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Sorrisi amaranto. Una vittoria che vale più di tre punti per un Arezzo che ha cambiato pelle

Una squadra che veniva da sette successi consecutivi contro una che nelle ultime sette giornate aveva perso tre volte e segnato solo quattro gol, tutti firmati da Moscardelli. I pericoli a Piacenza erano tanti, ma il campo ha detto che Sottili sta trovando equilibri diversi, visto che adesso c'è meno rapidità e più compattezza, anche perché è cambiato il modulo tattico. Dalle segnature di Corradi e Bearzotti alla solidità di Muscat, dall'ennesima prova maiuscola di Moscardelli all'apporto di Ferrario: ecco cosa lascia di buono la trasferta al ''Garilli''



Corradi e Bearzotti, gol decisivi a PiacenzaE' un Arezzo diverso. Se la metamorfosi sia provvisoria o definitiva, lo dirà il tempo. Di sicuro la squadra di oggi ha cambiato pelle, un po' per le scelte tecniche e tattiche di Sottili, un po' per la rotazione dei giocatori disponibili e un po' perché il girone di andata è una cosa e il girone di ritorno un'altra. Da sempre. 

L'Arezzo di adesso è meno frizzante e più solido, è meno svelto e più compatto. Prima attaccava a spron battuto, dava la sensazione di fare gol da un momento all'altro, ma faticava a tenere il risultato e si faceva rimontare troppo di frequente. Ora quelle combinazioni ficcanti di punte e centrocampisti si vedono più di rado, però la squadra ha imparato a difendere con raziocinio, con cuore, sacrificando qualche uscita in palleggio per non rovinarsi prestazioni e risultati.

 

Sottili dice che ogni vittoria porta tre punti e quella di Piacenza ha lo stesso valore di quella con la Pistoiese o, magari, di quella che verrà con il Pontedera. Vero, ma non fino in fondo. Ci sono incroci della stagione che indirizzano umori, pensieri, stati d'animo e che, oltretutto, disegnano la classifica. Il 2-1 del ''Garilli'' ha un peso specifico superiore alla media. Il Piacenza veniva da sette successi di fila, si stava avvicinando dentro la zona play-off e aveva la testa sgombra. Averlo battuto con merito significa molto.

Anche perché il momento dell'Arezzo era diametralmente opposto. Sette partite con alti e bassi, 4 gol appena all'attivo (tutti di Moscardelli), tre sconfitte dure da digerire e l'impressione di una flessione generale, fisica e mentale, che lasciava più di una preoccupazione: un altro passo falso avrebbe aperto una crisi dalle conseguenze pesanti. Invece no: questo gruppo, cioè allenatore più giocatori, ha dimostrato una volta di più la capacità di reagire alle avversità.

 

 

Sono tornati i gol dei centrocampisti e questo, di solito, è un dettaglio sinonimo di salute. Corradi ne ha firmato uno bello e difficile con la naturalezza dei giocatori di qualità. Quando può muoversi secondo estro e ispirazione, è un elemento difficilmente marcabile, che lavora tanto sul piano tattico e che marchia le partite. Bravo anche Bearzotti: la sua segnatura è da applausi per tecnica e freddezza. Non era facile conservare lucidità al minuto 72, dopo aver corso su e giù per la fascia, in una posizione che favorisce gente di gamba piuttosto che giocatori di spunto.

Il dibattito sugli effetti benefici del 3-5-2 e delle sue varianti (3-4-2-1 come ieri o 3-4-1-2) resta aperto. Mettendo sulla bilancia pro e contro, forse l'Arezzo ci perde qualcosa. O forse no, dipende dai punti di vista. Dietro, in effetti, Muscat ha più possibilità di mettersi in luce e meno disagi. Sabatino da pendolo per centoventi metri si sente a casa. E l'apporto di Ferrario, per centimetri ed esperienza, non è di poco conto. Viene meno un po' di fluidità nella manovra, aspetto su cui si può migliorare.

 

Bisognerà capire se il 4-4-2 tornerà buono nelle prossime settimane, magari nelle sfide al cardiopalma dei play-off, o se l'evoluzione della squadra ha preso una strada da cui non si torna indietro. Di sicuro il 2-1 di Piacenza ha riportato il sorriso, corroborato da un'altra prova maiuscola di Moscardelli, il quale continua a mettere in mostra i pezzi pregiati del repertorio con una costanza ammirevole.

In teoria, ma solo in teoria, a sei giornate dalla fine l'Arezzo avrebbe l'opportunità di puntare ancora al secondo e, udite udite, al primo posto. Il -7 dall'Alessandria e il -4 dalla Cremonese non sono distacchi incolmabili. Solo che questo campionato, specie dopo il giro di boa, ci ha insegnato che da un turno all'altro il mondo cambia. E che ogni volta c'è qualche risultato che fa saltare il banco. Dunque, niente voli pindarici. I conti li rifacciamo a Pasqua dopo aver affrontato Pontedera, Giana Erminio e Lupa Roma

 

scritto da: Andrea Avato, 02/04/2017





Piacenza-Arezzo 1-2, intervista a Stefano Sottili

Piacenza-Arezzo 1-2
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