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Il "piccolo mare" di Arezzo (L'area archeologica di Palazzo Lambardi)

Che il sottosuolo aretino sia una miniera d’oro, archeologicamente parlando, non è una novità. Non lo è nemmeno che gran parte di questo incredibile patrimonio sia ancora da scoprire o, in alcuni casi, volutamente celato. L’ultimo grande rinvenimento, il più importante dell’ultimo decennio, risale al 2007, allorché la famiglia Angiolini (quelli di Sugar, tanto per intenderci), proprietaria di una parte del settecentesco Palazzo Lambardi in Corso Italia, decise di ristrutturare gli scantinati da adibire a magazzino per i noti negozi di abbigliamento.  



Il pavimento musivo fu scoperto nel 2007Che il sottosuolo aretino sia una miniera d’oro, archeologicamente parlando, non è una novità. Non lo è nemmeno che gran parte di questo incredibile patrimonio sia ancora da scoprire o, in alcuni casi, volutamente celato.
L’ultimo grande rinvenimento, il più importante dell’ultimo decennio, risale al 2007, allorché la famiglia Angiolini (quelli di Sugar, tanto per intenderci), proprietaria di una parte del settecentesco Palazzo Lambardi in Corso Italia, decise di ristrutturare gli scantinati da adibire a magazzino per i noti negozi di abbigliamento.
Durante i lavori riemersero in tutto il loro splendore due ambienti rivestiti con dei mosaici.
I pavimenti musivi, in ottimo stato conservativo, appartenevano a un’area termale (frigidarium) di una lussuosa domus romana del I secolo d.C., periodo di grande espansione e ricchezza di Arezzo e momento di massima prosperità della celebre ceramica sigillata aretina.
A dire la verità, l’archeologo Gian Francesco Gamurrini citava già i mosaici nel 1875 e ancora nel 1892. Nel 1937 Alessandro Del Vita li documentò durante un passaggio di proprietà del palazzo. Lo studioso suggerì il loro distacco e trasferimento al Museo Archeologico, ma la mancanza di accordo sul prezzo con i possessori fece saltare l’affare.
L'abbinamento delfini/anatre è inusuale e rende il mosaico ancora più preziosoIl tappeto musivo rimase così nella sua collocazione originaria e, dopo essere stato ricoperto con uno strato di terra battuta e assi di legno, restò celato e dimenticato per un settantina d’anni, fino al nuovo rinvenimento.
La ristrutturazione, diretta dall’architetto Cesare Cantucci sotto l’egida della Soprintendenza Archeologica della Toscana, è stata mirabile. I mosaici sono stati protetti con un pavimento in cristallo che permette di camminarci sopra e ammirarli in tutta la loro magnificenza. Anche la scelta dell’illuminazione e la tinta dei muri sono azzeccate e rendono i locali fascinosi. Una teca, inserita in una parete, conserva infine alcuni lacerti degli affreschi che abbellivano la domus.
L’ambiente maggiore, circa 200 metri quadrati di superficie, oggi è suddiviso in quattro vani cantinati e una corte scoperta. La pavimentazione è realizzata con tessere lapidee nere e due fasce perimetrali bianche. In quella che doveva essere la parte centrale si trova un riquadro delineato in bianco su fondo nero, dove nuotano alternati in circolo quattro uccelli acquatici (anatre) e quattro mammiferi marini (delfini), un abbinamento di animali inusuale per il mondo romano e tutto da approfondire. Questa raffigurazione ha permesso di ribattezzare il sito “piccolo mare”.
I soggetti sono realizzati con tessere bianche e rilievi anatomici in tessere nere. I becchi e le zampe dei volatili, invece, sono rosa arancio. Al centro del “piccolo mare” è visibile una cavità, dove probabilmente era collocata una fontana decorativa.
I mosaici facevano parte dell'area termale di una lussuosa domus romana del I secolo d.C.A ovest di questo ambiente se ne trova un altro di dimensioni minori dove i mosaici, conservati in minima parte, cambiano forma e assumono stupendi motivi geometrici. Prima di accedere a questo vano è riconoscibile un dolium incassato nel pavimento, ovvero un grosso recipiente in terracotta utile alla conservazione di olio, vino e cereali.
I mosaici di palazzo Lambardi sono stati presentati al pubblico il 26 settembre 2009, nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio. La sinergia tra pubblico e privato e la sensibilità della famiglia Angiolini, che ha deciso di investire sulla riscoperta per la crescita dell’offerta culturale aretina, permetterà di inserire stabilmente questo luogo nel percorso archeologico cittadino.
Nei piani degli imprenditori c’è anche l’idea di trasformare l’intero edificio in “Palazzo della Moda”, un concept store dove far coesistere abbigliamento, arte e storia, ispirandosi ai più famosi atelier milanesi e d’oltre Manica.

scritto da: Marco Botti, 02/10/2009