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Il Palazzo del Governo

Nell’agosto 1936 il prefetto Stefano Podestà incaricò l’architetto pistoiese Giovanni Michelucci (1891-1990) di progettare un nuovo Palazzo del Governo per Arezzo. La location scelta fu il piccolo colle all’interno della città murata, nella zona sud-ovest, detto Poggio del Sole. 



Il Palazzo del Governo di Arezzo, pregevole opera di Giovanni MichelucciNell’agosto 1936 il prefetto Stefano Podestà incaricò l’architetto pistoiese Giovanni Michelucci (1891-1990) di progettare un nuovo Palazzo del Governo per Arezzo.

La location scelta fu il piccolo colle all’interno della città murata, nella zona sud-ovest, detto Poggio del Sole. All’epoca la collinetta era in gran parte inedificata e nota per la presenza di un’importante necropoli etrusca e per avere ospitato, nel Duecento, il primo insediamento francescano ad Arezzo. Una sede in quell’area avrebbe avuto una grande visibilità e permesso un facile accesso ai collegamenti viari e ferroviari.

Michelucci presentò il progetto nell’aprile dell’anno successivo e i lavori, finanziati dalla Provincia e affidati alla Società Anonima Imprese Industriali di Viterbo, partirono il 10 luglio 1937. Nell’ottobre 1939 la maestosa struttura fu inaugurata, imponendosi da subito per la sua architettura evocante la romanità, tipica degli anni Trenta, che il massimo esponente del “neoclassicismo semplificato” Marcello Piacentini commentò con entusiasmo. Di fronte alla facciata fu collocato il monumento al Legionario del pisano Italo Griselli, rimosso nel dopoguerra.

Il complesso si suddivide in tre nuclei distinti, la Prefettura, la Questura e il Salone delle Feste, tra loro connessi ma differenziati per dimensioni, forme e materiali impiegati.

Un particolare del Salone delle FesteLa Prefettura si estende su quattro piani più il seminterrato, ha una pianta rettangolare e una armoniosa facciata curvilinea, scandita da quattro differenti ordini e rivestita in mattoni con decorazioni in travertino. Al piano terra si trova l’ampia scalinata e un elegante portico a nove arcate a tutto sesto, alle quali collimano altrettante campate con volte a vela. Al primo piano si ammira la balconata, ancora in travertino, con una loggia dove a ciascuna apertura corrisponde una finestra. Al secondo piano è visibile un’altra terrazza meno protesa della precedente, con nove finestroni correlati agli archi del portico. L’ultimo piano, leggermente arretrato, presenta un parapetto dove si contemplano otto sculture in pietra di Vicenza. Anche i due fronti laterali sono in mattoni, mentre il retro è intonacato.

Dalla scalinata si accede al grande atrio che introduce nello stupendo Salone delle Feste, concepito come un teatro, caratterizzato da una pianta a campana e due ordini di arcate.

L’ex sede della Questura si estende infine lungo l’odierna via Fra’ Guittone, è rivestita con intonaco e i riquadri delle finestre, come per tutto il Palazzo del Governo, sono in travertino. Oggi è sede del Servizio Viabilità e della Protezione Civile della Provincia.

Il complesso architettonico di Michelucci dopo la sua edificazione ha avuto rimaneggiamenti limitati. Gli interventi più consistenti si ebbero nel 1947, quando in base ai disegni originali furono ricostruiti il Salone delle Feste e due statue, pesantemente rovinati dai bombardamenti bellici.

Lo slargo antistante la facciata, denominato piazza Poggio del Sole (in origine piazza Corsica), è impreziosito da un bel giardino a pianta triangolare dove nel 1975 è stato collocato il monumento al Partigiano di Bruno Giorgi, fuso a Rio de Janeiro dalla Zani Fundição Artistica.

Il 27 maggio 2010 è stata inaugurata una mostra dal titolo Giovanni Michelucci: i disegni del Palazzo del Governo di Arezzo (1937). L’esposizione andrà avanti fino al 4 luglio 2010 e saranno visibili, nell’atrio della Prefettura, alcuni disegni del Fondo Michelucci di proprietà della Provincia, custoditi dall’Accademia Petrarca dal 1993.

Per approfondire: Il Palazzo del Governo di Arezzo di Giovanni Cardinali, Liletta Fornasari ed Elisabetta Pieri (Edifir, 2010)



scritto da: Marco Botti, 28/05/2010