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L'Arezzo volta pagina, stavolta per davvero. Riconoscenza, incazzatura e nuove speranze

Nella quasi centenaria storia dell'Arezzo, abbiamo ancora una nuova proprietà, un nuovo presidente e un management da scoprire. Si è chiusa l'era Ferretti e se ne sono andati anche Gemmi e Riccioli, lasciando ricordi e sensazioni contrastanti, tra cose buone, intuizioni felici, scelte sbagliate e falle nella comunicazione. Adesso toccherà ai nuovi e non sarebbe sbagliato se Zavaglia assumesse un incarico ufficiale. La squadra ha dimostrato anche in Coppa a Livorno che può fare buone cose, specie se Cellini tornerà al top fisicamente. I conti definitivi, come sempre, li faremo a maggio



Riccioli, Ferretti e Gemmi hanno lasciato, l'Arezzo volta paginaSi volta pagina. Questa volta per davvero. Nella ormai quasi centenaria storia dell’Arezzo abbiamo ancora una nuova proprietà, un nuovo presidente ed un management tutto da scoprire. E’ già accaduto. Accadrà ancora. Oltre all’annunciato addio di Ferretti, nella sua qualità di proprietario sostanzialmente unico della società, hanno rassegnato le dimissioni anche Gemmi e Riccioli. Lasciano ricordi e sensazioni contrastanti, sospesi tra la riconoscenza e l’incazzatura.

Il primo, uomo di calcio unico nella struttura organizzativa aziendale, ha il merito di aver portato ad Arezzo Moscardelli ed anche quest’anno, pur tra mille difficoltà, è riuscito a mettere a disposizione dell’allenatore un gruppo dignitoso; però ha subito la nomina di Bellucci, ha peccato di fiducia in qualche giocatore (Grossi ad esempio) e nello scorso campionato non ha provato ad intervenire come forse sarebbe stato necessario per cercare di evitare gli ultimi mesi di debacle.

Riccioli, arrivato come responsabile marketing ha cercato, in tandem con Stefano Brandini Dini, di dare sostanza ad una idea. Insieme i due, aretini doc, avevano avviato un progetto di riavvicinamento della squadra alla città che sarebbe stato bello poter vedere realizzato fino in fondo. Poi la svolta dirigenziale, quella di uomo di fiducia di Mauro Ferretti, con tante falle nella comunicazione, con errori nella campagna abbonamenti e un ruolo oggettivamente difficile ma recitato quantomeno in maniera confusa nell’ultimo tribolato mese e mezzo.

 

 

Si volta pagina. Del resto come sempre è stato e sempre sarà (e vale per tutti noi, me per primo) la gente passa e l’Arezzo resta. Attendiamo di conoscere e di vedere i nuovi proprietari della squadra che ci rappresenta, attendiamo di conoscere idee e programmi per poter poi valutare e giudicare avendo, come sempre, quale unico metro e quale unica fonte d’ispirazione il bene ed il meglio per i colori amaranto.

Personalmente sarei contento di vedere Zavaglia sulla poltrona di Direttore Generale perché un suo impegno in prima persona sarebbe una garanzia maggiore che saperlo a muovere i fili dietro le quinte. E’ sempre preferibile quando si sceglie di metterci la faccia in proprio. La proverbiale diffidenza un po’ campagnola, che ci è stata rinfacciata anche dal Gemmi dimissionario e che contraddistingue la nostra razza, è pronta a sciogliersi davanti alla serietà ed alla concretezza ma diventerà rabbia davanti alle menzogne ed alla vuote promesse.

 

Franco Zavaglia gestirà l'area tecnica con la nuova proprietàToccherà a Marco Matteoni cercare di ricucire il tessuto strappato delle relazioni con gli aretini, sperando che abbia voglia di ascoltare e non solo di imporre il proprio pensiero. Intanto la squadra sul campo risponde. Anche a Livorno, seppure in una versione giustamente più che rimaneggiata, la pattuglia di Pavanel ha fatto decorosamente la sua parte. Certo perdere due derby in 4 giorni fa girare parecchio le scatole, ma voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e trarre favorevoli auspici sia dal gioco messo in mostra (nel secondo tempo a Siena la partita l’ha fatta solo l’Arezzo) che dalla decisione federale di comminarci “solo” 2 punti di penalizzazione anziché i 3 temuti. Altri 2 ci toccheranno a gennaio, ma poteva andare peggio.

Intanto che si aspetta che il capitano digerisca il richiamo di preparazione reso necessario dall’avventatezza estiva, prendiamo più che volentieri atto della ricomparsa di Cellini. All’Ardenza ha fatto vedere movimenti molto buoni, tanto da far rimpiangere un suo utilizzo un po’ più lungo anche domenica sera. Certamente deve ritrovare tempi e minuti nelle gambe, ma le premesse perché torni presto il cecchino che abbiamo conosciuto a nostro danno ci sono tutte. Potrebbe essere un’acquisto importantissimo e su lui, il Mosca, Sabatino, si potrebbe costruire durante la pausa una squadra che dal 21 gennaio in poi potrebbe fare cose importanti.

Sarà il primo banco di prova della nuova proprietà. Sarà lì che si dovrà dare concretezza ai primi fatti. Ma intanto si gioca e si deve vincere. Non possiamo e non dobbiamo guardare la classifica ora, ma solo l’avversario che ci tocca partita dopo partita e ogni volta cercare il massimo. I conti, come le pecore, si contano a maggio.

 

scritto da: Paolo Galletti, 30/11/2017





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