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SERIE C GIRONE A - Play-off e Play-out

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MONDO AMARANTO
Tommaso, Riccardo e Claudio
NEWS

L'area archeologica del Monte dei Paschi

Gli anni Sessanta furono per Arezzo un periodo di grandi trasformazioni urbanistiche. Una delle più discutibili fu lo stravolgimento di piazza San Jacopo, dove molti edifici, alcuni dei quali di grande valore storico e affettivo, lasciarono il posto ai palazzi sgraziati che ancora campeggiano nella zona.



Nel 1966, sotto la banca, fu ritrovato un grande vascone per la decantazione dell'argilla del III/II sec. a.C.Gli anni Sessanta furono per Arezzo un periodo di grandi trasformazioni urbanistiche. Una delle più discutibili fu lo stravolgimento di piazza San Jacopo, dove molti edifici, alcuni dei quali di grande valore storico e affettivo, lasciarono il posto ai palazzi sgraziati che ancora campeggiano nella zona.
Già dal Dopoguerra, durante la ricostruzione post-bellica, si era inteso che il settore oggi comprendente la piazza, via Roma, la parte bassa di Corso Italia, via dell’Anfiteatro e via della Società Operaia era un’enorme area archeologica, capace di restituire notevoli rinvenimenti di epoca tardo-arcaica, ellenistica e imperiale.
Tra i principali ritrovamenti del secondo Novecento si segnalano fregi e decorazioni fittili, scarichi di vasellame che vanno dal III secolo a.C. al I secolo d.C., teste di terracotta attinenti a un deposito votivo del II/I secolo a.C. e una sima frontonale con scene di combattimento, formata da tre lastre contigue, facente parte di un tempio etrusco del V secolo a.C.
Nel 1966, durante l’edificazione della nuova sede del Monte dei Paschi di Siena, all’angolo est della piazza, ci fu una delle scoperte più sensazionali. Difatti, venne alla luce un bacino del III/II secolo a.C., utilizzato per raccogliere e depurare l’argilla per la fabbricazione della ceramica.
Quella in questione è una grande vasca lunga 35 metri e larga 14,50 metri. Il suo fondo è costituito da un basolato databile al I secolo a.C./I secolo d.C., situato a 4,60 metri più in basso dell’attuale piano di calpestio. Al di sotto del pavimento ne è stato individuato uno precedente del III/II secolo a.C e a tale periodo fanno riferimento anche le pareti del vascone, formate da blocchi squadrati di pietra arenaria assemblati a secco.
Particolare del basolato del I sec. a.C.Nel caveau della banca è parzialmente visibile uno di questi muri, dove si possono ancora distinguere i segni del ristagno dell’argilla. La sua monumentalità ha fatto ipotizzare una diversa funzione originaria.
Dal mese di aprile 2009 il Monte dei Paschi di Siena, grazie alla collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, ha finalmente aperto alle visite questo sito archeologico conservato nel suo sottosuolo, egregiamente riqualificato e corredato da sei vetrine, allestite con una trentina di reperti provenienti dalla zona.
Due teche presentano antefisse, lastre architettoniche e un frammento di figura maschile, tutti elementi di terracotta collocabili nella seconda metà del II secolo a.C. Una vetrina mostra alcuni esempi di arretina vasa, la celebre terra sigillata dal caratteristico colore corallino, che rese celebre Arezzo tra il I secolo a.C e il I secolo d.C in tutto il mondo allora conosciuto.
Le altre tre bacheche conservano, in sequenza, oggetti in ceramica a vernice nera del III/II secolo a.C., materiali fittili recuperati da una stipe votiva (metà II secolo a.C./I secolo a.C.) e utensili di vita quotidiana in ceramica comune e impasto, riferibili all’età ellenistica e romana.
L’area archeologica rimane a disposizione dei clienti della banca e dei turisti negli orari di ricezione al pubblico.

scritto da: Marco Botti, 08/05/2009