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Se ne va l'allenatore delle emozioni. E' durata poco, ma ne è valsa veramente la pena

Mai una dichiarazione fuori posto, mai un atteggiamento sopra le righe, mai un eccesso di egocentrismo: Pavanel è stato l'equilibratore di un ambiente costantemente sul filo della crisi, alle prese con difficoltà inenarrabili. Perché abbia rinunciato al contratto e al progetto di Arezzo, lo spiegherà lui venerdì, ma stima, riconoscenza e gratitudine non sono a tempo come i contratti. Tra poco volteremo tutti pagina, però adesso è impossibile non sottolineare la malinconia di un addio che morde dentro



Massimo Pavanel è stato l'allenatore delle emozioni. E' un peccato non proseguire insieme, perché nuovi stimoli sarebbero venuti a galla. Ci sarebbero state nuove sfide da affrontare. E le truppe, come recitava lo striscione di piazza Grande, erano già pronte per un'altra battaglia.

L'Arezzo ha dato moltissimo a Pavanel, compresa la possibilità di allenare per la prima volta in un campionato professionistico. Ma siamo di fronte a uno dei pochi casi in cui l'allenatore ha dato ancora di più, recitando cento tuoli, tutti con il cuore in mano.

Mai una dichiarazione fuori posto, mai un atteggiamento sopra le righe, mai un eccesso di egocentrismo, anche quando la piazza aveva cominciato a stravedere per lui, dedicandogli un coro che è diventato il ritornello di questi giorni: Pavanel è stato l'equilibratore di un ambiente costantemente sul filo della crisi, alle prese con difficoltà inenarrabili.

 

 

Stima, riconoscenza e gratitudine non sono a tempo come i contratti. Né passano in cavelleria ora che il futuro è delineato senza il mister resiliente. Quel che è stato è stato, quel che è successo è successo: soltanto chi l'ha vissuta sa cosa ha significato questa stagione. E chi l'ha vissuta sulla propria pelle non può disconoscere né oggi né domani il lavoro immane di Pavanel.

Perché abbia rinunciato al contratto e al progetto di Arezzo, lo spiegherà lui venerdì. Lo farà con la schiettezza che ha sempre dimostrato, senza celare la verità. Con sano realismo, dobbiamo dire che tra qualche giorno volteremo pagina tutti: noi, Pavanel e l'Arezzo, cominciando un'altra storia.

Ma è impossibile non sottolineare la malinconia di un addio che morde dentro. Perché Pavanel è quello che se ci fosse stato dall'inizio e senza penalizazioni, chissà... E' quello dei pugni chiusi dopo la prima e insperata vittoria di Vercelli. Dei pugni battuti sul tavolo della sala stampa per scuotere una città stranita dalle beghe societarie. Dei pugni al cielo per la salvezza meravigliosa di Carrara.

E' durata poco, meno di un anno, ma ne è valsa veramente la pena.

 

scritto da: Andrea Avato, 16/05/2018





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