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Le opere di Venturino Venturi ad Arezzo

L’arte contemporanea non è sempre facile da assimilare, quindi può capitare di passare da una piazza, una rotonda o un parco pubblico e non prendere in considerazione delle opere che in realtà appartengono a importanti artisti. È il caso delle sculture presenti in città di una grande figura del Novecento toscano, Venturino Venturi (1918-2002), artista nativo di Loro Ciuffenna.



San Francesco e la lupa, scultura oggi di fronte alla chiesa di SaioneL’arte contemporanea non è sempre facile da assimilare, quindi può capitare di passare da una piazza, una rotonda o un parco pubblico e non prendere in considerazione delle opere che in realtà appartengono a importanti artisti. È il caso delle sculture presenti in città di una grande figura del Novecento toscano, Venturino Venturi (1918-2002), artista nativo di Loro Ciuffenna.

Il padre Attilio, scarpellino, fu costretto a emigrare per le sue posizioni antifasciste e così Venturino visse in Francia dal 1922 al 1929 e in Lussemburgo dal 1929 al 1934. Nel piccolo stato dell’Europa centrale acquisì dal genitore i primi rudimenti della lavorazione della pietra e si diplomò come maestro di costruzione in un istituto tecnico. Intorno alla metà degli anni Trenta, affascinato dal Rinascimento della sua terra, decise di tornare in Italia per iscriversi prima all’Istituto d’arte di Firenze e in seguito all’Accademia delle belle arti.

Nel capoluogo toscano ebbe modo di apprendere l’arte di Donatello, Michelangelo e Masaccio e di entrare in contatto con i personaggi dell’arte e della cultura che frequentavano il caffè “Le giubbe rosse”, quali Rosai, Montale, Ungaretti, Pratolini, Parronchi e Luzi.

Aquegli anni appartiene La vendemmia, un bassorilievo in “gesso patinato uso bronzo” facente parte delle collezioni della Galleria di Arte Contemporanea di Arezzo, dove è palese l’influenza esercitata dai suoi studi rinascimentali.

Resurrezione, scultura in acciaio nei pressi dell'area EdenAl 1945, presso la Galleria La Porta di Firenze, risale la sua prima personale di grafica, disegni e scultura. Nel 1947 l’artista si trasferì a Milano, dove rimase fino al 1949 e conobbe Lucio Fontana, che lo spinse ad accelerare la ricerca nell’arte astratta, già avviata durante gli anni fiorentini. Tuttavia Venturino non abbandonerà mai la figura e saranno proprio le sperimentazioni tra figurativo e astrattismo a concepire il suo linguaggio personale.

Nel 1954 vinse il concorso nazionale per il monumento a Pinocchio per Collodi, un’impresa
colossale che lo tenne occupato fino al 1956 e gli causò anche una depressione. Nei decenni successivi realizzò molti lavori, esponendo nelle più importanti rassegne italiane e internazionali. Nel 1971 partecipò a un concorso indetto dalla Pro loco di Gubbio per l’esecuzione di una statua raffigurante San Francesco. L’opera in bronzo dal titolo San Francesco e la lupa fu realizzata nel 1972/73 e oggi è visibile di fronte alla chiesa di Saione, dopo che nel 2007 è stata lì trasferita dai giardini del Praticino, di fronte alla Biblioteca comunale. Ancor prima si trovava all’esterno della
scuola elementare Pio Borri in via Sansovino.

Nel 1982, visitando un amico che aveva tagliato degli ulivi, Venturino rimase affascinato dalla forma di un tronco che dava l’idea di un personaggio con le braccia e le gambe aperte. Da quel legno nacque L’uomo nell’ulivo, ammirabile in piazza della Libertà, attraverso il vetro di ingresso dell’Auditorium comunale.

Nell’aiuola spartitraffico di via Rosselli, a due passi dal parco Giotto e dal parcheggio Eden, si osserva infine la Resurrezione, una monumentale scultura in acciaio alta più di quattro metri con la base zigzagante, inaugurata il 25 febbraio 1995.

 

scritto da: Marco Botti, 23/07/2010