stata diversa: sclerosi laterale amiotrofica. “In questo caso sarei messo un po’ peggio” dice Lauro. Ci scherza su, non si piange addosso. Ti aspetteresti di parlare con un ragazzo preoccupato, invece no. Non sembra così, magari i brutti pensieri ce li ha ma riesce a tenerseli dentro, a non farli scappare fuori. Adesso tutti parlano di lui, adesso intorno a Minghelli si è stretto il laccio della solidarietà. “Mi ha chiamato più gente negli ultimi due giorni che nei quattro anni precedenti” ha confessato. Tutte telefonate gradite, nonostante Mingo non sia mai stato un amante delle pubbliche relazioni. Il cellulare se l’è comprato appena due anni fa, prima di andarsene in vacanza all’Elba. E ci ha messo un bel po’ per accettare l'idea di tenerlo acceso. I primi tempi era un disastro: facevi lo 0368 e rispondeva sempre la Telecom Italia Mobile...
Minghelli arrivò ad Arezzo nel 1993. La società era appena rinata, in squadra c’erano Avantario, Danesi, Ghelli e Bracciali. Lauro era reduce da un piccolo calvario: si era operato al femore per un osteoma. Ciccio Graziani lo aveva visto giocare al Torino e se ne era innamorato. Il debutto non fu felice, l’Arezzo perse ad Ellera per 3-0, fece gol anche un certo Federico Nofri. Minghelli prese la traversa su punizione, ma nonostante tutto fu una bella giornata. Doveva essere la sua rinascita calcistica dopo un periodo di sofferenza, invece, col senno di poi, fu una mezza illusione. Alle 3 presenze di quell’anno, Lauro ne aggiunse 9 la stagione seguente, poi 14, poi 21 al primo campionato di C2 e 6 nel torneo scorso. Totale: 53 partite in cinque anni e un mal di schiena sempre più fastidioso, sempre più insopportabile.
Cure, diagnosi, medicine, una dopo l’altra. E ogni tanto, qualche partitella con i compagni per non perdere il ritmo. Alla fine fu il medico della Nazionale, il professor Ferretti, a capire: osteoma ad una vertebra. Un’altra volta sotto i ferri per rimuovere il tumore benigno. Solo che, a distanza di mesi dall’intervento, la sensibilità non tornava. Il braccio sinistro, la gamba sinistra: la forza non c’era. E un mese fa a Minghelli hanno detto: sclerosi. Tanti avrebbero piegato le ginocchia, Lauro no: “Se mi ritengo sfortunato? Credo che al mondo ci sia gente più sfortunata di me. Io almeno ho avuto la possibilità di svolgere una professione bellissima, ho fatto delle esperienze che non scorderò. Sono gli alti e bassi della vita, capita a tutti”.
Minghelli ha giocato in amaranto dal '93 al '98Minghelli calciatore era forte. Cosmi, una volta, lo definì un piccolo Tardelli. Piedi buoni, visione di gioco, dinamismo: una mezz’ala coi fiocchi, anche se poi ha giocato in tutti ruoli. Centrale di difesa, terzino destro e sinistro, mediano, regista, trequartista. Era diventato un jolly preziosissimo. Lauro sa che a pallone non potrà giocarci più: “Sogno di tornare in campo due o tre notti alla settimana. Mi è successo anche ieri, è una cosa che ormai capita regolarmente. Ad Arezzo stanno organizzando un’amichevole per me. Quel giorno ci sarò, darò l’addio al calcio”.
Minghelli è in attesa di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Il fisico comincia a non rispondere più: “La testa è a posto, il corpo un po’ meno. Non ho più il controllo totale dei movimenti, me ne accorgo. Correre non mi riesce, cammino male. Però vado in piscina e uso la bicicletta”. I medici italiani gli hanno consigliato di andare a Rochester, nello stato del Minnesota. Là hanno dei sistemi di cura più avanzati rispetto a quelli europei, là c’è qualcuno che può aiutare Lauro. E Lauro si accinge a volare col cuore tranquillo: “Sono più preoccupati gli altri di me. Sarà che io non mi rendo conto esattamente di quello che mi sta succedendo, ma per ora sono calmo. Andrò a Rochester l’8 maggio, ci rimarrò almeno due settimane. Se necessario, i medici mi faranno restare qualche giorno in più. Negli Stati Uniti usano delle terapie che si sono rivelate efficaci e che da noi non ci sono. Ne approfitterò per fare pure una piccola vacanza, vicino ci sono i grandi laghi del Canada, c’è Disneyworld. Quando non sarò in clinica, mi piacerebbe visitare questi posti. Chi verrà con me? Mio cugino, che parla benissimo l'inglese. Poi mio padre e un medico che seguirà tutte le cure”.
Il mondo del calcio non è rimasto insensibile alla vicenda di Minghelli. A dispetto dei luoghi comuni, nello sport c’è grande solidarietà fra colleghi. “Dovrei citare tantissime persone – ha ricordato Lauro. In primo luogo i miei genitori, i miei familiari, gli amici e Francesca, la mia fidanzata. Mi stanno tutti molto vicini. Poi mi hanno fatto piacere le iniziative che ci sono state fra i calciatori. Ringrazio Battistini e la Sangiovannese, Nofri e il Montevarchi, Scichilone e l’Acireale. Mi stanno aiutando dal Cosenza, dove giocano dei miei amici. Graziani ha fatto muovere anche il Torino, lui ha veramente preso a cuore la vicenda”.
Un discorso a parte lo meritano Arezzo e l'Arezzo. Minghelli: “A chi avrei potuto chiedere aiuto se non agli aretini? La società, i compagni di squadra, mister Cosmi, il diesse Sabatini stanno facendo tanto per me. E’ bello constatare che c’è affetto nei miei confronti, anche da parte della gente, soprattutto in certi momenti”.
Mingo non si lascerà schiacciare dal male. Non molla di un millimetro, neanche con le parole: “Mi dicono tutti in bocca al lupo. Beh, io prometto che questo lupo lo ammazzerò, lo farò crepare veramente. Contro la sclerosi, per ora, ci sono soltanto cure che possono tamponare la malattia. Però mi hanno garantito che nel giro di due o tre anni saranno utilizzate terapie più potenti”.
L’ultimo messaggio: “Mi raccomando, che non sia un’intervista pietista. Tanta gente forse non lo sa, ma la sclerosi si può sconfiggere”.

 

scritto da: Andrea Avato, 15/02/2012





In ricordo di Lauro Minghelli

Lauro Minghelli bandiera amaranto
COMMENTI degli utenti

Commento 1 - Inviato da: BOTOLOFIERO, il 15/02/2012 alle 07:52

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GRANDISSIMO LAURO SEMPRE NEI NOSTRI CUORI !!!!!!

Commento 2 - Inviato da: Amaranta, il 15/02/2012 alle 08:48

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Ricordo come fosse adesso quel 15 febbraio: stava per iniziare Arezzo Pistoiese e all'inprovviso l'altoparlante ci annuncio' la triste notizia.

Lauro sempre con noi!

Commento 3 - Inviato da: BOTOLOFIERO, il 15/02/2012 alle 14:43

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Voorei ricordare che l'ultima partita giocata da Lauro fu proprio in quel di Pontedera ......corsi e ricorsi storici quest'anno dobbiamo vincere anche per lui !!!!!!

Commento 4 - Inviato da: ciabu, il 15/02/2012 alle 19:03

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@Amaranta: verissimo...e fece ancora più male sentire dei ragazzini poco davanti a me che, durante il nostro applauso, si dicevano tra loro "e chi è sto Minghelli???". si che erano piccoli, però... :(

Commento 5 - Inviato da: il ferro, il 15/02/2012 alle 19:49

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quanta gente che gli vuole bene......segno che la persona era speciale. e gli aretini con tutti i loro difetti non dimenticano le persone per bene. al di là del pallone.

 

Commento 6 - Inviato da: Paul, il 15/02/2012 alle 20:09

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Mi ricordo anch'io quel giorno, la partita con la Pistoiese, la notizia, il rapido togliere di striscioni...ricordo anche un'episodio, Lauro era già malato, nella trasferta di Modena la sua apparizione... Lauro sempre con noi!