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SERIE C GIRONE B - 13a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Imolese02Arezzo
Fano12V. Verona
Gubbio11Feralpi Salò
Samb11Legnago
Sud Tirol11Perugia
Carpi22Triestina
Cesena00Modena
Fermana11Matelica
Mantova21Ravenna
Padova53Vis Pesaro
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Lo zibaldone della trasferta di Foligno (bis). Ultrà, paccheri, 4 nane e due palle così

Lo zibaldone della trasferta di Foligno, dove l'Arezzo ha vinto 4-1 come non gli accadeva da cinque anni tondi tondi, quando andò a spadroneggiare in casa del Treviso con Spinesi, Elvis e il resto della compagnia. Era un altro periodo, c'era un altro clima, era serie B, per cui è meglio non pensarci troppo.



le quattro nane di FolignoLo zibaldone della trasferta di Foligno, dove l'Arezzo ha vinto 4-1 come non gli accadeva da cinque anni tondi tondi, quando andò a spadroneggiare in casa del Treviso con Spinesi, Elvis e il resto della compagnia. Era un altro periodo, c'era un altro clima, era serie B, per cui è meglio non pensarci troppo.
A come arrestatelo! Pare che nel dopo gara di Foligno, stando ai racconti di chi c'era, un tizio abbia lanciato una sassata contro il serpentone delle macchine aretine che stavano riprendendo la via di casa. Così, senza motivo. Qualcuno sarebbe sceso dalle auto per farsi giustizia e il tipo, vista la mal parata, dicono si sia fiondato a gambe levate verso i celerini in arrivo, sostenendo di essere un poliziotto in borghese e trovando protezione. Non c'ero, non so se si tratti di cronaca o leggenda, ma sull'episodio va fatta luce in fretta. A Pagani, nel maggio scorso, in due balletti saltarono fuori filmati e riprese tivù. Qua deve accadere la stessa cosa, specie se venisse confermato il fatto che il teppistello era effettivamente un agente fuori servizio. Cosa che darebbe molto da pensare.
B come broncio. Vincenzo Chianese è il prototipo dell'attaccante: gioca per il gol, si muove per il gol, vive per il gol. Siccome buttarla dentro è la sua missione, è un egoista come tutti i centravanti veri. Sul punteggio di 3-1, col Foligno in dieci e un centrocampista messo in porta, il ventenne Essabr lo ha supplicato di lasciargli tirare il rigore. Il penalty se l'era procurato proprio Oussama, che voleva segnare la prima rete della sua stagione. Ma Vincenzo, 33 anni e il pelo sullo stomaco, non ha sentito ragioni: come fanno i babbi con i figlioletti che puntano i piedi e reclamano la caramella, ha detto no. Il rigore l'ha tirato lui e l'ha trasformato. L'imbronciato Essabr segnerà con la Paganese.
C come contegno. La cosa più bella che può capitare durante una telecronaca è veder segnare il gol decisivo all'ultimo secondo e buttare tutta la voce che hai dentro al microfono. Mi è capitato la settimana scorsa con il Lecco, quando Maniero la infilò in rete al 93esimo. A Foligno invece mi sono dovuto contenere, specialmente sul 3-1 che ha chiuso la partita. Pigiati come sardine, io e i colleghi del posto stavamo seduti gomito a gomito. E nel silenzio dell'intera sala stampa, non ho avuto il coraggio di metterci troppa enfasi. Ho così rimpianto il box del Comunale di Arezzo, dove di solito ho solo Stefano Butti vicino. Con lui, ormai, non c'è vergogna di niente e posso anche rotolarmi per terra, come stava per accadere dopo il gol di Maniero di cui sopra.
D come di corsa. A Foligno funziona il vecchio detto, secondo cui “chi prima arriva, meglio alloggia”. La tribuna stampa è talmente piccola che per conquistare un posto a sedere, bisogna fare la guerra. E se arrivi tardi, addio, devi restare in piedi per un'ora a mezza. Così domenica ho dovuto strozzare il boccone per presentarmi in postazione in abbondante anticipo. E non è bastato lo stesso, visto che qualcuno era stato più solerte di me. Poi per fortuna hanno fatto traslocare un po' di colleghi dalla parte opposta dello stadio, in gradinata, e sono riuscito a mettere le terga su una seggiola. Solo che il problema di fondo rimane e non riguarda la logistica: perché costringere i giornalisti, categoria rispettabile, a mangiare con l'imbuto?
E come esultanza esagerata. Gol del 2-1, De Oliveira chiama i compagni sotto il settore per festeggiare. Il primo ad accorrere è Carmine Coppola, che il sangue ce l'ha caldo dalla nascita. Gira dietro il cartellone pubblicitario, arriva accanto al portoghese, urla qualcosa che non sapremo mai cos'ha detto e poi, notata una panca proprio lì a un metro, la ribalta e la lancia per terra. Così, giusto per scaricare l'adrenalina. Il pubblico si gasa e anche in tribuna stampa, a dirla tutta, arriva la botta d'energia. Coppola, un trascinatore!
Sereni fa festa con i tifosiF come forse. Forse De Oliveira non è un brocco. Forse Chianese non è finito. Forse Venitucci non è solo apparenza. Forse Terra non è un piantagrane. Forse Togni è meglio non avercelo buttato nella Chiana. Forse Miglietta aveva solo bisogno di recuperare un po' di condizione. Forse Semplici aveva ragione. Forse.
H come Horacio (Erpen). Il calcio ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Vedere l'argentino scaldare la panchina non è il massimo. Ma la ruota girerà, gira sempre la ruota.
I come interpretazioni. Il gol di Togni è stato bello, la sua esultanza ancora di più, anche perché è tutt'ora in corso la gara a chi indovina l'esatto significato del gesto fatto dal brasiliano, in piena trance agonistica, sotto il settore dei tifosi amaranto. Mani parallele, pollici e indici in estensione, Togni urlava con quanto fiato aveva in corpo. Secondo alcuni, il giocatore stava dicendo “vi faccio un culo così”. Ma non si capisce né il destinatario della minaccia, né lo scopo. Ipotesi scartata. Secondo altri, Togni andava ripetendo “mi faccio un culo così”, e sottintesa c'era la fatica accumulata per ritagliarsi un posto in squadra. Ma anche questa teoria non fila. Per altri, infine, Togni voleva sottolineare ben altro concetto, e cioè “c'ho due palle così”. Perché quando tutti lo davano per morto, è risorto (calcisticamente parlando). Pure noi propendiamo per questa terza ipotesi.
L come Leonardo (Semplici). Nei giorni scorsi in molti hanno ironizzato sul destino comune che sembrava profilarsi davanti al Leonardo dell'Arezzo e a quello del Milan. Per adesso però entrambi sono rimasti al loro posto e la cosa curiosa è che, fatte le debite proporzioni, le prospettive del Leonardo amaranto paiono migliori di quelle del Leonardo rossonero. Se Semplici possa vantarsi di questo, è obiettivamente opinabile.
M come mistero. Arezzo-Lecco: Croce a sorpresa va in tribuna. Semplici a fine gara dichiara: “Scelta tecnica”. Scelta tecnica? La sala stampa mormora e bisbiglia. Vigilia di Foligno-Arezzo, Croce non convocato e aggregato alla Berretti (dove segna due gol). Versione ufficiale: scelta tecnica. Scelta tecnica? Nelle redazioni si mormora e si bisbiglia. Nessuno lo dice, ma la realtà è diversa: Croce deve allungare il contratto. Se non firma, non gioca. Come Martinetti l'anno scorso, solo che l'anno scorso tutto il popolo sapeva. Quest'anno invece l'Arezzo funziona come il vecchio Cremlino, quando Breznev era in fin di vita e la versione ufficiale recitava: raffreddore. A Croce, considerando il parallelo, consiglio di toccare ferro. O di firmare.
P come paccheri. Al ristorante “le mura” di Foligno (è pubblicità ma chissenefrega?) mi hanno servito un piatto di paccheri (pasta corta tipo rigatoni) conditi con un sugo di cinque carni diverse: maiale, manzo, oca, coniglio e non mi ricordo il quinto animale. Avrei fatto volentieri il bis, evitato soltanto perché il tempo stringeva e bisognava andare a occupare il posto in tribuna stampa, come si faceva al cinema una volta.
O come orfano. Semplici, calcisticamente parlando, ad Arezzo è un figlio di nessuno. E' stato scelto dal presidente su consiglio di Sili, che adesso in società non c'è più. E l'affetto di Mancini per gli allenatori, lo insegna la storia, non ha mai resistito più in là di San Silvestro (quando è andata bene). Ceravolo si è ritrovato Semplici in panchina e il loro rapporto ha conosciuto momenti di frizione soprattutto per questo motivo. Intorno alla convivenza tra allenatore e direttore generale si gioca la vera stagione dell'Arezzo. Se qualcuno ha un consulente coniugale da consigliare, si faccia avanti. Gli espedienti che troveranno i soggetti in questione per tenere vivo il rapporto, io non li voglio sapere...
niente rigore per EssabrQ come quattro nane. Davanti al ristorante citato poc'anzi scorre il fiume Topino, che se scorresse ad Arezzo, diventerebbe il luogo di villeggiatura di tanta gente... Ma al di là di questo, a catturare la mia attenzione sono state le quattro nane che sguazzavano a mollo. Memore delle cinque nane di Cremona, riportate a casa tra mille sofferenze, ho preso la cosa come un infausto segno del destino. Invece le quattro nane si sono rivelate un portafortuna che ha infranto mille tabù. 4-1 e... mai foto fu più azzeccata.
R come redivivo. De Oliveira l'anno scorso ha trascinato il Modena alla salvezza. In serie B. Quest'anno sembrava una zavorra per l'Arezzo. In C1. Qualcosa non quadrava, a meno che il buon Pedro non avesse mandato il suo fratello gemello a farne le veci. A Foligno, come accade spesso, l'anatroccolo si è fatto cigno e come d'incanto è riapparso il De Oliveira vero, che ha pure segnato un gol bellissimo. Il vituperato Semplici ha vinto la sua scommessa.
S come sfatare (i tabù). Nella domenica più delicata dell'avvio di stagione, l'Arezzo ha abbattuto il tabù delle vittorie esterne, delle vittorie a Foligno e delle vittorie con Piero Mancini al seguito. Dopo la lunga sfilza di trasferte amare, in cui l'Arezzo portava a casa un pareggino quando andava bene, il pres si è tolto lo sfizio di vedere la squadra passeggiare sugli avversari. E la camicia rosa sfoggiata allo stadio “Blasone” si è trasformata di colpo in un insperato portafortuna. Proprio come le nane.
T come taggare. Il mio amico Giulio ha scattato foto bellissime a Foligno. Ce ne sono alcune fatte apposta per finire sullo sfondo del desktop e altre, con i giocatori che festeggiano davanti al settore dei tifosi amaranto, che ho minuziosamente controllato per scorgere i volti degli amici. Ne ho riconosciuti parecchi, nonostante l'espressione stravolta dalla contentezza (o dall'alcool?). Qualcuno, incresciosamente a torso nudo, verrà impietosamente taggato su facebook, così impara a fare finta di avere il fisico!
U come ultrà. Di solito stanno sugli spalti, a volte però capita di trovarli in mezzo al campo, vestiti con la divisa da gioco e le scarpette bullonate. L'Arezzo ne ha scoperto uno nelle ultime settimane. Si chiama Samuele Sereni e di professione fa proprio l'ultrà amaranto. Basta vedere con quanta e quale veemenza festeggia i gol segnati, lui che fino a un paio d'anni fa cantava “la nostra fede è una soltanto” dalla Minghelli. Nei ritagli di tempo, per completezza d'informazione, Sereni arrotonda giocando a calcio da terzino sinistro.
Z come zibaldone. Prossima trasferta, Como. Nel 98-99 ci perdemmo 2-1, ma ho ancora in mente la punizione che segnò Max Giacobbo. Chi c'era?

scritto da: Andrea Avato, 13/10/2009