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SERIE C GIRONE B - 1a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
IN SERIE B
Vicenza, Monza, Reggina, Reggiana
PLAY OFF
Reggiana 1 0 Bari
PLAY OUT
Pianese 0 0 Pergolettese
Olbia 1 0 Giana Erminio
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Gozzano, Pianese, Giana Erminio, Rimini, Arzignano, Ravenna, Rieti, Rende, Bisceglie
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Generoso sì, efficace no. E il 3-5-2 convince solo a metà. L'Arezzo deve darsi una svegliata

La squadra ci mette impegno ma sembra sfilacciata e stanca. E le buone giocate, a differenza di prima, nascono più dagli spunti individuali dei calciatori che dalla coralità della manovra. La partita di Meda contro il Renate, in questo senso è stata emblematica. Il modulo con la difesa a tre non sta dando i frutti sperati, al punto che non è un caso se nelle ultime giornate ha segnato soltanto Moscardelli, dentro un periodo di flessione generale. In questo momento servirebbe la freschezza di Bearzotti. E serve una vittoria con la Pistoiese per rialzare la testa



modulo, condizione fisica, questioni tecniche: l'Arezzo è in un periodo di flessioneLa colpa è della maglia bianca. Bellissima, con il cavallino che spicca netto all’altezza del cuore, ma è un fatto che con questa divisa indosso abbiamo rimediato la sberla di Cremona, le sconfitte di Pontedera e ora di Renate, le modeste prestazioni di Pistoia e di Livorno. Fa eccezione l’exploit di Como, ma quello era il periodo in cui il vento gonfiava le vele del vascello amaranto. In subordine tra gli imputati per il mancato risultato di sabato c’è il bitorzoluto e duro terreno di gioco di Meda: ma altro non poteva attendersi, giacchè quell’impianto sorge sulle rovine della velenosa ICMESA (i più vecchi, come me, la ricorderanno come uno dei primi allarmi sull’avvelenamento dell’ambiente) e pertanto intuibilmente “velenoso” anch’esso. Il sofisma, palesemente assurdo, cerca di seguire per paradosso i commenti del dopo partita degli addetti ai lavori. Buon gioco, tante occasioni... Mah… Peccato, perché una delle qualità migliori di Sottili era l’onestà intellettuale con la quale fotografava la prova dei suoi nel bene e nel male. Una lucidità che nelle ultime settimane pare esser venuta meno e anche questo potrebbe essere un segnale di difficoltà del gruppo (questioni fisiche o mentali?) sul quale riflettere.

 

In Brianza mi par d’aver visto (in ciò confortato dalla unanimità o quasi dei commenti su giornali e siti) una squadra magari generosa ma sfilacciata e stanca, che cerca e quasi trova la buona giocata in virtù delle doti tecniche dei singoli che ogni tanto si inventano qualcosa; ma si è trattato per lo più di iniziative estemporanee, senza una manovra vera e con pericoli assai limitati per l’avversario. Il centrocampo ha fatto una fatica dannata a far gioco sotto la pressione dei neroazzurri, Foglia ha finito la benzina dopo mezz’ora, De Feudis e Corradi, costantemente aggrediti e spesso con compagni distanti parecchi metri, sono andati sovente in difficoltà non riuscendo mai a dettare ritmi e schemi. Scarso l’apporto degli esterni sacrificati in un improduttivo podismo. E’ anche vero poi, che senza quell’erroraccio della linea di difesa probabilmente sarebbe finita a reti inviolate, perché anche il Renate si è dedicato soprattutto alla chiusura degli spazi. Purtroppo siamo finiti vittime della moda corrente che impone di far costruire la manovra a partire dalla difesa a prescindere dalla ruvidezza o meno dei piedi di chi si prende l’incarico di impostare il gioco. Così, con l’avversario in pressing alto, abbiamo fatto due passaggi orizzontali tra i difensori: Solini a Barison, Barison a Muscat. Chi ha praticato un po’ di calcio ricorderà che tra le prime cose che si insegnavano c’era che in difesa non si passa mai la palla per linee orizzontali perché rischi di perderla e beccare l’infilata.

 

Moscardelli contende un pallone a Cincilla nella partita di MedaE infatti voilà: la frittata è fatta, paisà! (Bennato cit.) Quando la sfera è arrivata a Muscat (che s’è beccato improperi e votacci per colpe sue ma non solo sue), al maltese è toccato avventurarsi nella terra per lui incognita e rischiosa del dribbling, dal quale è uscito a fatica ciabattando corto ed innescando la letale ripartenza altrui; da quella parte doveva chiudere (secondo lo schema 3-5-2) Yamga, che avrebbe dovuto precipitarsi a coprire come quinto di fascia ma che s’era spostato in avanti a seguire la logica dell’azione e non ci ha proprio pensato a scapicollarsi all’indietro; del resto nel suo dna non c’è, e si vede, la propensione all’adattamento sulla linea di difesa. Come si temeva, la scelta di schierarsi a tre dietro regge bene davanti ad assalti frontali ma va in sofferenza se l’avversario allarga il gioco e gli esterni non coprono (magari per rifiatare perché il sistema in questione li sfianca): si rischiano così voragini sulle corsie esterne con rischi correlati.

 

Dopo le parole di De Feudis nel dopo gara (“ormai ci conoscono”, ovvero ci bloccano a centrocampo facendo densità, riducendo gli spazi per gli uno-due, raddoppiando sulle fasce, mettendoci in minoranza nei duelli in mezzo al campo con le punte che restano isolate ) si pone con forza la questione dell’impostazione tattica della squadra. Probabilmente non è un caso che nelle ultime partite il gol l’abbia trovato il solo Moscardelli, uno capace di inventarseli dal nulla o di sfruttare con l’esperienza i pochi spazi concessi. La questione richiede urgente soluzione e proprio in questi momenti si evidenzia la latitanza dei presunti top-player che a luglio dovevano spaccare le partite e risolvere i momenti difficili, giocatori sui quali Sottili pensava di poter contare ad occhi chiusi e che invece si ritrova a dover gestire quasi come un peso, alla luce del loro finora pressoché nullo contributo agonistico e tecnico. Ma gli alibi, come dice Gemmi, non sono ammessi. Per di più non c’è tempo da perdere. Piacenza e Giana si fanno sotto ed il Livorno ce l’abbiamo di nuovo sottobraccio, appiccicoso come il vento di mare. Un’idea potrebbe essere tornare al 4-3-3, utilizzando magari il finalmente recuperato Ferrario, e soprattutto mandando in campo chi sta bene e chi ne ha voglia, senza guardare al pedigree o al curriculum. La riproposizione della difesa a tre, per dire, non può prescindere ora dall’impiego di Bearzotti, in buona forma e assai più duttile tatticamente, elemento in grado di ingaggiare l’uno contro uno in maniera convincente. Lunedi sera si gioca in notturna, come un anno fa, nella “notte della grande vergogna”. Non c’è tempo però per guardare indietro né per pensare a qualcosa di diverso dall’oggi. D’obbligo rialzare la testa e riprendere la corsa. Con tutta la rabbia. Con tutto l’amore.

 

scritto da: Paolo Galletti, 22/03/2017





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