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Ponzio Pilato 2.0: nessuno decide, la partita non si fa, lo stadio resta vuoto. Ma perché?

Oggi si sarebbe dovuta giocare Arezzo-Perugia. Ma tra un rimpallo e un rinvio, gli organismi competenti se ne sono lavati le mani, quasi confidando nell'esasperazione della società amaranto che difatti, a poche ore dalla gara e senza indicazioni sulla gestione dell'ordine pubblico, ha annullato l'amichevole. Più in generale, mentre il derby di Siena è dietro l'angolo, sembra quasi che l'obiettivo reale sia quello di far fuori i tifosi organizzati. A vantaggio dei ''clienti''



stadio vuoto, annullata l'amichevole tra Arezzo e PerugiaSarà ricordata come la partita che non c'è. L'amichevole tra Arezzo e Perugia non si gioca più ma non c'entrano niente le due società, i loro impegni, i giocatori in rosa o la rivalità. Be', forse quest'ultima sì, ma perché ce l'hanno voluta far entrare per forza. L'Osservatorio se n'è lavato le mani: il comportamento meno giustificabile di tutti, perché se proprio sei convinto di una decisione, la prendi e basta. Invece qui non è stata presa una posizione e non è stata fatta alcuna scelta, se non passare la patata bollente al Gos che, a sua volta, ha preso tempo rimandando più volte la riunione decisiva, quasi a sperare nell'esasperazione della società amaranto e all'annullamento del tutto per tirare un bel sospiro di sollievo, cosa puntualmente avvenuta. Ma quello che viene da domandarsi è se sia legittimamente possibile comportarsi così, senza adempiere alle proprie responsabilità e ai propri impegni di autorità teoricamente competente. Non so se si possa parlare, appunto, di incompetenza, disorganizzazione o puro menefreghismo, fatto sta che sicuramente una tale faccenda denota quanto meno poca serietà. O al contrario troppa serietà di facciata, che porta a considerare una partita senza nulla in palio tra due squadre con tifoserie sì rivali ma separate da anni da due categorie diverse, come un evento ad alto rischio, manco dovesse arrivare il G8 in città.

 

Ma quanti perugini pensavate che sarebbero arrivati? In questo particolare momento storico, siamo certamente noi a sentire di più un derby del genere. Gli umbri, purtroppo, da anni fanno un altro campionato, quello in cui noi un giorno vorremmo tornare per giocarci davvero questo derby, con qualcosa in più in palio oltre alla gloria e allo sfottò al rivale. Si fa davvero fatica a credere in una mobilitazione di massa da Perugia per un'amichevole nel primo pomeriggio di un sabato di metà gennaio. Insomma, una faccenda che non meritava certo tutti questi riguardi.

 

 

E la cosa più pericolosa è che sembra un oscuro presagio: sì, perché se non si è riusciti a prendere una decisione serena e dettata dal buon senso per un derby amichevole, cosa può succedere la prossima settimana, quando le autorità dovranno disporre le misure di sicurezza per un altro derby, questo sì molto poco amichevole e con tre punti pesantissimi in palio? A questo punto chi ci assicura che a Siena potremo andare tranquillamente? Possiamo già immaginarci che non ci sarà il “porta un amico”, ma alzi la mano a chi non è balenata per un attimo nella mente, visto questo recentissimo precedente malaugurante, l'idea che possano addirittura vietarci la trasferta. Il passo, a pensarci bene, non è poi così lungo e se le autorità possono permettersi di non decidere senza la benché minima conseguenza, allora i tifosi sono ancor più nudi di fronte a chi dovrebbe tutelare il loro diritto alla sicurezza piuttosto che minare quello al movimento.

 

A quanto pare, qui la sicurezza non c'entra niente: l'unico obiettivo reale sembra quello di stroncare le sacche di resistenza dei gruppi organizzati di tutta Italia, per passare dal tifoso al cliente, dall'irriducibile allo spettatore quasi disinteressato, dagli stadi ai teatri. Sì, è vero, questa era solo un'inutile amichevole, ma potrebbe essere lo specchio che rivela la vera anima di chi sta dietro alle decisioni da prendere in materia. In un interessantissimo libro, Valerio Marchi parlava di moral panic, quell'ansia sociale, spesso amplificata dai media, nei confronti delle curve e degli stadi, degli ultras “teppisti” e dei tifosi che si organizzano e si mobilitano. Ecco, forse è proprio quest'ansia che ha colpito l'Osservatorio e il Gos. Peccato che in teoria ci dovrebbero essere figure all'interno con adeguate competenze e una discreta esperienza per lasciare da parte assurdi isterismi.

Va bene così; niente amichevole; poco male. Ma non toglieteci Siena: là vogliamo andarci, tifare per i nostri colori, tirare due berci ai “cugini” e perché no?, magari sfotterli se tutto va bene. Noi ci vogliamo essere, meritiamo di esserci, abbiamo le carte in regola per esserci: si chiamano diritti umani fondamentali.

 

scritto da: Luca Amorosi, 14/01/2017





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