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L'Arezzo va troppo piano. Equivoci tattici, anima zero, lento declino: un flop che fa male

Nulla succede per caso. Il precampionato è stato moscio, poco indicativo e ieri sono venute a galla tutte le pecche di una squadra fragile e senza nerbo. L'Arzachena, che ha viaggiato in nave, ha giocato leggera contro un avversario in difficoltà sotto tutti i punti di vista. Dalla scelta di Varga alla scommessa Grossi, dalla strana situazione di De Feudis all'esclusione di Muscat: troppe cose non quadrano, dentro un progetto societario che nell'ultimo periodo è ammantato d'incertezza



l'espressione sconfortata di Davide Moscardelli1. Nulla succede per caso. Il precampionato è stato moscio, poco indicativo, giocato contro avversari di categoria inferiore relegati al ruolo di sparring. Nessuno, nemmeno Bellucci, avrebbe potuto capire da quelle sgambate come andavano le cose, se i meccanismi difensivi andavano registrati, se la circolazione di palla era fluida, se davanti i movimenti erano giusti. E' arrivata l'Arzachena e ha messo a nudo tutte le pecche di una squadra fragile e senza nerbo. I gol presi ieri fanno male più della sconfitta.

2. L'unica roba che si era intuita dalle partitine contro Monterosi, Bucinese, Mezzolara, Tegoleto, è che l'Arezzo andava piano. Pensava lento, traccheggiava, non alzava i ritmi. Un avvicinamento al campionato troppo morbido e che è stato pagato a caro prezzo. 

3. L'Arezzo fatica a giocare con il 4-3-1-2. Non ha un regista solido e non ha nemmeno un trequartista che spacca le partite. Eppure Bellucci ha insistito su questo modulo, ha sperato che il campionato sciogliesse le titubanze estive, quando la squadra non aveva mai interpretato le partitelle di cui sopra con autorità. E' andata a finire che ieri i primi due cambi sono stati i due vertici del rombo. Quasi un epitaffio su un mese e mezzo di lavoro.

4. E' curioso il destino di De Feudis, in uscita dal primo luglio (anche adesso in verità), utilizzato a spizzichi e bocconi nel precampionato e poi buttato dentro in fretta e furia quando c'era da rimettere in sesto la partita. Qualcosa non quadra.

5. Se Yebli aveva avuto sprazzi interessanti in amichevole, l'utilizzo dal primo minuto di Varga ha destato più sorpresa. Uno, perché il suo valore effettivo è tutto da scoprire. Due, perché Muscat dava più garanzie. Tre, perché con Ferrario acciaccato e Muscat in odore di convocazione in Nazionale (giocherà venerdì contro l'Inghilterra e il 4 settembre in Scozia), c'era il rischio che per Gorgonzola la rosa dei centrali si assottigliasse. Siccome se una cosa può andare male sicuramente lo farà, Varga si è fatto espellere. E per sabato i centrali sono solo due.

 

Cenetti discute con il direttore di gara6. Grossi fischiato al momento del cambio. Pesa sul giudizio del pubblico il rendimento incostante della scorsa stagione, pesa quel suo incedere caracollante che lo fa sembrare svogliato anche quando non lo è, pesa il fatto che uno col suo piede dovrebbe lasciare il segno ogni volta che tocca palla e invece non lo lascia mai. Puntare su di lui, per tutta una serie di valutazioni, era la scommessa delle scommesse. E per ora è persa.

7. Al di là di tecnica e tattica, ha fatto flop la squadra. Scollegata, disunita, arrembante solo a sprazzi e solo a rimorchio dell'emotività (nei primi 15 minuti, subito dopo i due gol segnati). La vecchia guardia azzerata nel piglio, nelle motivazioni, nell'anima. Foglia e Luciani, per dirne due che di solito andavano a mille, sembravano prosciugati. Corradi è entrato quasi controvoglia. L'impressione è che questi giocatori non si sentano dentro nessun tipo di progetto. E che vadano in campo perché sì. Non è problema da poco.

8. Il lento, prolungato e inesorabile declino della squadra è cominciato a marzo. E a quanto pare non è ancora finito. Le ultime cinque partite in casa, tra l'anno scorso e quest'anno, tra campionato, play-off e Coppa, sono andate tutte malissimo. E adesso non si può più dire che è colpa di Sottili.

9. I giocatori dell'Arzachena sono arrivati in nave. In nave sono tornati a casa. Ieri mattina hanno fatto una passeggiata in centro, poi sono venuti allo stadio e hanno affettato l'Arezzo. Giocate semplici, uno-due e attaccare lo spazio. Hanno segnato tre gol, potevano segnarne di più, leggeri di gambe e di testa. Il calcio, come diceva Miro Scatizzi, si gioca anche con i piedi.

10. Il progetto deve nascere dall'alto. E negli ultimi mesi purtroppo abbiamo tutti dovuto convivere con l'incertezza, compresi Riccioli, Gemmi e Bellucci. L'Arezzo di Ferretti è in un momento particolare, di stallo. Non si sa bene a cosa può puntare, non si sa bene dove sta andando. Il resto è in qualche modo una conseguenza.

 

scritto da: Andrea Avato, 28/08/2017





Arezzo-Arzachena 2-3, le immagini della partita

Arezzo-Arzachena 2-3
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