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La Cappella Spadari della Santissima Annunziata

Le tante opere d’arte, che nei secoli l’hanno impreziosita, negli ultimi anni sono state quasi tutte restaurate. L’ultimo recupero, in ordine di tempo, è stato forse il più difficile e quello che ha dato i risultati più sorprendenti. Lo scorso 17 maggio è stata difatti inaugurata la Cappella Spadari (o Altare Spadari), situata a destra dell’altare maggiore. La chiesa della Santissima Annunziata, in via Garibaldi, è uno degli edifici religiosi più importanti di Arezzo. Fu eretta in seguito al miracolo della Madonna delle Lacrime nel 1490.



La cappella è un mirabile lavoro di Agnolo di Polo, allievo del VerrocchioLa chiesa della Santissima Annunziata, in via Garibaldi, è uno degli edifici religiosi più importanti di Arezzo. Fu eretta in seguito al miracolo della Madonna delle Lacrime nel 1490.
Le tante opere d’arte, che nei secoli l’hanno impreziosita, negli ultimi anni sono state quasi tutte restaurate. L’ultimo recupero, in ordine di tempo, è stato forse il più difficile e quello che ha dato i risultati più sorprendenti. Lo scorso 17 maggio è stata difatti inaugurata la Cappella Spadari (o Altare Spadari), situata a destra dell’altare maggiore.
Questa cappella con struttura a nicchia, scandita da quattro lesene e arricchita da bassorilievi, contiene tre grandi statue in terracotta raffiguranti la Madonna con il Bambino tra San Francesco e San Rocco. Il complesso fu realizzato dal fiorentino Agnolo di Polo, artista nato intorno al 1470, la cui attività di plastificatore si svolse principalmente a Firenze, Pistoia, Prato e Arezzo. Il Vasari ci dice che fu allievo del Verrocchio ed è documentata la sua attività di collaboratore nella bottega di Giovanni della Robbia. La Cappella Spadari rappresentò la sua ultima fatica, eseguita tra il 1526 e il 1527, visto che all’inizio dell’anno successivo Agnolo morì proprio ad Arezzo, forse a causa di una pestilenza.
Il restauro, promosso dall’OPA e finanziato dalla parrocchia della Santissima Annunziata, dalla Provincia e da alcuni sponsor privati, partì nel settembre 2007 con l’intento di ripulire le statue e i bassorilievi, appesantiti nei secoli da vari strati di policromia.
La Cappella Spadari risale al 1526/27Nel corso dei primi saggi, Francesca Gattuso, la giovane restauratrice che ha eseguito il mirabile intervento, notò che in alcuni punti, dove c’erano cadute di colore, emergeva una pellicola quasi trasparente a diretto contatto con la terracotta. Dopo aver ricevuto l’autorizzazione dalla Soprintendenza a prelevare dei campioni, li inviò in un laboratorio di Chimica applicata al restauro di Genova. Le analisi confermarono che lo strato sottile era la finitura originale a base di cera d’api vergine, albumina e silicati. Le ridipinture del XVII e XVIII secolo, invece, erano tutte a base oleosa.
La Soprintendenza si trovò così a scegliere se lasciare le statue policrome o riportarle al loro stato iniziale. Dopo cinque mesi di riflessioni si optò per la seconda soluzione e nell’estate 2008 è cominciato il vero intervento, che ha interessato anche l’impianto architettonico. In questo caso basamenti, capitelli e le tre conchiglie poste dietro alle sculture sono risultati essere tutti frutto di un rifacimento del secondo Settecento e quindi, dopo la ristrutturazione, hanno subito una tinteggiatura rosacea per evidenziare la loro diversità dalle parti cinquecentesche.
Il restauro portato avanti tra il 2007 e il 2009 ha restituito la corretta lettura dell'operaLa veste di San Francesco è stata parzialmente ricostruita e la base sotto la Madonna riedificata come doveva essere nel XVIII secolo. Infine, gli stemmi laterali rubati nel 1990, sono stati riprodotti con una malta a base di cocciopesto da una classe dell’Istituto d’Arte di Arezzo.
L’esemplare restauro ha restituito alla città un capolavoro del Rinascimento da ristudiare, perché i rimaneggiamenti sei-settecenteschi avevano completamente falsato la sua lettura, rendendo grossolani e piatti i lineamenti dei volti e altri dettagli che adesso sono riaffiorati in tutta la loro bellezza.

scritto da: Marco Botti, 22/05/2009