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L'Anfiteatro romano

Qui sorgeva l’Anfiteatro romano, collocato in un punto facilmente raggiungibile anche dal territorio extraurbano, essendo prossimo a grandi vie di comunicazione, prima tra tutte la Cassia Vetus. All’interno della zona delimitata da via Crispi, via Guadagnoli, via Niccolò Aretino e via Margaritone si trova una delle aree archeologiche romane più importanti della città.



L'anfiteatro di Arezzo poteva contenere fino a 13.000 spettatoriAll’interno della zona delimitata da via Crispi, via Guadagnoli, via Niccolò Aretino e via Margaritone si trova una delle aree archeologiche romane più importanti della città.
Qui sorgeva l’Anfiteatro romano, collocato in un punto facilmente raggiungibile anche dal territorio extraurbano, essendo prossimo a grandi vie di comunicazione, prima tra tutte la Cassia Vetus (o Clodia).
Con tutta probabilità fu costruito in età adrianea, nei primi decenni del II secolo d.C., anche se qualcuno anticipa la sua datazione al I secolo d.C. Non lontano da esso, andando in direzione di via Guadagnoli, si ergevano anche un complesso termale e un ninfeo.
L’anfiteatro di Arezzo, uno dei principali dell’Etruria, aveva delle dimensioni notevoli e poteva contenere circa 13.000 persone a sedere. Era globalmente lungo 122 metri e largo 92 metri.
La superficie dell’arena (71,9 metri x 42,7 metri) risultava di poco inferiore a quella del Colosseo.
Al suo interno si svolgevano spettacoli gladiatori, spesso preceduti da rappresentazioni di caccia, numeri circensi con animali ammaestrati e lotte tra uomini e fiere.
Con l’affermazione del Cristianesimo queste manifestazioni vennero messe sotto accusa e nel 404 d.C. l’imperatore Onorio le vietò per sempre. Come tutti gli altri anfiteatri, anche quello aretino cadde in disuso e già in epoca barbarica iniziò da una parte lo smantellamento e dall’altra il suo progressivo interramento, causato dalle inondazioni del Castro.
Nell’Alto Medioevo fu utilizzato come sepolcreto e in seguito divenne un luogo frequentato dalle prostitute.
L’imperatore Carlo Magno cercò di porre fine a questa vocazione, cedendo l’area alla Chiesa aretina, che a sua volta la passò alla nobile famiglia degli Azzi.
Nei secoli a seguire proseguì l’utilizzo dell’anfiteatro come cava di pietra arenaria, marmo e travertino per la costruzione di edifici e infrastrutture cittadine.
Nei secoli la struttura è stata utilizzata come Nel 1333 la zona fu ceduta al senese Bernardo Tolomei, che proprio ad Arezzo aveva ricevuto, quattordici anni prima, l’autorizzazione del vescovo Guido Tarlati per fondare l’Ordine benedettino di Monte Oliveto Maggiore nei pressi di Asciano.
Gli olivetani usufruirono di una parte delle “sostruzioni” che reggevano la struttura sul lato meridionale per realizzare un convento. Questo atto permise la conservazione di parte dell’ellisse sino al secondo ordine di gallerie, come si può ammirare ancora oggi dall’interno del Museo Archeologico, ma per la costruzione del complesso religioso, che comprendeva anche l’attigua chiesa di San Bernardo, l’anfiteatro subì una nuova spoliazione. E fu una cava di pietra anche durante l’innalzamento delle mura medicee nel Cinquecento e fino a tutto il XVIII secolo.
Nell’arena, invece, i monaci coltivavano frutta e ortaggi. Per questo motivo prese il nome di “Orti di San Bernardo”.
Con la soppressione degli ordini religiosi del 1866, il convento e i resti dell’anfiteatro entrarono a far parte del demanio statale. Nel biennio 1914-15 la Brigata Aretina degli Amici dei Monumenti promosse delle indagini nell’area. Tra il 1925 e il 1926 partirono i lavori di scavo che riportarono alla luce i resti delle strutture anfiteatrali e liberarono gli ambulacri serbati sotto l’ex convento, che nel 1937 divenne Museo Archeologico.
L'ipotesi ricostruttiva dell'anfiteatro di ArezzoNel 1943 un pesantemente bombardamento produsse grossi danni in questa parte di città, ma dal 1950 in poi si tornò a recuperare la zona, fino a farla diventare luogo di passeggio e piccolo parco archeologico.
Con il tempo l’intero perimetro dell’antico edificio fu riportato alla luce e venne ritrovato anche il primitivo piano di calpestio dell’arena. Quest’ultimo giace ancora un metro sotto terra, a causa della formazione di una falda acquifera che non permette di scavare più a fondo.
Negli ultimi anni la splendida cornice dell’anfiteatro romano è stata felicemente riscoperta per eventi culturali di diversa natura, da svolgere soprattutto nel periodo estivo. Nel luglio 2007, per la prima volta dopo 1.600 anni, anche i gladiatori tornarono a esibirsi in questo luogo durante Panem et Circenses, suggestivo spettacolo inscenato nell’ambito delle “Notti dell’Archeologia”.

scritto da: Marco Botti, 24/04/2009