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Quando le smentite non sono sufficienti. Arezzo chiede chiarezza, trasparenza, verità

Sarà difficile conoscere a fondo i dettagli della trattativa per la cessione della società, dal momento che potrebbero rivelarlo solo i protagonisti che invece si esibiscono nel più classico copione: “manovre di destabilizzazione”, “roba vecchia” eccetera. Urge sincerità anche da uno dei grandi protagonisti della battaglia totale, che ha avuto sempre l'appoggio incondizionato della tifoseria. Fiducia in La Cava, ma il passato ci insegna che dobbiamo stare con gli occhi bene aperti



La Cava Tranquillizza, Iacomoni smentisce; eppure… Eppure in 48 ore è scoppiato il finimondo con la città sportiva messa sottosopra da una ventilata, possibile ipotesi di cessione della società da parte di uno dei protagonisti della “battaglia totale”, un evento che a venti giorni dall’inizio del campionato e con la squadra da rifinire (sfoltimento, punta da cercare) avrebbe significato mettere tutto in discussione, dall’allenatore fino al direttore generale con le ripercussioni che è facile immaginare sulla squadra e sull’ambiente. E allora che è successo? Saperlo con certezza sarà difficile, dal momento che potrebbero rivelarcelo solo i protagonisti che invece si esibiscono nel più classico copione del caso: “manovre di destabilizzazione”, “roba vecchia”.

Prendiamo atto ovviamente, ma non ci basta per niente. Va da sé che un ingresso di soci che portino capitali freschi e corroborino e rafforzino il già cospicuo impegno dell’attuale presidente sarebbe cosa buona e gradita, una eventualità che peraltro lo stesso La Cava ha sempre dichiarato apertamente di gradire cercando appoggi concreti che andassero oltre le pacche sulla spalla ed i complimenti per l’impresa di maggio. Tutt’altro discorso invece per il caso che si prospetti un ribaltone totale. Nella logica delle imprese (e ormai quelle calcistiche lo sono a tutto tondo) ci sta tutto, ma in quelle calcistiche ci sono aspetti non materiali che finiscono per essere determinati quando si va a tirare le somme della attività caratteristica che è quella che trova la sua evidenza contabile nei riscontri di una classifica.

 

il presidente La Cava con il vice AnselmiLo sappiamo benissimo anche per recentissima e sofferta esperienza cosa significhi una società instabile, con ruoli non definiti, che si regge più sull’equilibrismo che sull’equilibrio. Per questo lasciava molto perplessi l’idea che ci fosse una cordata locale così appassionata dell’amaranto che prima di trattare l’acquisto del sodalizio di viale Gramsci era andata cercando fortuna sia a Rimini che a Reggio Emilia. Altrettanto perplessi davanti all’ipotesi dell’acquisto del settore giovanile, una cosa che – si era sempre detto- dovrebbe essere alla base della rinascita e del rilancio. Un po’ come vendere ad altri le fondamenta della propria casa. Insomma, urge chiarezza.

In questo senso il rinvio dell’inizio del campionato, di per sé una sciagura perché comporterà tre turni infrasettimanali in più che verranno sicuramente calendarizzati con la consueta lungimiranza e rispetto per chi va allo stadio, diventa una benedizione. C’è il tempo di allontanare le nubi dall’orizzonte e di ricostruire il feeling che c’era tra la gente e il presidente: in parecchi ci sono rimasti di sale e si sono sentiti in qualche modo traditi davanti alle rivelazioni di una voglia di fuga che forse non c’è mai stata ma che richiede spiegazioni. La Cava ha ragione quando dice che si aspettava di più dall’imprenditoria locale, ma forse qualcuno non gli aveva illustrato del tutto le caratteristiche della categoria, con le dovute e meritorie eccezioni, pronta più a sfilare nel giorno della festa che a rimboccarsi le maniche e frugarsi in tasca (per il calcio) nei giorni di lavoro.

 

i due direttori amaranto Testini e PieroniIdem per gli abbonamenti: quota mille è la media (quando è alta). Lo stadio pieno ci sarà se arriveranno i risultati. Purtroppo siamo fatti così (non tutti, per fortuna) e chi conosce Arezzo lo sa; però con un programma serio, professionisti accorti nei posti giusti, si può fare bene ed averne anche il giusto e sacrosanto tornaconto in termini di soldoni. Tocca quindi a Giorgio La Cava adesso. Ci deve spiegare con chiarezza ed onestà come sono andate le cose. A parte qualche caso di anonimo estensore sicuramente interessato, anche nel blog di AM fino a ventiquattr'ore fa c’era solo approvazione per l’operato della società: anche quando la squadra pareva fragilina (ed è stata ben puntellata) tutti eravamo pronti a sostenerla perché fidenti nel progetto triennale enunciato da Pieroni e dallo stesso massimo dirigente.

Le cose ci piace sentircele dire chiare e vere, troppo ci hanno preso in giro e non possiamo, non potremmo più sopportarlo. Toccherà piuttosto tenere gli occhi ben aperti rispetto ad un’altra questione. Va individuato e isolato chi cerca di sollevare polvere per accecarci gli occhi e ottenerne un tornaconto personale (attenzione, non chi critica a mente e cuore sereni, perché questo è e resta sacrosanto). Ad Arezzo si lavora, si tifa, si lotta per l’Arezzo. Dal sindaco all’ultimo dei tifosi, chi cerca di seminare zizzania per ritagliarsi strapuntini di potere (ecco a chi mi riferivo) si può accomodare altrove. Il sabato e la domenica ci sono alternative in abbondanza alle gradinate del “Città di Arezzo”.

 

scritto da: Paolo Galletti, 26/08/2018





Pieroni: ''Cessione società? Spero sia tramontata''

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