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Gemmi riannoda i fili del progetto. Dall'ossimoro di Ferretti all'allenatore da scegliere

Nonostante  i giorni di stallo legati alla trattativa per la cessione della società, il direttore sportivo si è seduto di nuovo, come una settimana prima, sulla stessa sedia alla sinistra del presidente. Toccherà a lui conciliare il probabile -1 in classifica e il tirare la cinghia con l'alzare l'asticella e lottare per la promozione. Il primo step è la scelta del tecnico: si va sull'emergente, ma non sono escluse sorprese



Roberto Gemmi, ds dell'Arezzo da febbraio 2016Com'era l'espresisone di Roberto Gemmi ieri mattina? Diversa da quella di una settimana prima, quando stava seduto sulla sedia alla sinistra di Ferretti, ma con la trattativa per il closing che doveva ancora cominciare? Era la stessa? O tradiva sentimenti differenti? Alzi la mano chi non si è messo a scrutare le smorfie del direttore sportivo, celate dalla barba più lunga del solito, e a interpretare il ticchettio delle dita sul tavolo.

Il rischio più grande di questi giorni, sul piano operativo, è stato quello di perdere per strada il responsabile dell'area tecnica. Al di là del giudizio che ognuno si è fatto sul lavoro e sul valore di Gemmi, se l'Arezzo si fosse ritrovato al 22 di giugno con un nuovo diesse da cercare in giro, sarebbe venuto fuori il putiferio. Giustamente. E per Ferretti il clima sarebbe diventato pesantissimo. Il pericolo, nonostante il contratto fino al 2018 firmato un mese fa, probabilmente c'è stato. Ma poi Gemmi, su quella sedia dello stesso tavolo, ci si è seduto di nuovo.

 

''Se sono qui è perché mi sento dentro al progetto'' ha chiosato ieri mattina. Avrebbe voluto aggiungere ''nonostante il casino di questi giorni'' ma si è contenuto. L'unica cosa che non ha nascosto è il fastidio epidermico verso i proclami. Ferretti stavolta ha detto che la serie B non è un sogno, come scrisse in una lettera aperta due anni fa, ma un obiettivo vero. E questo, se da un lato rasserena (parzialmente) la piazza, dall'altro mette il management dentro un imbuto molto stretto.

Difatti Gemmi ha spostato il tiro e, un po' per scaramanzia, un po' per giustificata cautela, ha spiegato che ''l'obiettivo primario è stupire, che vorrebbe dire fare meglio dell'anno scorso''. Da che mondo è mondo, i presidenti fanno gli incendiari e i direttori, che sono gente più concreta, fanno i pompieri. E' stato così anche stavolta. Anche perché le sfumature dell'ossimoro presidenziale deve averle colte pure Gemmi: tra il tirare la cinghia + partire dal meno uno e l'alzare l'asticella + lottare per la promozione, c'è molto spazio in mezzo e un bel po' di paradosso.

 

Se veramente penalizzazione sarà, allora avremo modo di commentare. Per adesso dobbiamo anche rimarcare un'altra frase di Ferretti, che è passata un po' in sordina: ''in questo momento sto mietendo grano, a settembre raccoglierò i frutti''. La metafora agreste serviva a spiegare che tra due mesi, ai consorzi del presidente arriveranno liquidità. Di qui l'ottimismo palesato alla stampa e alla città, nonostante le smentite di prammatica di Clouditalia e il closing saltato.

Ma restiamo su Gemmi, il quale ha ribadito che l'allenatore sarà un emergente, anche se il profilo di un tecnico più scafato non è stato accantonato del tutto. Prossima settimana l'Arezzo avrà il successore di Sottili e poi comincerà il mercato vero e proprio. Massimo Pavanel, ex giovanili del Verona, è un nome che aveva attendibilità venti giorni fa e ce l'ha anche adesso. Federico Guidi, ex giovanili Fiorentina, è un'alternativa. Piero Braglia, che con l'Arezzo ha già avuto contatti, è una sorta di jolly. Ma il ventaglio è più ampio. Prima della fine di giugno Gemmi presenterà il terzo mister della sua gestione.

 

scritto da: Andrea Avato, 24/06/2017





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