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L'advisor, il fondo inglese, fiumi di parole. Arezzo, lo spiraglio di luce è sempre più stretto

Si rincorrono nomi e voci in questa giornata ansiogena: Stefano Messina, Lorenzo Grassini, Nilor Finance Group. Ma all'ipotesi di cedere la società a un investitore capace e credibile, come recita il comunicato di Neos Solution, non crede più nessuno. Dopo il 1993 e il 2010, il club di calcio rischia di spegnersi di nuovo, stavolta in mezzo a un guazzabuglio di atti notarili, compravendite di quote e cessioni salvifiche, sempre rimandate a domani



Fabio Gatto rientra in macchina per tornare a RomaL'advisor Stefano Messina, il fondo inglese Nilor Finance Group, il ceo Lorenzo Grassini: si rincorrono nomi e scenari in questa giornata ansiogena per l'Arezzo. ''Marco Matteoni non ha mai avuto contatti con il fondo'' ha detto Fabio Gatto stamani, come a spiegare che i contatti li ha sempre tenuti lui. La conferenza stampa a quel punto si era già brutalmente interrotta e l'imprenditore romano, membro del Cda dell'Us Arezzo e rappresentante di Neos Solution, stava per riprendere la strada di casa.

Ma all'esistenza di un investitore capace e credibile, che sarebbe in trattativa per l'acquisto di una società zavorrata dai debiti, ormai ci credono in pochi. Il comunicato stampa di oggi ha tutta l'aria di un'altra infornata di parole. Più pragmatico e realistico pensare al cosiddetto fallimento pilotato, sempre che Lega Pro e Associazione calciatori raggiungano un punto d'incontro, con Pavanel e i calciatori amaranto stretti tra due fuochi: da una parte ci sono pressioni per giocare, dall'altra si spinge per lo sciopero.

 

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Il segnale che tutti aspettano dovrebbe arrivare dall'imprenditoria cittadina, che però per il momento resta latitante. E' chiaro, e l'ha detto anche Ghirelli stamani, che lo snodo di domenica è fondamentale. Scendere in campo contro il Livorno, stimolare l'afflusso dei tifosi allo stadio, accogliere un bel po' di sostenitori avversari in curva nord, farebbe lievitare l'incasso e rappresenterebbe un impulso per tutti, anche in previsione di un esercizio provvisorio che richiederebbe comunque un'iniezione di liquidità.  

Dopo il 1993 e il 2010, Arezzo è nuovamente al bivio. E la strada per la salvezza è impervia proprio come allora, anche se il contesto e le circostanze sono cambiate. Venticinque anni fa la società fu radiata a torneo in corso, sette anni fa fu Piero Mancini a decidere di chiudere bottega e a non iscrivere la squadra al campionato successivo, anche per il fardello milionario delle passività e per le scorie della assurda penalizzazione di calciopoli. Adesso invece l'Arezzo rischia di spegnersi in mezzo a un guazzabuglio di atti notarili, compravendite di quote e cessioni salvifiche, sempre rimandate a domani.

 

scritto da: Andrea Avato, 21/02/2018





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