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SERIE C GIRONE A - Play-off e Play-out

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
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Filippo e le sue passioni, gli sci e l'Arezzo
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Dopo il crack di Pontedera è un Arezzo diverso. Qualche motivo per un ottimismo ragionato

La bruciante sconfitta contro la squadra di Indiani ha dato una svolta in positivo, come se gli amaranto avessero fatto tesoro degli errori commessi. Da lì in poi sono arrivati quattro risultati utili di fila (due vittorie e due pareggi) e l'applauso del pubblico dopo lo 0-0 con la Viterbese testimonia il gradimento per una prestazione battagliera e mordace. Visto lo score recente della Cremonese, si può guardare più su del terzo posto. Senza perdere equilibrio e senza disfattismi



la formazione amaranto schierata contro la ViterbeseDialogo sopra le ragioni d’un ottimismo prudente e l’infondatezza di un pessimismo paventato. Vorrei riassumere in questa maniera, facendo il verso ai titoli dei vecchi saggi in stile sette-ottocentesco, le considerazioni dopo il mini tour de force della scorsa settimana, concluso con il pareggio interno con la Viterbese. L’insulsa e offensiva prestazione di Pontedera pare aver dato una scossa positiva alla squadra e all’allenatore. Nelle successive quattro partite abbiamo ottenuto altrettanti risultati postivi ma soprattutto si è visto (con la parziale eccezione di un buon pezzo di gara a Prato, riscattato da un finale buono e vincente) un diverso modo di approcciare e gestire le partite, culminato con i primi 40 minuti di domenica sera che sono stati probabilmente il miglior avvio dopo quello d’esordio con il Como. Ecco quindi le ragioni del prudente ottimismo; il gruppo sta crescendo, pare aver tratto dalla serie di accidenti incontrati per strada (squalifiche ed infortuni che a partire da Livorno non ci hanno certo risparmiato) altrettante ragioni di forza.

 

Foglia si sta imponendo come perno dinamico del centrocampo, Bearzotti come preziosa arma in più nell’arsenale amaranto. Il giovane esterno d’attacco ogni volta che va in campo si fa trovare pronto e risponde anche con una duttilità tattica non indifferente alle necessità che si prospettano nel corso della partita. Con Solini abbiamo scoperto un giocatore prezioso ed efficace, Masciangelo lo conoscevamo già ma si conferma e intanto si recupera anche il piglio del miglior Sabatino e si apprezza la sagacia tattica e il senso dell’ordine e della posizione di De Feudis. Insomma i tasselli stanno andando al loro posto. Anche Sottili pare avere scelto l’assetto di base al quale affidarsi, un 4-2-3-1 che può trasformarsi all’occasione in 4-3-3 o in 4-4-2 ma sempre assicurando un adeguato equilibrio in mezzo al campo, limitando quella vulnerabilità che ha rappresentato il tallone d’achille della prima parte di stagione.

Davanti la Cremonese rallenta; dopo una incredibile serie di vittorie, alcune anche fortunate (serie cominciata purtroppo contro di noi) i grigiorossi di Tesser hanno battuto a vuoto due volte di fila, a conferma che il secondo posto non è una chimera irraggiungibile (attenzione, c’è da fare i conti con un Livorno in risalita, tosto e cinico come ha dimostrato lunedi sera). Torno su quanto già scritto la scorsa settimana: dobbiamo provarci fino in fondo perché la squadra i numeri li ha e perché i segnali sono adesso positivi per aspetto psicologico e condizione fisica.

 

De Feudis gestisce palla contro MunungaCerto non ci fosse stata la sciagurata espulsione di Moscardelli (per me comunque eccessiva anche se legittima interpretando fiscalmente il regolamento) saremmo forse a commentare il quasi aggancio alla seconda piazza. Quel secondo tempo in dieci uomini senza correre praticamente rischi e con il tentativo costante (frustrato dall’inferiorità e dalla stanchezza) di provare comunque a ribaltarla, è un segnale incoraggiante. L’applauso finale di tutto la stadio ad una squadra che non aveva vinto ma che aveva dato tutto è stata l’ennesima riprova da un lato della maturità del pubblico, che sa discernere e valutare una prestazione a prescindere dal risultato; dall’altro di ciò che la gente pretende sempre da chi indossa la gloriosa casacca amaranto. Vogliamo vedere impegno, grinta, voglia e concentrazione. Vogliamo vedere giocatori che non mollano l’avversario, che non passeggiano indolenti per il campo, che non smettono di correre e rincorrere. E’ la mancanza di questo che, dopo una serie di partite incolori culminate con la disfatta di Pontedera, si rimproverava alla squadra ed alla guida tecnica nella settimana successiva al ko subito dai ragazzi di Indiani. Ed è questo che è stato scambiato per disfattismo e pessimismo da parte della società, concetto esplicitato con prudenza ma in maniera chiara da Gemmi.

 

Allora, per chiarire ancora una volta e spero una volta per tutte: per noi e solo per noi l’Arezzo è tutto. Voi: dirigenti, allenatori, giocatori, andate e venite. Giustamente ognuno di voi percorre e sceglie la propria carriera e segue le proprie ambizioni. Arezzo e l’Arezzo sono una tappa, che può essere più o meno importante, più o meno (av)vincente. Qualcuno (lo hanno fatto in tanti e ci sarà una ragione) rimarrà legato a città e colori per tutta la vita, altri meno. Ma l’amaranto è solo per noi vita, amore, gioia, sofferenza, è quel brivido adrenalinico che ci fa gridare e cantare la domenica, che ci fa essere orgogliosi della nostra appartenenza. E’ in nome di questo che reclamiamo e pretendiamo rispetto ed impegno. Da tutti, dai dirigenti ai giocatori ognuno per la propria rispettiva competenza. Quando ci sono, il nostro appoggio, il nostro affetto, il nostro riconoscimento non manca e non mancherà mai. 

 

scritto da: Paolo Galletti, 15/12/2016





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