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SERIE C GIRONE B - 13a giornata

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Matteoni, Neos Solution, il gatto e la volpe, tafazzismo spinto, la centralità di Zavaglia

Sono state settimane di fuoco, con il rischio concreto di festeggiare Natale chiudendo baracca. Adesso i nuovi dirigenti, neofiti del calcio, avranno bisogno di trovare quell'empatia con la piazza che è mancata a Ferretti, chiarendo anche chi e in che modo finanzierà la società. Per parte nostra, bisognerà evitare di ricadere nel chiacchiericcio che ha accompagnato la compravendita dell'Us Arezzo e che, per esempio, ha infilato l'ex dg Riccioli in un imbuto, spingendolo a mollare per non confermare la chiacchiera secondo cui stava brigando per tenersi calda la poltrona. Il dg in pectore avrà un ruolo fondamentale: gestire il progetto tecnico e stimolare la proprietà a investire anziché spendere. Compito difficile ma non impossibile



Franco Zavaglia, 70 anni, ex agente di Francesco Totti1. Sono state settimane di fuoco per l'Arezzo. Il rischio di arrivare a dicembre e festeggiare il Natale chiudendo baracca, era concreto. Per fortuna è andata diversamente. Cosa succederà di qui al prossimo quinquennio, che ci condurrà verso il centenario, non è dato sapere. Però un sospiro di sollievo si può tirare e non è poco.

2. Il nuovo presidente e i nuovi dirigenti amaranto sono neofiti del calcio. Avranno bisogno di un aiuto da parte dell'ambiente, dovranno mettersi nelle condizioni di farsi aiutare. Ciò che è mancato a Ferretti, nell'arco della sua gestione, è stata l'empatia con la piazza. Trovata quella, per il nuovo Arezzo sarebbe tutto molto più facile. Ma la formula dell'alchimia, purtroppo, sfugge alla logica comune.

3. Sui rapporti tra il neo presidente Marco Matteoni e il consorzio Neos Solution, su quelli tra i soci e Matteoni, su chi, in che modo e in quale misura finanzierà l'Us Arezzo, ci saranno presumibilmente delle risposte durante la conferenza stampa di presentazione, a cariche sociali assegnate e a Cda formato. Giusto tenersi ancora qualche dubbio, sacrosanto non fasciarsi la testa. Le ultime settimane, sotto questo aspetto, dovrebbero averci insegnato diverse cose.

4. La compravendita dell'Us Arezzo passerà alla storia (anche) per la ridda di voci che l'hanno accompagnata. A un certo punto sembrava che Gemmi e Riccioli fossero diventati due cospiratori, due serpi in seno, che tramavano non si sa bene in quale modo né per quale scopo. Era uno scenario palesemente inverosimile, ma è stato alimentato dal chiacchiericcio per giorni e giorni. Alla fine si potrebbe anche dire chissenefrega degli spifferi, ma il guaio è che un clima del genere ha avvelenato la piazza inutilmente. Adesso, come sempre, se senti in giro non c'è nessuno che ammetta la colpa.

5. Nello specifico. Il lavoro tecnico di Gemmi è partito dalla gestione dei rapporti pessimi tra Ferretti e Capuano, è transitato attraverso una rifondazione totale della rosa ed è proseguito tra le forche caudine dell'ultimo periodo di altalena societaria, fino alle dimissioni di lunedì. Ci sarà modo per entrare nei dettagli: in generale diciamo che siamo passati da anni in cui dipendeva tutto da un De Martino qualsiasi, ad altri in cui siamo tornati a fare calcio. Poteva andare meglio, sicuro. Poteva ancora essere molto peggio. 

 

il dg Andrea Riccioli ha rassegnato le dimissioni6. Le dimissioni di Riccioli sono invece un vulnus per l'Us Arezzo, creato dai veleni di cui al punto 4 (l'immaginifica coppia del gatto e della volpe è arrivata alle orecchie di tutti). Anche se non ha comprato Amaranto Magazine, abbiamo la lucidità per dire che con Riccioli nell'organigramma, la società ha svoltato dal punto di vista del marketing, del merchandising, degli introiti commerciali, dei rapporti con l'imprenditoria locale, della logistica. Lui e i suoi collaboratori, con la felice e redditizia parentesi di Brandini Dini, sono stati gli artefici di un cambiamento sotto certi aspetti epocale. Poi Riccioli in alcuni casi ha detto cose che non doveva dire, ha toppato qualche scelta, non sempre ha azzeccato toni e posizioni, ma la bilancia pende in attivo. Il pissi pissi bau bau invece l'ha infilato dentro un imbuto, perché se Riccioli non se ne fosse andato, avrebbe indirettamente confermato la chiacchiera secondo cui stava brigando per tenersi calda la poltrona. Così adesso nel nuovo organigramnma viene a mancare un contrappeso di aretinità, di esperienza e di conoscenze che avrebbe fatto comodo. Il tafazzismo all'ennesima potenza.

7. La pista dell'acquirente straniero, per tornare a bomba del discorso, esisteva davvero. Il preliminare di contratto era stato firmato per conto di Northern Oil Company Limited, con sede a Hong Kong. Poi non ha avuto seguito e a questo punto è già più storia che cronaca.

8. La soluzione aretina, che poi era aretina soltanto in parte, è sempre stata considerata un piano B o addirittura C. Forse non a torto, perché era la più complicata, nonostante il sindaco Ghinelli ci avesse lavorato con solerzia. In tal senso, a prescindere da come è andata a finire la vicenda, va dato atto al primo cittadino di averci speso tempo, energie e contatti. Che poi preparare delle alternative è quello che doveva fare.

9. L'Arezzo agli aretini è uno slogan ormai desueto. Sul perché potremmo aprire una discussione che ci terrebbe in piedi fino a Capodanno. Magari un giorno la faremo.

10. La figura di Franco Zavaglia acquista adesso una centralità fondamentale. Lui e il ds Piero Di Iorio non dovranno soltanto mettere mano al progetto tecnico di qui ai prossimi mesi, ma anche gestire i rapporti con un ambiente che vuole coltivare ambizioni e spingere la proprietà a fare calcio in modo sano: cioè investendo anziché spendendo soldi. Un compito difficile, ma tante piazze simili alla nostra lo dimostrano, non impossibile.

 

scritto da: Andrea Avato, 01/12/2017





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