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SERIE C GIRONE A - 27a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
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NEWS

In alto le speranze. La parola di Matteoni, il contratto di Pavanel, il bene dell'Arezzo

Finalmente si respira: il presidente ha tenuto fede agli impegni e si è conquistato un credito di fiducia importante, anche perché ha parlato di progetti, programmazione e trasparenza. Si può guardare al domani con rinnovato ottimismo e non sarebbe male se il neo proprietario si togliesse lo sfizio di sbattere la porta in faccia a chi avrebbe potuto aiutare e non l’ha fatto, sempre chiuso nella difesa gretta dell’orticello di casa. Ora tocca a Zavaglia e Di Iorio, ai quali lanciamo un invito: blindare l'allenatore che ha traghettato la squadra nel mare in burrasca



“Fusse che fusse la volta bbona”. Da ieri mattina verso mezzogiorno si respira; e finalmente pare che non si tratti di un buco che concede solo una boccata d’aria da una una scatola comunque chiusa ma di una soluzione definitiva e ricca di prospettiva. Merito ed onore a Marco Matteoni che ha fatto una cosa alla quale in Italia siamo poco abituati e che già solo per questo gli vale un ricco bonus di partenza: ha mantenuto la parola data. Nella conferenza stampa di ieri pomeriggio il nuovo presidente (finalmente non più “non”) ha illustrato progetti che fanno venire l’acquolina in bocca a chi, come molti di noi, ha sempre pensato che anche qua, avvicinandosi al calcio con mentalità imprenditoriale, si potesse fare bene.

Sentir parlare di valorizzazione del marchio, di utilizzo dello stadio come perno di una serie di attività che coinvolgano la città e il bacino limitrofo e non (vale ricordare che ad Arezzo si arriva in poco più di due ore sia da Bologna che da Roma e ciò rappresenta una potenzialità enorme che mai nessuno ha voluto comprendere), di una seria programmazione a partire dal settore giovanile con coinvolgimento delle società del territorio (che ora si spera siano disponibili e non dispettose come a volte accaduto), tutto questo insomma riempie il cuore di speranza.

 

I giorni che abbiamo trascorso sono stati, ancora una volta, terribili. Matteoni non è certamente un santo ma è uno che prima ci ha messo la faccia, poi i soldi ed ora la voglia. Gli dobbiamo un credito di fiducia che non è e non può essere illimitato giacché i fatti conteranno più delle parole, ma che al momento è indiscutibilmente meritato e, torno a dire, dovuto. Nelle parole del nuovo proprietario dell’Arezzo ha fatto capolino a tratti, nascosta nello sberleffo ironico romanesco, anche l’amarezza per qualche atteggiamento da parte di chi ha lasciato l’Arezzo in condizioni così pesanti e sono anche state ribadite le responsabilità di Ferretti nella crisi del 16 dicembre e confermato che l’indebitamento è assai maggiore di quanto declamato a più riprese sia dalla vecchia proprietà che da chi l’ha spalleggiata tempo per tempo, chiudendo gli occhi davanti al danno immane che si stava producendo nei confronti di un patrimonio cittadino rilevante sotto l’aspetto simbolico e culturale.

 

Però concordo con quanto detto dallo stesso Matteoni: basta col passato; e speriamo che sia un basta definitivo e tombale. Tornare a pensare alle cose di casa amaranto in chiave futuribile ci pare ancora un sogno, eppure pare che davvero ci siamo. Piace l’idea di coinvolgere l’amministrazione cittadina, orgoglio amaranto, squadra, tifosi, sponsor e dipendenti nella gestione dell’Arezzo. Piace la trasparenza come sistema di lavoro dopo tanto oscurantismo e qualche segreto di pulcinella poi sconfessato dagli eventi.

 

Sarebbe bello che tra qualche tempo il presidente, a seguito di una conferma della crescita del progetto, si potesse togliere lo sfizio (che sarebbe a nome di noi tutti) di sbattere la porta in faccia a chi adesso avrebbe potuto aiutare e non l’ha fatto, sempre chiuso nella difesa gretta dell’orticello di casa, incapace di guardare oltre. Sarebbe bello poter rivedere ancora Matteoni in curva per festeggiare non più una speranza ma qualche certezza. Non ci chieda però di abbassare la penna, o di metterla buona a non disturbare il macchinista. Certamente ha ragione se si parla di posizoni aprioristiche, ma non mi pare che qua ve ne siano mai state. Si scrive e si soffre solo ed esclusivamente in nome del bene dell’Arezzo, in una dialettica che se vorrà sempre essere costruttiva e mai distruttiva non potrà però mai essere compiacente per definizione.

Adesso sotto l’aspetto tecnico la palla passa a Zavaglia e Di Iorio. Sono uomini di calcio, sapranno come gestire le cose, consapevoli che smontare il bel giocattolo costruito da Pavanel da ottobre in poi sarebbe pericoloso e deleterio. Dovranno vedersela con legittime aspirazioni e colpi bassi della concorrenza. Sappiamo tutti come vanno queste cose: da metà novembre in poi i telefoni dei nostri migliori calciatori saranno stati incandescenti. Ci vorrà tutta la loro abilità ed esperienza, ma ci vorrà anche la voce del padrone a sostegno. Intanto sarebbe bello che la prima cosa, prima ancora che si riprenda a far rotolare la palla, fosse la conferma di Massimo Pavanel in panchina. Sarebbe un mattoncino di non poco conto (per dirla con Matteoni) per iniziare la pianificazione. Il futuro torna di nuovo a colorarsi di amaranto. 

 

scritto da: Paolo Galletti, 04/01/2018





Conferenza stampa di Marco Matteoni azionista di maggioranza
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