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SERIE C GIRONE A - Play-off e Play-out

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
IN SERIE B
Vicenza, Monza, Reggina, Reggiana
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Reggiana10Bari
PLAY OUT
Pianese00Pergolettese
Olbia10Giana Erminio
IN SERIE D
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NEWS

Cosa resterà di quest'annata. Rimpianti, il Mosca, rimpianti, i rospi di Siena, rimpianti...

Mentre stanno per disputarsi le semifinali play-off a Firenze, da noi è tempo di bilanci e consuntivi. E' stata una stagione con tante illusioni e un epilogo amaro, ma non completamente da buttare. Le basi per ripartire ci sono e un minimo di continuità è assicurata. Ai tifosi rimangono nella memoria e nel cuore alcuni flash su tutti: la prima partita di Coppa a Carrara (maglia rosa e doppietta di Sirri), il tremendo finale di Cremona, il lunedì notte di Livorno, la rovesciata del capitano a Prato, il colpaccio al ''Franchi'' e quella genuina esaltazione spenta da un finale di campionato al rallentatore



la spettacolare coreografia dei tifosi amaranto a SienaE a noi tifosi cosa resta? In questi giorni potevamo ancora giocarci le chance di promozione ai playoff, invece tocca vedere quattro squadre ancora vive per le fasi finali a pochi chilometri di distanza e guardare con simpatia al Benevento che sale in serie A, così come poco prima avevamo visto esultare la Spal: due società che un annetto fa festeggiavano l'approdo in B. Noi invece ci lecchiamo nuovamente le ferite al termine di una stagione finita presto, troppo presto.

In uno schioccare di dita si sono volatilizzate le nostre speranze di promozione, forse premature tanto quanto l'eliminazione al primo turno, anche se non puoi dire al tifoso di non crederci, di guardare in faccia la realtà, di tenere i piedi per terra perché è il primo anno che ci proviamo, ché la rosa è inferiore ad altre contendenti, ché altre hanno speso di più per raggiungere lo stesso traguardo.

È finita così, ma al di là di un iniziale e inevitabile sconforto, c'è la sensazione che si possa guardare al futuro con fiducia, che stavolta non si debba ripartire da zero, che ci sono basi importanti come il rinnovo del direttore sportivo, l'inizio dei lavori al Chimera, la possibile conferma di uno zoccolo duro di giocatori che vada a far parte dell'organico anche per la prossima stagione e l'imminente annuncio del nuovo allenatore.

 

 

Cosa ci resta allora? Restano, almeno a me, un gruzzolo di ricordi che comunque mi regalano un sorriso, e altri, che provo a evitare accuratamente di richiamare alla memoria, che sono come pugnalate. È finita presto ma era anche iniziata presto, o almeno questa è la sensazione che ho. A fine luglio, infatti, eravamo già ognuno al suo posto per la Coppa Italia; i giocatori in campo, noi sugli spalti.

Quelle prime trasferte, con tanta curiosità di vedere il nuovo Arezzo all'opera e sogni ancora troppo acerbi da schiudere dal cassetto; le maglie rosa, il settore orrendo di Carrara, dove la doppietta di Sirri (vola davvero, una stagione) ce la siamo quasi immaginata, e di contro quello del bellissimo stadio di Cesena, a due passi dal campo; la voglia matta di calcio giocato e due prestazioni che facevano ben sperare.

Poi ricordo bene l'esordio in campionato contro il Como: travolgenti per poco più di un tempo, distratti e spaventati alla fine. Una doppia faccia che gli amaranto si porteranno dietro praticamente fino alla fine. Scorri la carrellata di immagini cristallizzate in testa e non puoi non soffermarti sulla trasferta di Cremona, quella in cui avremmo potuto imboccare una strada e invece forse ne abbiamo presa un'altra... Ottanta minuti da tramandare ai futuri nipotini, forse una delle trasferte più belle della mia ancora giovane vita fino a una dozzina di giri di lancette dalla fine, poi l'incubo e il ritorno in pullman tra l'incredulo e lo sgomento.

 

 

Tant'è, col segno di poi scappa quasi un ghigno pensando all'ineluttabilità del calcio e della vita. Elettrica ed entusiasmante anche al fischio finale, invece, quella di Livorno. Quella del lunedì sera in quattrocento, della doppia inferiorità numerica e della resistenza stoica. Quella del “ricordo il primo giorno che ho visto Livorno” e così via! Sono proprio le trasferte a lasciarmi i ricordi più belli, tranne spiacevoli eccezioni.

Come non richiamare alla mente, con un brivido lungo la schiena, la rovesciata di Moscardelli a Prato: un secondo, forse due, di totale incredulità, poi le mani nei capelli e la corsa fino alla balaustra per urlargli: “ma che gol hai fatto?”. E pensare che sarà il primo di una lunga serie di eurogol: la doppietta al volo contro la Carrarese per chiudere l'anno solare, la parabola telecomandata dagli dei del pallone nel derby contro i labronici a casa nostra, il pallonetto delizioso contro la Pistoiese...

In mezzo, le cinque vittorie di fila che ci avevano galvanizzato e illuso. Tra queste, il sacco di Siena sotto gli occhi di più di mezzo migliaio di rospi indiavolati e la vittoria ammazza-capolista davanti a una sud vestita a festa come non si vedeva da anni. Peccato che i bei ricordi inizino a finire qua...

 

uno degli striscioni appesi allo stadio dopo l'eliminazione play-offIn casa il fortino diventa terra di conquista e così anche in trasferta la gente comincia a scarseggiare e di conseguenza esserci conta un po' di più ed espugnare il campo avverso prende un sapore ancor più dolce: vedere alle voci Piacenza e Tivoli, ultimi lampi orgasmici dentro un epilogo scottante. Due vittorie diverse ma entrambe sofferte, come da tradizione, con quell'orgoglio smisurato e quelle esplosioni di gioia difficili da giustificare a chi non è come noi.

E allora le parole non servono più. È finita male, ma questo viaggio ci ha regalato bei momenti di genuina esaltazione, perché nessun anno è mai del tutto da buttare e in ogni esperienza c'è qualcosa da tenere e portarsi con sé. Quei momenti per cui un tifoso vive; quelli che cerchiamo ogni maledetto weekend e che inseguiremo anche il prossimo anno, sperando che diventino finalmente una piacevole consuetudine.

 

scritto da: Luca Amorosi, 11/06/2017





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