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SERIE C GIRONE A - Play-off e Play-out

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MONDO AMARANTO
foto amaranto di gruppo a Bruxelles - Belgio
NEWS

E' tutto sbagliato. No, siamo terzi in classifica. Novanta minuti per spostare umori e giudizi

L'Arezzo è sull'altalena dall'inizio della stagione, forse perché è umorale la città e umorali lo sono gli aretini. Finora ci sono state belle prestazioni e grandi speranze, poi inciampi imprevisti e delusioni cocenti. Qual è la verità da portare avanti? Ce lo dirà il campo, a cominciare da oggi. I tifosi saranno lì, di nuovo, per sostenere i colori di sempre. Stavolta però dovranno essere ripagati



la coreografia di Pontedera, attualissima anche oggiL'Arezzo è un'altalena. Forse lo è sempre stata, forse lo è la città e lo siamo sempre stati anche noi aretini e tifosi. Un attimo prima sali, vinci e va tutto bene, l'entusiasmo cresce, si può battere chiunque, i giocatori sono fenomeni e l'allenatore è un genio. Un secondo dopo scendi, perdi ed è tutto sbagliato, andare allo stadio è inutile, il campionato è finito, i giocatori sono brocchi e l'allenatore è un mentecatto. Questo è il calcio ed è anche il bello del gioco, finché dura poco, come si suol dire per gli scherzi. E sembrava proprio uno scherzo domenica sera, anche se poi ci siamo accorti che purtroppo era tutto vero. Alla fine a tutti indistintamente è sembrato un disastro ed è altrettanto comprensibile che, a caldo, possa anche scappare qualche “vaffa” all'indirizzo dei giocatori e di chi li ha schierati in campo, perché dipende anche da come le perdi, le partite: formazione sbagliata, voglia lasciata a casa, zero grinta e poche idee; la peggior partita dell'anno senza se e senza ma e la necessità di una svolta immediata, innanzitutto nel temperamento.

 

Ma oggi ci viene incontro, prima del consueto, l'occasione per rimediare e non pensarci più. Troppo poco tempo per apportare le necessarie correzioni o l'ideale per dimenticare subito Pontedera? Opterei per la seconda ipotesi, perché l'attesa logora, alimenta i dubbi, cova il tarlo del disfattismo e ogni scusa diventa buona per rintuzzare questo fuoco, vivo, che abbiamo dentro tutti noi botoli ringhiosi, tanto che alle volte sembra quasi che sotto sotto ci sia una specie di morboso godimento a dire che le cose non vanno e che bisogna mandare via tutti. C'è, forse, chi sarebbe già pronto a smantellare tutto e ripartire da zero. C'è poi l'altra campana, quella di chi dice di ricordarci da dove siamo venuti e di consultare gli almanacchi per rileggere la nostra storia. L'esatto opposto del disfattista cronico, forse un estremo altrettanto pericoloso.

 

tifosi amaranto a Carrara, unica trasferta vittoriosa di quest'annoAnno scorso non abbiamo fatto né la serie A né la Champions League, quindi vedere tutto nero non è nemmeno così onesto: discorso condivisibile, ma la verità solitamente sta nel mezzo. Quest'anno la rosa è migliorata e di conseguenza le aspettative della piazza sono aumentate, così come è più forte la delusione se le cose non vanno come dovrebbero. Si chiama proporzionalità diretta. Abbiamo detto, quindi, dei demeriti dei singoli e delle colpe dell'allenatore; abbiamo constatato una preoccupante involuzione nel gioco; abbiamo ipotizzato la mancanza di brillantezza fisica. Siamo tutti convinti che qualche problema ci sia e che Pontedera sia un campanello d'allarme dopo altre prestazioni sottotono. Insomma, abbiamo detto tutto ciò che si poteva dire, ma dalle parole c'è chi tra poche ore dovrà passare ai fatti, compresi noi tifosi con la nostra passione e la nostra voce, perciò basta così, per favore. Siamo ancora terzi ed è un ottimo piazzamento, anche se le prime due le vediamo col binocolo mentre avremmo potuto vederle a un palmo di naso. Ora solo il campo può mettere un pietra sopra a tutto ciò che è stato: una bella spinta e via, l'altalena si rialza in cielo e torniamo “a riveder le stelle”.

 

Serve solo questo, condito e insaporito dall'appoggio dei tifosi. Tifosi che si fanno i chilometri e hanno quindi il diritto sacrosanto di contestare una figura orrida come quella di domenica scorsa, ma che allo stesso tempo sentono il dovere e l'orgoglio di esserci ancora, se non di più; sempre vicini a chi deve, per lavoro, fare il meglio per la maglia e portarla al successo. I tifosi sanno che quel brutto capitolo è già chiuso e che alle 18 se ne apre un altro dello stesso libro, ma che può e deve essere completamente diverso dal precedente. È comunque un capitolo che va letto, quindi è inutile incrociare le braccia e rifiutarsi di fare la propria parte. Il coro dice “gioca bene, gioca male”, ché se giocasse sempre bene sarebbe pure troppo facile, quindi la squadra va incitata ancora e più di prima. In questi novanta minuti più che mai aiutiamoli, sosteniamoli, abbracciamoli virtualmente e facciamogli sentire il nostro calore, perché con una spinta l'altalena riparte, senza piano piano ci fermiamo. E chi si ferma è perduto. Forza Arezzo!

 

scritto da: Luca Amorosi, 25/11/2016





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