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Freddo, paura, emozione. E la speranza che non sia finita. Brividi sugli spalti a Pontedera

Un vento gelido che entrava nelle ossa, il timore di assistere all'ultima recita dell'annata, il ricordo di Minghelli davanti al campo dove giocò la sua ultima partita: è stata una serata stranissima, appesantita dalla rabbia per il tunnel dentro cui si trova l'Arezzo. C'era anche tanta rabbia tra i tifosi, testimoniata dai cori e dagli striscioni contro Matteoni, Ferretti, Zavaglia, Di Iorio, Ghinelli e Bertini. a partita conclusa, applausi scroscianti per la squadra e mister Pavanel



Una serata da brividi. Di freddo, di paura, di emozione. Tirava un vento gelido a Pontedera, che entrava dentro le ossa e spazzava via foglie, cartacce, cappelli, sensazioni. Tutti quelli che stavano nel settore ospiti erano in piedi di fianco al timore che fosse l'ultima recita amaranto dell'annata. Che non ci sarà più un domani e che chissà come andrà a finire il calcio da noi.

Alla voglia di incitare la squadra e sostenere un uomo come Pavanel, che non verrà ricordato come un semplice allenatore ma come qualcosa d'altro e di più, si è sommata la rabbia per il tunnel dentro cui è stato infilato l'Arezzo.

Matteoni pagliaccio, Ferretti pagliaccio, Zavaglia pagliaccio, Di Iorio pagliaccio, Ghinelli pagliaccio, perfino Bertini pagliaccio: gli striscioni e i cori della tifoseria non hanno risparmiato nessuno, né in società né in Comune.

 

 

L'andamento della partita ha alleviato soltanto in parte la delusione e l'insofferenza: palo, traversa, occasioni mancate, la vittoria che sfugge di nuovo nonostante una bella prestazione e nonostante l'intercessione della Madonna del Conforto invocata prima del fischio d'inizio.

Per fortuna c'è stato spazio anche per gli applausi, forti e toccanti. I sostenitori del Pontedera hanno scritto ''Lauro vive'' su un lenzuolo che poi è passato di mano in mano fin dall'altra parte. A pochi giorni dall'anniversario della scomparsa di Minghelli, che proprio a Pontedera giocò la sua ultima partita nel 1997, la curva sud si è presentata in trasferta compatta e agguerrita, con quasi trecento persone al seguito. Un dato incredibile, considerando il contesto.

E poi l'abbraccio finale, collettivo, ´╗┐spontaneo con la squadra e con l'allenatore: ''se la città avesse la vostra dignità, oggi saremmo in serie A''. Nella speranza che Pontedera 2018 non venga ricordata come Ravenna 1993 o Cremona 2010, anticamere della fine. 

 

scritto da: La Redazione, 19/02/2018





Pontedera-Arezzo 0-0, immagini dagli spalti

Gli striscioni di Pontedera-Arezzo
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