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Due mesi pieni di arroganza, bugie e prese in giro. Matteoni adesso se ne vada rapido

Ogni parola, ogni promessa, ogni dichiarazione si è rivalata falsa. Nessuna condivisione nella gestione della società, soltanto sgangherate esternazioni e una sicumera che adesso suona come una beffa. Da questa tragica farsa dovrà tirarci fuori qualcun altro, mentre l'unica via d'uscita per l'attualepresidente è cedere gratis le proprie quote al Comune oppure a Orgoglio Amaranto. E chiudere un'incresciosa parentesi fatta di mille punti interrogativi che non hanno mai trovato risposta



Marco Matteoni, la sua presidenza è ormai al capolineaMatteoni, perché? Anzi, why? Perché ha voluto prenderci in giro fino all’ultimo, fino a ieri mattina con le dichiarazioni rassicuranti a Radio Effe, fino all’epilogo grottesco che ci scaraventa di nuovo all’inferno dopo esserci illusi di aver conquistato, non dico il paradiso, ma almeno uno strapuntino nel purgatorio delle crisi societarie, con le fiamme ancora a lambirci le terga ma con una luce in fondo che sapeva di speranza? Alla prova dei fatti è lecito (quasi doveroso) mettere in dubbio ogni parola, ogni promessa, ogni dichiarazione da Lei fatta in questi due mesi, perché niente, nessuna parola, nessuna promessa, nessuna dichiarazione ha trovato riscontro nella realtà.

 

 

Aveva promesso trasparenza e mai c’è stata, nemmeno nel periodo ferrettiano, tanta opacità. Aveva promesso condivisione e mai nessuno è stato coinvolto nella gestione della società. Aveva promesso di indicare i responsabili dello sfacelo ma a parte qualche sgangherata esternazione vien da pensare ora che di quei responsabili Lei sia stato fin dall’inizio sodale e complice. Aveva garantito il pagamento degli stipendi; prima a dicembre poi per la giornata di ieri. Non una ma cento volte; e con quanta arrogante sicumera apostrofava i “gufi” che osavano avanzare dubbi, che si limitavano e solo per l’amore sconfinato verso i colori amaranto, a chiedere che il pagamento venisse fatto subito se la copertura c’era e abbondante, come a parole assicurato non una ma dieci volte.

 

i calciatori amaranto stamani in conferenza stampaLa situazione era tragica a metà ottobre, lo è rimasta anche dopo e ne eravamo consapevoli, ma niente e nessuno La autorizzava a prendere in giro una città ed una tifoseria con i bagni di folla e le frasi roboanti ma, ahimé, vuote. Adesso il minimo che possa fare è cedere con effetto immediato le sue quote al Comune di Arezzo o ad Orgoglio amaranto e defilarsi rapido, lasciando a chi avrà la volontà e la forza il tentativo di salvare il salvabile. Già, perché a dispetto della tragica farsa nella quale ci ha trascinato il guaio è che il peggio potrebbe ancora venire, nel senso che la proprietà della società è ancora della Matteoni Group (o è sempre di Neos? gli atti non li abbiamo visti ed anzi se qualcuno va a controllare una camerale male non fa) e se lui o chi per lui non viene a firmare un atto di cessione, tutto quanto resta fuori da ogni possibile controllo esterno, almeno fino a che non parte l’iniziativa di un creditore che chiede il fallimento.

 

 

Su questo punto sorgono poi altri mille punti interrogativi? Perché fin da ottobre è stato aprioristicamente rifiutato qualunque contatto e qualunque offerta che non provenisse dal circolo dell’Aniene? Perché anche di recente è stata sbattuta la porta in faccia a Ermanno Pieroni che si proponeva con investitori a sostegno? E’ mai esistita davvero la volontà di salvare l’Arezzo oppure fin dall’inizio il progetto è stato solo quello di condurre al fallimento la società (come da riunione carbonara del 27 dicembre rivelata forse in un lapsus dialettico) er non far venire alla luce qualcosa che non si doveva sapere e dare a chi l’aveva guidata il tempo di rendersi (come d’uso in questi casi) adeguatamente nullatenente?

 

lo striscione appeso davanti allo stadioSi dirà: ma Ferretti ha ancora la fidejussione. Eh no, la fidejussione alla Lega non l’ha rilasciata Ferretti ma una Banca/Assicurazione in nome e nell’interesse dell’Us Arezzo srl. Che significa? Che quando la Lega deciderà di escutere la garanzia, il denaro lo caccia la Banca/Asssicurazione che poi ha facoltà di rivalersi sulla persona o la società nell’interesse della quale la garanzia è stata rilasciata. Ovvero, nel caso in specie con ogni probabilità il debitore della Banca sarà di nuovo l’Us Arezzo. Nell’ipotesi che esistano garanzie di Ferretti & c. si potrà attivarle in solido con il tentativo di recupero verso il debitore principale; in ogni caso un procedimento lungo e incerto, mentre quel che è certo è che la società si troverebbe alla porta un altro creditore per la bella somma di circa 350mila euro. Con ogni probabilità mentre qua ci si dispera, a Roma si sghignazza alle spalle nostre. Parafrasando una celebre strofa del grande Faber, “io penso sarebbe stato meglio non incontrarci che esserci così lasciati”.

 

scritto da: Paolo Galletti, 17/02/2018





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