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Nostalgia amaranto. Vent'anni fa l'esodo di Pistoia: bolgia, vittoria e promozione in C1

Migliaia di tifosi in trasferta per la finale playoff contro lo Spezia. Una squadra protagonista di una rimonta incredibile e stretta intorno a Minghelli. Due icone come Cosmi e Pilleddu. Una società imperniata sul carisma di Graziani. Il 14 giugno 1998 non è una data qualsiasi ma il simbolo del risorgimento calcistico dell'Arezzo. Ognuno di quelli che erano lì ha ricordi da condividere, aneddoti da raccontare e un'emozione che non svanisce



gradinata in festa dopo il gol dell'1-0 di BalducciQuanti erano i tifosi amaranto quella domenica? Cinquemila? Seimila? Di più? Non si è mai capito veramente e alla fine non importa nemmeno. Si sa solo che partirono una quindicina di pullman, tre treni speciali pieni zeppi e una quantità di auto che a metterle in fila si copriva tutta l'autostrada da Arezzo a Pistoia

Fu un gran giorno quel giorno. Un giorno che fece storia e che venne vissuto con la consapevolezza che la storia passava di lì. Altri tempi e altro calcio, con due personaggi come Serse Cosmi e Bobo Pilleddu che erano icone da venerare, un allenatore e un centravanti con i quali identificarsi. Non capita spesso oggi, non capitava spesso nemmeno allora.

 

 

La finale di Pistoia, vent'anni dopo, non è più soltanto una partita ma un simbolo. E' un groviglio di ricordi, un intreccio di sensazioni, un moto dell'anima. Capita sempre quando si raggiunge un traguardo importante, quando si conquista una vittoria, ma la promozione in C1 del 1998 è qualcosa di più. E' la riscossa dopo stagioni amare, il risorgimento calcistico a cinque anni dalla radiazione e dal fallimento.

Oltre al contorno, c'è la sostanza. Una squadra che parte bene, poi si sfilaccia e poi rialza la testa, mettendo su una rimonta eccezionale culminata con i playoff giocati a tutto gas. Il ritiro all'isola d'Elba prima delle semifinali con il Teramo resterà nell'immaginario collettivo: gli avversari a sgobbare in montagna, gli amaranto al mare a mixare allenamento e leggerezza. Nella puntata di Amaranto Story, i racconti dei protagonisti fanno riflettere e comprendere quale fosse la forza di quel gruppo, stretto intorno a Minghelli che aveva già i sentori della terribile malattia.

 

 

C'è molto di Cosmi in quell'annata, c'è molto di Francesco Graziani, il presidente passato dalla contestazione, da ''Ciccio vattene'' agli applausi, come da tradizione nel calcio. C'è molto di quella società organizzata alla buona, con pochi soldi e tanta passione, che seppe lavorare nel modo giusto.

Il resto è sentimento. Ognuno di noi, se ripensa al 14 giugno, ha un fremito diverso, un'immagine che torna alla mente, un aneddoto da raccontare. Anche perché sono passati vent'anni, sono passati in fretta, e la nostalgia si fa sentire forte.

 

 

Il tabellino di quel giorno. 

AREZZO (3-5-1-1): Tardioli; Spinelli (pts 8' Mundula), Di Loreto, Barni; Cipolli, Baiocchi (pts 6' Campanile), Signorini, Grilli (st 28' Palmieri), Mearini; Balducci; Pilleddu.

Allenatore: Serse Cosmi.

SPEZIA (4-4-2): Adami; Rossi (st 1' Barontini), Cioffi, Sottili, Gutili; Chiappara, Moro, Lazzoni, Bracaloni (sts 1' Perugini); Zaniolo (st 42' Sanguinetti), Andreini. 

Allenatore: Luciano Filippi.

ARBITRO: Pirrone di Messina.

RETI: pt 29' Balducci; st 5' rig. Chiappara; sts 15' rig. Campanile.

 

scritto da: Andrea Avato, 14/06/2018





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