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No closing. Danni collaterali, garanzie e prospettive. Ma Ferretti non poteva non trattare

Sarebbe stato un atteggiamento folle o in malafede non sedersi al tavolo con Clouditalia. Ed è chiaro che questa settimana di stallo ha avuto dei contrattempi: Magi è saltato, Santini anche e Gemmi (se accetta di restare) va rimesso dentro al progetto. Però il presidente, dopo anni di veleni e ambiguità, si è mosso con trasparenza e, verosimilmente, l'affare non è sfumato per sua scelta. Adesso dovrà rassicurare la piazza e garantire l'iscrizione. Per il mercato c'è tutto il tempo che serve



Riccioli, Ferretti e Gemmi, si ricomincia insieme?Il closing è saltato ma non sono pessimista e spiego perché. Fuori tempo o no, questa trattativa non poteva non essere portata avanti. E la trattativa c'è stata eccome: in ballo c'erano uomini di calcio, manager d'azienda e società importanti.

Non si improvvisano nomi, circostanze e situazioni a proprio piacimento, soltanto per darla a bere alla gente. Soprattutto, fatemi dire che abbindolare i tifosi e anche la stampa non è possibile. Ferretti ha messo il 99 per cento dell'Arezzo sul tavolo, ce l'ha messo veramente e il fatto che non siano arrivate le firme non significa che le parti non ci abbiano provato.

 

Non credo quindi che a Ferretti si possa muovere il rimprovero di aver ascoltato le proposte di Clouditalia. Noi abbiamo svelato l'identità dell'acquirente da poche ore, lui lo sapeva dall'inizio. E dire no a priori a una società del genere, sarebbe stato un atteggiamento folle o in mala fede. Probabilmente se la trattativa fosse cominciata venti giorni prima, oggi scriveremmo cose diverse. Ma c'erano i play-off, c'era tutto il resto e poi le cose succedono quando succedono.

E' chiaro che un danno collaterale si è verificato: l'Arezzo ha perso Magi (Calabro sarebbe comunque andato in B), ha probabilmente perso Santini, ma il mercato è l'ultimo dei problemi. Anche adesso. Siamo al 22 giugno e non al 22 agosto. Mancano due mesi e passa alla chiusura della campagna trasferimenti e non bisogna ricominciare da zero come rosa. Di tempo per mettere su una squadra competitiva ce n'è in abbondanza.

 

 

Va capito cosa deciderà di fare Gemmi, questo sì. E la mancanza di Ferretti, all'inizio della storia, è stata quella di spedire il ds in giro a trattare allenatori e calciatori, per poi bloccarlo al momento cruciale. Poteva gestire in modo diverso e più trasparente il rapporto con il direttore sportivo, su questo non ci piove.

Adesso Gemmi va rimesso dentro al progetto, perché in quel ruolo non si può lavorare con la spada di damocle che la società potrebbe passare di mano ogni tre per due. Se Gemmi molla e straccia il contratto, sarà un guaio, tecnico e di rapporti con la piazza. Se resta, e resta perchè convinto di restare, non vedo grandi scompensi all'orizzonte.

 

Tornando alla compravendita. Il gruppo acquirente aveva bisogno di più tempo per mettersi in condizione di procedere. E tempo purtroppo non c'è. Al di là delle scadenze che conosciamo (26 e 30 giugno), il mercato deve partire. Tenere tutto a bagnomaria fino a un closing postdatato di un mese, non era pensabile. Far condurre le operazioni al nuovo management, con Ferretti ancora presidente, nemmeno. 

La questione economica, in tutta la settimana, non è mai balzata fuori, verosimilmente perché non è mai stata il nodo da sciogliere dentro l'affare. Se poi la realtà non è questa, ce lo diranno. Ferretti in passato non ha brillato per linearità tra parole e fatti, ma uno che si definisce ''in sofferenza'' durante una conferenza stampa, non gira i tacchi di fronte a Clouditalia, sapendo che dovrà di nuovo frugarsi in tasca. A meno che, come sembra, non ci siano tempistiche che non consentono altra scelta.

 

uno striscione appeso dai tifosi dopo il caso NuccilliE' palese che il caso Nuccilli, che risale a pochi mesi fa, sia ancora impresso a fuoco nella carne e nella memoria dell'ambiente. Con quella storiaccia il presidente si è giocato diversi bonus e la sfiducia esplosa in questi giorni è figlia di quella vicenda, ancor'oggi nebulosa, oltre che del retaggio del passato. I primi anni della gestione Ferretti, è vero, sono stati un concentrato di veleni, polemiche e masochismi. E un colpo di spugna definitivo non si passa in quattro e quattr'otto.

Ma sarebbe poco onesto non sottolineare che la linea del club è cambiata da un anno in qua. C'è una strategia diversa e più efficace, c'è più competenza nei ruoli chiave, si sono visti i primi risultati di una programmazione che va dalle strutture alle giovanili, dal marketing alla prima squadra. Tutto è migliorabile e di sicuro si può fare di più, però il Ferretti di oggi non è il Ferretti del 2013, del 2014 e del 2015.

 

Per questo condivido in parte l'alone di pessimismo che si è creato dopo che il closing è andato a farsi benedire. Credo che in passato Ferretti abbia avuto comportamenti ben più ambigui, e preso o non preso decisioni ben più incisive di questa, a fronte di una reazione generale molto meno rabbiosa. Nella fattispecie ha trattato, lo ha fatto senza sotterfugi, è arrivato fino all'ultimo momento utile e poi è venuto via, presumibilmente non per sua scelta.

Adesso deve dare seguito alle rassicurazioni della scorsa settimana. Iscrivere la squadra al campionato (e su questo fronte sembra che si sia già mosso), garantire di arrivare in fondo alla stagione senza penalizzazioni e ribadire, per sgomberare il campo dagli equivoci, che il progetto tecnico prosegue con gli stessi obiettivi di prima. Se Clouditalia è stata un'occasione persa, lo scopriremo più avanti. E se i fili della trattativa possono essere riannodati, anche.

 

scritto da: Andrea Avato, 22/06/2017





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