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Le leopoldine della Manziana

Siete mai stati in Manziana, ovvero quella fascia di terra compresa tra il Canale Maestro della Chiana e Policiano? Se non l’avete mai fatto vi siete persi finora uno degli paesaggi più caratteristici dell’aretino, dove la bellezza della natura e l’ingegno dell’uomo hanno plasmato nei secoli uno scenario di raro fascino.



Le leopoldine prendono il nome dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena Siete mai stati in Manziana, ovvero quella fascia di terra compresa tra il Canale Maestro della Chiana e Policiano? Se non l’avete mai fatto vi siete persi finora uno degli paesaggi più caratteristici dell’aretino, dove la bellezza della natura e l’ingegno dell’uomo hanno plasmato nei secoli uno scenario di raro fascino.

Superbe coloniche e splendide “leopoldine”, molte delle quali recuperate, si incastonano in campi simili a grandi giardini, incorniciati da un reticolo ponderato di strade bianche, piacevoli da percorrere a piedi, in bici e a cavallo.

Fin dalla metà del XV secolo, quando Firenze aveva ormai affermato definitivamente il suo dominio sul territorio aretino, importanti famiglie fiorentine si trasferirono in Valdichiana man mano che la vallata veniva prosciugata dagli acquitrini, che ormai da alcuni secoli l’avevano resa malsana e improduttiva.

Nella zona di Policiano giunsero i Capponi, che trasformarono il castello in villa-fattoria e nel 1640 tentarono perfino di instaurare invano un marchesato autonomo, progetto naufragato per l’opposizione del Comune di Arezzo.

Elemento caratterizzante delle leopoldine era la colombaia centraleNel tempo questa nobile casata introdusse in Manziana la coltivazione dei gelsi e l’allevamento dei bachi da seta. I contadini al loro soldo, che ogni giorno scendevano da Sant’Andrea, Policiano e Rigutino, rimanevano tutta la giornata nei campi. Per dormire e partecipare alle funzioni religiose erano però costretti a fare un lungo tragitto per raggiungere le colline, dove erano ubicate le loro abitazioni e le chiese parrocchiali. Fu così che si cominciarono a costruire le case rurali nei poderi e un oratorio, dedicato a Sant’Antonio Abate, terminato negli anni Trenta del XVIII secolo.

Queste dimore erano tuttavia realizzate con criteri approssimativi e risultavano insalubri. Il granduca Pietro Leopoldo, nella seconda metà del Settecento, promosse quindi una nuova edilizia rurale in tutta la Toscana e, soprattutto in Valdichiana, nacquero case per i contadini più confortevoli. Erano le cosiddette “leopoldine” con la tipica colombaia centrale, divenute un simbolo dell’era lorenese in territorio aretino. Anche in Manziana ne sorsero molte e di pregevole fattura, come si può tuttora ammirare nell’area limitrofa alla chiesina.

Sant'Anna in Manziana era utilizzata dai contadini Nel 1848 i possedimenti dei Capponi, compreso l’oratorio, passarono ai Chigi e nel primo Novecento alla contessa Maria da Frassineto, sposa del marchese Federigo Barbolani di Montauto. A quel periodo risale la ristrutturazione della chiesa, che cambiò la dedicazione e venne intitolata a Sant’Anna. L’interno fu arricchito con pitture murali, tra le quali si segnala, sopra l’altare, un gradevole San Francesco che riceve le stimmate, figura molto cara alla famiglia Barbolani.

Agli inizi del nuovo Millennio l’edificio fu ancora restaurato e nel periodo natalizio del 2007 gli attuali proprietari, i Taricchi, lo concessero per allestirvi un presepe artistico dell’affermata scultrice fiorentina Amalia Ciardi Dupré, pronipote del celebre artista dell’Ottocento Giovanni Dupré.

L’evento fu organizzato dal Comitato Tutela Valdichiana, sorto nel 2003 in risposta alla scellerata idea, poi tramontata, di costruire proprio in Manziana il nuovo aeroporto di Arezzo, in una zona ormai votata definitivamente al turismo ambientale, alle colture di qualità e al viver bene. 

 



scritto da: Marco Botti, 25/09/2009