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Aspettative tante, giocate poche e un addio da signore. Grossi e l'Arezzo, non era destino

Per una volta bisogna dire grazie a un calciatore che ha liberato la società e se stesso da una situazione ormai insostenibile. Una firma sulla rescissione di contratto, senza buonuscita e senza una nuova squadra dietro l'angolo, che gli fa onore, lui che doveva giocare da numero 10 ma che numero 10 non lo era. La barca amaranto resta in acque agitate e le responsabilità sono variegate: adesso guardiamo avanti e, nonostante le difficoltà, mettiamoci a rincorrere un minimo d'ottimismo



Paolo Grossi, 32 anni, ha rescisso con l'Arezzo ed è senza squadraPer una volta, per la prima volta voglio dire grazie a Paolo Grossi. Lo voglio ringraziare per quella firma sul contratto di rescissione che, per me, è stata la cosa migliore che ha fatto da quando ha vestito l’amaranto. Sinceramente gli dico grazie per quella firma d’addio, che libera l’Arezzo da un contratto oneroso e il giocatore da una situazione ormai insostenibile anche per lui. Per me questa firma ha più valore della prodezza al Melani di Pistoia o della doppietta di Carrara, gli unici momenti in cui Paolo Grossi, in maglia amaranto, si è dimostrato all’altezza della situazione e delle aspettative. Non sono tanti i calciatori che rinunciano a un contratto importante sul finire di un’onesta carriera. Paolo Grossi è stato uno di questi e senza buonuscita. Senza accasarsi altrove. Il suo gesto gli fa onore ed ha aperto uno spiraglio in un mercato agli sgoccioli, come la società di Mauro Ferretti.

 

Eppure il campionato è appena cominciato e tutto può ancora accadere. Non è facile essere ottimisti nella situazione attuale, dove mancano punti di riferimento certi in società, in panchina e tra gli stessi giocatori, alcuni dei quali non si riconoscono. Perché? Tante sono le domande suscitate dalla prima con l’Arzachena cui bisogna dare pronta risposta. Per non dire espressa come il caffè. Di sicuro la falsa partenza non può indurre la società e tutto l’ambiente a un pessimismo fatale e soprattutto non può indurre a rinunciare.

 

 

Anche perché, in fondo, la squadra ha conservato molti elementi della passata stagione che, con un Grossi all’altezza delle aspettative e un finale meno pazzesco, avrebbe anche potuto finire in gloria. Occorre invece fare tutto il possibile per raddrizzare la barca e dare una svolta ad una litania di sconfitte, che ormai nell’Arezzo si trascina dal marzo scorso. Non può essere un caso e certo la responsabilità non è solo di Paolo Grossi.

 

Il suo gesto, in qualche modo, lo riscatta da un anno e un inizio più che deludente. Semmai è tardivo, ma in questo la colpa non è certo sua. Inutile oggi aprire processi. Vista la disponibilità del giocatore, c’è da chiedersi perché questa decisione non sia stata cercata e presa prima, quando era possibile programmare la nuova stagione. Meglio tardi che mai, comunque, purché produca una svolta. Era stato preso per fare il numero 10, ma Paolo Grossi non era un numero 10. Il numero di Pelè, di Maradona, di Rivera, di Totti e di Del Piero, che oggi possono indossare senza arrossire Paulo Dybala e pochi altri. Più legittimamente, nella sua ultima esibizione in amaranto, Paolo Grossi ha indossato il 29, uno dei numeri di un calcio che oggi i numeri li dà a caso e che ha perso molta della sua identità e del suo fascino antico. Ma questa è dietrologia. Invece bisogna guardare avanti e non farsi prendere dalla nostalgia canaglia. Adesso, per rialzare la testa, tocca alla società, all'allenatore e alla squadra. La parte spetta a loro. In qualche modo Grossi ha dato il là. E, per quanto possa sembrare paradossale, a lui dico: grazie Paolo.

 

scritto da: Giorgio Ciofini, 01/09/2017





Arezzo, la nuova stagione di Paolo Grossi

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