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Luci al Comunale. Dal reset di Pavanel alle due vittorie di fila. Adesso è un altro Arezzo

E' stata un'attesa lunghissima: più di sei mesi tra l'ultimo successo in casa del 27 marzo e quello contro il Pontedera di ieri sera. In mezzo è accaduto di tutto e l'allenatore voluto da Gemmi, che lo ha scelto con grandi margini di rischio ma anche con consapevolezza, è riuscito a togliere molti fantasmi dalla testa della squadra. Ora il calendario propone Livorno, Olbia, Monza e Viterbese: al riposo del 5 novembre, gli amaranto ci arriveranno con diverse certezze in più e purtroppo con il rischio, carte alla mano, di una penalizzazione più corposa del previsto



gli amaranto festeggiano una vittoria attesa da oltre sei mesi1. Ora che è finita, pensiamo a quanto è stata lunga l'attesa. Sei mesi e una manciata di giorni per rivedere una vittoria in casa. In mezzo è successo tutto quello che poteva succedere e anche di più. Quando leggiamo e sentiamo che i tifosi del Toro o del Genoa nascono con la sofferenza nel dna, dovremmo mandare migliaia di richieste di rettifica. Se loro hanno sofferto, noi in novantaquattro anni cos'abbiamo fatto?

2. Sfatato il tabù, la squadra è andata di corsa sotto la sud. Dall'aria pesante del post Lucchese al clima euforico del pre Livorno. In dieci giorni il calcio cambia da così a così. Gli umori anche. 

3. ''Siamo come un bambino piccolo che sta sta crescendo. Qualche volta cadrà, poi imparerà a camminare''. La metafora di Pavanel rende l'idea del percorso fatto e di quello da fare. L'allenatore quando parla dà l'idea di essere credibile. Forse sono i risultati che l'aiutano. O forse i risultati sono venuti per quello. Più probabile la seconda.

4. Mancano le riprove, a cominciare proprio da Livorno, manca la limatura a diversi dettagli, manca il salto di qualità definitivo. Ma la mano del tecnico si vede eccome. Si vede nel modulo e nell'atteggiamento della squadra, che corre meglio e si è progressivamente liberata dei fantasmi che aveva in testa. Possiamo discutere fino a domani di tattica e abilità tecniche, ma alla fine, spesso, basta trovare il click giusto per resettare e riaccendere i cervelli. Dopo viene tutto di conseguenza.

5. Passato il primo quarto d'ora, l'Arezzo ha giocato un calcio arrembante. Sovrapposizioni sugli esterni, movimento delle punte, mezzeali che attaccavano gli spazi, difensori in pressione sulla trequarti. Alzi la mano chi ricordava l'ultima prestazione di questo tipo.

 

 

6. La stagione è lunga e può cambiare verso un'altra volta. I giudizi quindi valgono sul momento e poi vanno adattati allo sviluppo della realtà, che non è cristallizzata ma in continuo divenire. A oggi va dato atto a Gemmi di aver puntato senza indugi su un allenatore che già voleva in passato e al quale ha messo in mano una squadra a pezzi sul piano dell'autostima. Una scelta con grandi margini di rischio ma consapevole e ponderata, oltre che coerente. L'inizio è stato buono, il prosieguo speriamo. 

7. Foglia non è imbolsito, era solo fuori condizione. Corradi non si è fatto brocco ma aveva da guadagnare brillantezza. Cenetti non è un desaparecido, si sta ritrovando. E pure De Feudis, alla fine, sa dare qualcosa in più del poco d'inizio stagione. Varga all'evenienza può fare il suo. Di Nardo ha colpi da attaccante. Poi ha anche 19 anni e qualche inciampo capita. Ma ora il vento sta cominciando a soffiare alle spalle. 

8. L'Alessandria in crisi e il Pontedera in fondo alla classifica sono due verità. Che però non spiegano in toto gli ultimi due risultati. L'Arezzo ci ha messo molto del suo.

9. Livorno è la tappa più ostica del trittico settimanale. Perché là sono forti, sono in salute, hanno riposato ieri e arrivano al derby freschi come rose, forse hanno qualcosa in più a livello di organico e di qualità media. Ci fosse ancora la schedina, bisognerebbe mettere la tripla, anche se il pronostico direbbe 1X. Ma Pavanel fa bene a pensare sul medio periodo: l'Ardenza, poi Olbia, Monza e Viterbese. Al riposo del 5 novembre, l'Arezzo ci arriverà con molte certezze in più. In un senso o nell'altro.

10. Il deferimento per il ritardo nel pagamento degli stipendi, a fine giugno, non aiuta a sanare la frattura tra Ferretti e la tifoseria. Il rischio di prendere più di un punto di penalizzazione, carte alla mano, esiste. E una decurtazione pesante sarebbe esiziale per un rapporto che pare già logorato inesorabilmente.

 

scritto da: Andrea Avato, 05/10/2017





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