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Quindici giorni per capire se Arezzo c'è o ci fa. E Gatto ha una strada sola: soldi, non parole

Due settimane per dimostrare che la città è solidale con uno dei suoi simboli, che c'è la volontà di riappropriarci della nostra bandiera e che non meritiamo un altro fallimento. Dovranno muoversi gli imprenditori ma anche la gente comune, compreso chi allo stadio non viene mai. Perché il calcio è di tutti. E a quelli di Neos, che adesso dimostrano tanto zelo per ''dare un futuro alla società'', chiediamo di finirla con le bugie e le mezze verità. Parlino chiaro e si presentino con i bonifici. Allora, forse, potremmo credergli. Altrimenti la squadra ce la salviamo da soli



Quindici giorni per dimostrare se ci siamo o se ci facciamo. Da qui al 15 di marzo la città intera deve mobilitare le sue forze per raccogliere il denaro necessario a salvare la squadra amaranto, per spingere il giudice fallimentare a concedere l’esercizio provvisorio e così avviare quel faticoso percorso che dovrebbe portarci a riappropriarci della nostra bandiera e a sottrarla ai cialtroni che hanno tentato, con pervicacia e tenacia tanto misteriosa quanto insistente, di gettarla nel fango. Dovranno esserci anche gli imprenditori, senza dubbio; ma più ancora adesso serve la gente comune, serve chi va a versare 10, 20 euro; conterà tanto anche il numero oltre al valore delle donazioni e questo dobbiamo averlo tutti ben chiaro e presente. Attiviamoci presso amici, parenti, conoscenti, dobbiamo farlo perché dobbiamo tutti quanti contribuire a salvare un patrimonio comune e importante, dobbiamo salvare quasi cento anni di storia e dobbiamo anche rispondere coi fatti a chi ci addita ancora una volta, l’ennesima in questi ultimi anni, come la città dei falliti e degli sfigati.

 

 

L’inizio è stato promettente ma il timore è che a muoversi siano stati i soliti fedelissimi che per la maglia farebbero qualunque cosa. Invece no; questa volta si deve mobilitare la città intera, anche coloro che allo stadio vanno una volta l’anno ed anche quelli che non ci vanno mai, perché non è in gioco solo la sopravvivenza di una gloriosa società sportiva ma l’onore ed il decoro di tutta una popolazione sbeffeggiata, derisa e offesa da comportamenti inqualificabili. Lo dobbiamo a mister Pavanel che ci ha spronato a cacciare i mercanti dal tempio, lo dobbiamo ai meravigliosi ragazzi in amaranto che hanno onorato sempre i nostri colori, ma lo dobbiamo soprattutto a noi stessi per non vergognarci ancora davanti all’Italia intera. Dunque forza Arezzo, la città stavolta, fai vedere che ci sei.

 

l'iban per i versamenti a favore dell'Us ArezzoNel frattempo continuano le dichiarazioni del signor Fabio Gatto che sta mettendo in pratica l’inverso della celebre allocuzione di Amleto a Polonio: ''straordinario come costui che è stato per tre mesi quanto mai silenzioso, misurato e grave sia adesso un fatuo chiaccherone''. Fioccano infatti (sarà una delle conseguenze di Burian pure questa?) i comunicati della Neos e del suo amministratore verdonianamente sempre tesi ad assicurare all’Arezzo un futuro ''più grande e importante che pria''. Considerando le dinamiche che hanno accompagnato l’andirivieni neosiano nella compagine sociale dell’Arezzo calcio, spontaneo viene fare alcune domande all’ineffabile.

 

 

1) Per quale ragione gli è scoppiata in core questa voglia matta di salvare la società amaranto proprio adesso? Non vale rispondere che ci tiene tanto a salvare questo club da fine indegna. Non vale perché...

2) Il 16 dicembre, a quindici giorni circa dall’acquisto delle quote ed in occasione del primo impegno concreto, Neos si è dileguata. Allora cos’è oggi, una passione tardiva?

3) Quando Neos ha acquistato l’Arezzo, il bilancio era stato chiuso con, oggi lo sappiamo, un milione e 800mila euro di perdita. Se n’era accorto? Quale logica imprenditoriale vi ha condotto a rilevare una società con questo debito senza avere la voglia (sui mezzi non so e poi magari ci sono davvero) di porvi immediato riparo? Era solo un modo per dilazionare i tempi in vista di un fallimento inevitabile ma auspicabilmente (per voi) abbastanza lontano?

 

Fabio Gatto in conferenza stampa4) Chi e perché ha condotto Matteoni alla presidenza di rappresentanza?

5) Perché Neos ha ceduto le sue quote a Matteoni per poi riacquistarle dopo l’ennesimo danno, in un balletto incomprensibile?

6) Quali rapporti di amicizia, affari, conoscenza, legano le famiglie Gatto, Matteoni e Ferretti?

7) Con quale logica sono stati chiesti soldi (300mila euro secondo quanto affermato da Roberto Cucciniello) al fondo americano contattato da OA e 450mila secondo quanto affermato da Lucchesi per cedere le quote? Non è che l’obiettivo finale è intortare qualcuno e recuperare (in proprio o conto terzi) quanto verrà escusso in caso di fallimento?

Se nel prossimo comunicato ci risponde in maniera franca e credibile, mettendo poi sul tavolo i bonifici a copertura almeno delle scadenze di dicembre e febbraio, potremmo anche essere indotti in tentazione e crederle. Diversamente sorry mister Gatto, abbiamo già dato. L’Arezzo è nostra e ce la salviamo da soli.

 

scritto da: Paolo Galletti, 01/03/2018





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